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Viviana Persiani

14 Marzo Mar 2019 8 giorni fa

Anche il collagene diventa biotech

Si parla di medicina estetica, a volte di medicina rigenerativa. Definiscila come vuoi, ma sta di fatto che, in un’epoca come la nostra, nella quale l’immagine rappresenta la chiave del successo, gli interventi per migliorare l’aspetto, a dispetto degli anni che passano e che scalfiscono la nostra figura, non si risparmiano. Anche se, in certi casi, gli interventi sono necessari per correggere difetti congeniti. Le tecniche sono in continua evoluzione, gli strumenti utilizzati dai medici sempre più sofisticati, i materiali più naturali e organici, proprio per evitare reazioni e rigetti. Sicurezza, anzitutto.  Se pensiamo che a Napoli è stato aperto il primo ambulatorio pubblico per danni da filler è evidente che siano molte le persone che sorvolano su questo requisito fondamentale. Ma quali sono i danni possibili causati dal filler? Come spiega il prof Raffaele Rauso, past President della FIME (Società di medicina estetica accreditata al Ministero della Salute) “Le complicanze meno gravi si manifestano con gonfiori tardivi, bruciori, dolore e prurito, mentre i danni peggiori riguardano i pazienti a cui sono stati iniettati filler permanenti, ossia non riassorbibili, molto utilizzati una decina di anni fa, che possono portare a noduli, granulomi e necrosi. In questi casi l’unica soluzione passa per la sala operatoria, una strada non facile che richiede un post-operatorio abbastanza impegnativo. Il silicone liquido, oggi vietato per legge, nonché altre sostanze come metacrilato, gel di poliacrilammide, o addirittura sostanze di varia natura non a carattere medico (per esempio olii per il corpo), causano problemi anche a distanza di molti anni dall’infiltrazione: rimuoverli chirurgicamente è possibile, ma pochissimi medici eseguono questo tipo di intervento per via delle complessità che comporta” aggiunge Rauso. Un pessimo scenario, direi. Fortunatamente la medica estetica va verso un’evoluzione o meglio, verso una rivoluzione. L’idea di avere sostanze estranee all’interno del nostro corpo sta creando qualche perplessità, se così la vogliamo chiamare e l’esigenza di cercare alternative naturali e anche etiche è sempre più forte e sentita. Nel mondo dell’estetica si vocifera dell’arrivo del collagene biotecnologico, prodotto da una startup, la 303Pharma. Per sopperire alla carenza di collagene causata dall’invecchiamento cutaneo e dalla conseguente riduzione della produzione da parte del nostro corpo, il collagene finora utilizzato è ricavato dai tessuti tendinei dei bovino, degli equini e anche dei suini, con riserve da parte di molti medici estetici a causa della fibrogenia della sostanza. Ma cos’è questo collagene Biotech, prodotto dalla farmaceutica 303Pharma? E soprattutto, da cosa si differenzia dagli altri già presenti da anni sul mercato? A quanto pare non è di derivazione animale e viene ricava dal filamento dei bachi da seta allevati in Giappone. Si tratta di un collagene monoelica e molto compatibile con i tessuti umani. Sembra che questo collagene biotech abbia calamitato l’attenzione dei visitatori, addetti ai lavori e non, del Sies di Bologna, ma anche del mondo arabo che ha potuto conoscere la nuova sostanza a Dubai, ad Arab Health 2019. Il futuro è dietro l'angolo