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Andrea Scarabelli

5 Luglio Lug 2017 05 luglio 2017

Metafisica del viaggio

Un viaggio inatteso, un tesoro sepolto da secoli che attende qualcuno che lo riporti alla luce, trame e intrighi tra Cuba, America e le vastità oceaniche. Sopra ogni cosa, a fare da cornice ideale, l’avventura: l’avventura come infrazione cosciente dell’ordine, rottura delle consuetudini, un continuo misurare se stessi, un ininterrotto sondare il destino… Questi alcuni degli elementi dell’ultimo romanzo di Guido Mina di Sospiro, Sottovento e sopravvento, appena uscito per Ponte alle Grazie, che aveva già dato alle stampe, qualche anno fa, la sua Metafisica del ping pong, viaggio extra-euclideo operato attraverso uno degli sport più famosi di sempre. Diverso per contenuti, il romanzo che presentiamo spartisce con il precedente studio una visione del mondo solida e strutturata, che si muove tra razionalità e irrazionalità, mythos e logos, fisica e metafisica, affrontando quella lunga serie di interferenze e molteplicità che poi è quel che siamo. Come nella migliore tradizione dei romanzi d’avventura, Sottovento prende le mosse da una mappa del tesoro, da decifrare attraverso un complesso calcolo combinatorio e numerologico. La meta del viaggio: due isole che sembrano ignorare l’esattezza di geografie e cartografie, che appaiono e scompaiono dalle mappe, come appartenessero a un’altra dimensione, a un’Altra Realtà. Per raggiungere le famigerate Negrillos non sono sufficienti bussole o sestanti: occorre una brusca rottura di livello, simile a quella operata dai personaggi del magnifico Monte analogo di René Daumal, i quali affrontano un paradosso fisico per raggiungere la montagna archetipica per eccellenza, simbolo di quell’Asse del Mondo tematizzato in tutte le tradizioni. Ebbene, nel romanzo di Mina di Sospiro è un naufragio a costringere Chris e Marisol ad abbandonare gli orpelli tecnici che avevano accompagnato la prima parte del loro viaggio nel cuore di tenebra dell’oceano. A prenderne il posto saranno gli dèi, i numi tutelari dei giorni della mitologia latina e sassone. Saranno Marte e Tyr, Mercurio e Odino, Giove e Thor a condurre i nostri eroi nel ventre dell’oceano. Un’autentica dilatazione spazio-temporale, insomma, la stessa che li porterà a scoprire che quel viaggio disperato, che credevano essere durato mesi, in realtà ha occupato una sola settimana. Cosa che accadeva spesso anche agli eroi delle tradizioni d’Oriente e Occidente, i quali tornavano da viaggi in apparenza brevissimi per poi trovare invecchiati (o addirittura defunti) amici e parenti, oppure rincasavano dopo anni e anni di peregrinazioni scoprendo che nel mondo “reale” non erano trascorse che poche ore. Tutti viaggi non esclusivamente materiali, ma anzitutto ontologici. Ed è un autentico cammino iniziatico quello raccontato in Sottovento: un percorso che si articola in mare aperto, recuperando il simbolismo dell’attraversamento delle acque, da sempre visto come una prova iniziatica, una discesa nell’abisso. Un iter il cui scopo non è tanto il tesoro in sé – che fa gola ai malavitosi che hanno spedito lì i nostri due novelli Argonauti – quanto l’enigma dell’unione degli opposti, il misteryum coniunctionis cui ha dedicato pagine auree Carl Gustav Jung, «la fusione dell’animo con l’anima. E che cos’è l’individuazione se non la conseguita indivisibilità delle componenti maschili e femminili della psiche umana? Il perfetto equilibrio e raggiunto amalgama di animo e anima, sottovento e sopravvento» (p. 186). Due termini di un binomio che nella vita ordinaria sono indissociabili eppure scissi, complementari ma inconciliabili – sarà il mare ad assumersi il compito di sintetizzarli, facendo dei due una cosa sola. Ma il romanzo di Mina di Sospiro è anche un potente inno all’avventura, al superamento dei propri limiti – fisici e spirituali – in cerca di un altro da sé che poi siamo noi stessi, anche se non lo sappiamo (ancora). Ad affacciarsi in queste pagine è l’idea che sia possibile, anzi necessario, riprendere possesso del proprio Io, recuperare il radicamento con gli elementi e gli dèi, uscire dalla modernità e dalla sua burocratizzazione delle anime, dalla tirannia di polizze e assicurazioni, famiglia e lavoro, equazioni e soluzioni. Chi affronta le onde in direzione dell’Ignoto, suggerisce il nostro Autore, incontra una parte di sé che credeva perduta, s’imbatte nel proprio doppio, realizzando uno stato ulteriore del proprio essere. È ciò che accade ai nostri eroi, Chris e Marisol, opposti e complementari, simboli di due forze ben più antiche che solo il viaggio saprà conciliare in Lapis philosophorum, Pietra filosofale, incarnata dal diamante donato a Chris da Marisol. Due forze che hanno scelto loro, proprio loro, per giungere alla sintesi: «San Cristoforo era il leggendario gigante pagano che traghettò Cristo attraverso un fiume; Mari-Sol (mare-sole) è simbolo del trionfo della radiosità della luce del logos, il Sole, sulle tenebrose profondità dell’inconscio, il mare» (p. 188). Navigare necesse est, vivere non est necesse, intimò Pompeo ai suoi marinai, timorosi di affrontare le acque per far ritorno a Roma. Un grido che affascinò tanti libertari, da D’Annunzio a Fernando Pessoa, e che fa da sfondo ideale al viaggio senza ritorno raccontato da Mina di Sospiro. Un cammino verso un’Altra Realtà, un altro piano dell’Essere, un altro stato dell’Io.