Blog

Michel Dessi

1 Agosto Ago 2018 01 agosto 2018

Italia razzista? "Vergognatevi".

Attacco razzista e xenofobo nei confronti di Daisy, l'atleta italiana di colore? Macché, sono solo balle spaziali. Costruite ad arte per sferrare l'ennesimo attacco politico contro Matteo Salvini. Perseguitato e accusato. Come se fosse stato lui, in persona, con le sue stesse mani, a lanciare con forza l'uovo contro la giovane atleta di origine africana. È stata proprio lei, Daisy, a parlare di razzismo. Senza pensarci due volte. Senza esitare. "Mi hanno colpita perché sono una ragazza di colore. Perché sono africana. Mi hanno scambiato per una prostituta..." Ha dichiarato alle decine di giornalisti accorsi per intervistare "l'ennesima vittima di razzismo. L'undicesima in soli quarantacinque giorni." È così, subito, è partito l'allarme. E, di conseguenza, la campagna d'odio. L'ennesima. Pilotata. Tutti gli occhi, gli obiettivi e i microfoni erano puntati su Daisy. Sulla "povera ragazza nera" colpita violentemente ad un occhio. (Chiaramente ci dispiace, e condanniamo con fermezza il vile gesto. Auguriamo alla giovane Daisy una pronta e rapida guarigione. ndr) Usata, a sua insaputa, da alcuni, è apparsa in video in contemporanea su quasi tutte le reti. Perché non approfittare della (brutta) situazione per diventare un simbolo? Un emblema contro il razzismo? Lanciare un messaggio chiaro? Non c'è nulla di male. Peccato, però, che Daisy, oggi, scappi da questa responsabilità che le è stata affidata. Suo malgrado. La giovane, infatti, si rifiuta di parlare con i cronisti. Si, perché dopo che la procura ha scartato l'ipotesi di aggressione a sfondo razziale non c'è più nulla di cui parlare. Cosa dire dopo che, altre donne, (bianche, piemontesi doc) hanno dichiarato di essere state aggredite dalla stessa "banda delle uova" e confermano a voce alta: "No, non è odio razziale!"? Si tratta di vandali. Vigliacchi. Dementi. Stupidi. Abbiamo provato più volte a contattare Daisy. Chiamate ed sms non sono serviti a nulla. Niente da fare, Daisy preferisce non proferire parola. Meglio tacere. Avrà pensato. Noi, che non siamo maliziosi, pensiamo che non abbia sentito il telefono, letto i messaggi. Chissà, forse ci richiamerà. Parlerà. Ci auguriamo. Perché è importante, alla luce dei fatti, sentire la sua voce. Nel frattempo, i soliti giornali "cattolici", lanciano un monito agli italiani: "VERGOGNIAMOCI", scrive "Avvenire". Di cosa? Ci chiediamo. Di non esserci fidati dei carabinieri di Moncalieri che hanno escluso sin da subito l'ipotesi di razzismo? Dovrebbe "vergognarsi" chi continua ad alimentare odio e rancore. Chi sta contribuendo ad avvelenare il nostro Paese. Chi sta cercando di far passare la nostra accogliente Italia in un paese razzista. NO, non siamo razzisti. E non lo saremo mai!