Blog

Alessia Di Giovanni

1 Novembre Nov 2016 01 novembre 2016

"Non si può a casa essere uomini e fuori casa essere femmine"

Dopo il 2-2 fuori casa con l’Udinese, il tecnico del Torino Sinisa Mihajlovic rimbrotta i suoi giocatori così: [embed]https://vimeo.com/189829514[/embed] "Non si può a casa essere uomini e fuori casa essere femmine. O ci sei o non ci sei" li sgrida. I giocatori ne sono dispiaciuti. E loro che speravano per la prossima trasferta del Torino a Crotone di indossare dei gonnellini e calze a rete anziché i soliti calzoncini già visti e stravisti! Avevano già prenotato maschera e depilazione dall’estetista e, al posto del gagliardetto di inizio match, un Monciccì granata. Poi tutti a cantare sul pullman “Try Everythin” di Shakira con tanto di trenino con gli occhi puntati all’Europa. E se in campo non si dà il massimo, va be’, dai… dopotutto “chi bella vuole apparire, un po' deve soffrire”. Essere o uomini o femmine non è una scelta facile. Neppure per un giocatore di calcio.  Viviamo in epoche di massiccia contaminazione tra opposti - vedi il Pd destrorso di Renzi. Se poi devi definire cosa sono i primi e cosa le seconde, meglio organizzarsi. Così, dopo le dichiarazioni dell’allenatore, la squadra ha optato per un pigiama party e discutere seriamente dell’argomento. Sarà ammesso solo chi si presenta in pigiama e ciabatte a forma di toro peloso. Devi stare comodo per affrontare certe sfide. Stabilire se essere uomo o femmina (per l'opzione 'gay' se ne parla a metà stagione) comporta  decisioni definitive e le decisioni definitive mal si adattano a questa società liquida dai confini confusi. Cioè… essere uomini alla lunga stressa, ti cadono i capelli e la gente non fa che chiederti di aprire barattoli e di giocare di fantasia… Poi, con Hillary/Killary come probabile presidentessa degli Stati Uniti, il mondo sarà definitivamente delle donne. Non conviene stare sulla sponda opposta. Meglio fermarsi a metà, non scegliere, godere del peggio dei due sessi e chi vivrà vedrà. “Accontentati del pareggio, Sinisa” hanno detto Benassi e Ljajic. “E unisci anche tu al trenino!” Mihajlovic, però, resta immobile in panchina (se non lo espellono). “Quando giocavo io…” sospira con l'occhietto triste. Eh, ai suoi tempi sì che i confini erano netti e i treni arrivavano in orario. “Io non la vedo questa differenza qua.” No, Sinisa. Non la vedi. Non ti sforzare.   p.s. Qui sotto la conferenza in long version (con tanto di dito nel naso). Per palati esigenti. [embed]https://youtu.be/PQTvvmeP40c?t=409[/embed]