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Gianpaoloiacobini

29 Maggio Mag 2019 29 maggio 2019

La caduta degli dei

A volte ritornano. Maximilien de Robespierre, ad esempio, è vivo e lotta insieme a noi. Il rivoluzionario che si battè per il suffragio universale, l’istruzione gratuita e obbligatoria, la lotta ai privilegi, ritorna spesso e volentieri nelle parole e nelle tesi di un suo collega di rivoluzione dei tempi moderni, Beppe Grillo. Dopo aver preso (democraticamente) il potere guidando la rivolta contro la Casta, Grillo e i suoi, come i politicanti fieramente avversati, si scagliano contro il popolo un tempo sovrano. Quello gli riserva a malapena il 17% alle elezioni europee? Lui – Beppe – sfriziona e sfarfalla: “E’ semplicemente il colpo di coda di quella parte marcia del Paese che crede di nascere assolta per diritto ereditario”. Ora, a parte che anche al più incallito e puro tra i duri riesce difficile pensare che l’83% di una nazione possa essere fatta di corrotti, quel che resta è la sensazione di una perdita di contatto tra gli italiani ed il Movimento che, fino a pochi mesi fa, ne aveva oggettivamente incarnato al meglio tensioni e soprattutto pulsioni. Era stato, il 4 Marzo del 2018, il successo della guerra al così s’è sempre fatto, ai corpi intermedi garanti del politically correct e dello status quo, fino alla messa in discussione delle istituzioni culminata nella richiesta di impeachment del Capo dello Stato. Uno vale uno, si urlava nelle piazze, ed al popolo in tumulto elettorale non pareva vero di poter finalmente spiegare l’economia ai banchieri europei, di insegnare gli effetti collaterali dei vaccini agli scienziati, di affermare in santa pace l’esistenza delle scie chimiche e del complotto di chi considera rotonda una terra da sempre piatta. Ma era stata anche, al netto degli eccessi, la liberazione di una sana voglia di democrazia e partecipazione che sembrava potesse spezzare vecchie catene buttando giù dalla loro torre d’avorio i privilegiati, i custodi del sacro pensiero, quelli che distribuendo patenti al prossimo selezionavano da decenni la specie manovrando in esclusiva le leve del progresso sociale. Non a caso, a prendere sberle – e non solo nelle urne – fu per lo più la Sinistra, da sempre in Italia schierata a difesa del campo della propria diversità, tradotta in superiorità prima politica da Togliatti, poi anche morale da Berlinguer. Quindici mesi dopo, ironia della sorte, sulla torre eburnea sale l’uomo che voleva abbatterla, ed al pari dei suoi predecessori dall’alto dei cieli riprende a timbrare pagelle e dare giudizi. Separando i buoni (i 17 ogni cento unti dal Signore) dai cattivi (tutto il resto). Uno non vale più uno: i pochi valgono i più. Come urlava dal patibolo Robespierre, ormai convinto che gli antirivoluzionari fossero dappertutto, nonostante le sue purghe ed epurazioni. A volte ritornano. Ed è vero. Perché la Storia (che diavolo, quel Carlo Marx) si ripete due volte. La prima come tragedia e la seconda – buon per Beppe Grillo - come farsa.