Blog

Andrea Pasini

7 Ottobre Ott 2017 9 giorni fa

Lo ius soli uccide le nostre radici, invochiamo con forza lo ius soli sanguinis

Ci stanno uccidendo e lo fanno con il massimo ribrezzo possibile verso noi italiani. "Dopo tante parole urlate, sullo Ius Soli è giunto il momento della riflessione. È il tempo forse di parlare coi gesti, far capire alla gente in modo mite e non violento ". A parlare, sulle colonne de La Repubblica, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio. L'esponente del Partito Democratico ha aderito allo sciopero della fame, indetto dagli insegnanti, per chiedere un legge sulla cittadinanza in modalità porte spalancate. Ma occhio alla penna. "È un modo per tenere alta l'attenzione, ma in modo mite, non violento. Per altro non è un vero e proprio sciopero, è a termine, a staffetta. Io come gli altri aderirò per un giorno". Per la categoria rivoluzionari, ma non troppo: sciopero della fame a staffetta. Un occhio allo Ius Soli, l'altro alle calorie. Frutti da Parlamento italico, buoni al massimo per un revival anni '90 che ci riporta allo spot della Kinder Fiesta. "Non ci vedo più dalla fame". La situazione l'hanno inquadrata, perfettamente, due politici di estrazione differente. Da una parte Gian Marco Centinaio, Lega Nord, e dell'altra Simone Di Stefano, CasaPound. Il primo ha asserito: "È inaccettabile che gli insegnanti invece di insegnare facciano politica. Se vogliono lo Ius Soli a tutti i costi facessero i militanti di qualche partito di sinistra e la piantassero con l’insegnamento. Il ruolo dei docenti è delicatissimo e merita rispetto ma chi tra loro si permette di utilizzare il proprio lavoro per plasmare giovani menti in base a un'ideologia deve essere punito perché è inaccettabile. Presentiamo un'interrogazione al ministero perché chi abusa della propria posizione per fare propaganda non è dal nostro punto di vista degno di insegnare". I docenti svolgono un lavoro fondamentale, ma non possono fare politica, sopratutto politica da centro sociale. Del resto la scuola, come ho avuto modo di scrivere nel recente passato, crolla a pezzi non solo nei suoi edifici. Il secondo più caustico: "Con tutto quello che si sono mangiati negli ultimi anni ho paura che questo sciopero della fame per lo Ius Soli durerà molto, molto a lungo. Speriamo comunque che lo facciano fino in fondo. Il Mahatma Gandhi (che era uno serio) vi aspetta lassù. Patetici". Inetti Don Abbondio, capitani di sventura di un'Italia alla deriva. "La cittadinanza non è un pezzo di carta ma è l'amore dell'Italia come patria esclusiva, un privilegio che accorda dei diritti solo dopo aver adempiuto ai doveri, a cominciare dalla conoscenza adeguata della lingua italiana, l'apprezzamento della cultura italiana, la condivisione dei valori che sostanziano la civiltà italiana, il rispetto delle leggi italiane, la partecipazione attraverso lo studio o il lavoro alla costruzione di un futuro migliore per gli italiani". Sulle pagine de Il Giornale, il solito lucido, mirabile e posato Magdi Cristiano Allam, esempio fulgido di integrazione, ha fotografato al meglio la volontà e l'intensità della condizione di cittadino italiano. Ancora: "La prospettiva nei prossimi decenni sarà la sostituzione della popolazione italiana con una umanità meticcia, così come sarà la fine della nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe, fagocitati dall'ideologia materialista del globalismo e sottomessi alla tirannia dell'Islam, la minaccia più grave che insidia dall'interno l'Europa". Spesso mi sono chiesto perché la nostra "élite", perdonatemi lo strafalcione, odi così tanto l'Italia. La borghese sinistrata e cattocomunista sputa, ogni singola volta gli si presenti l'occasione, sul tricolore insozzandolo con i propri sproloqui. Ci vogliono colonia, civiltà proto-americana supina. Tutto questo ricorda l'incisione ai piedi della Statua della Libertà: "Recatemi i vostri poveri, i vostri infelici - Tutti coloro che vorrebbero respirare liberamente - I tristi relitti delle vostre rive sovrappopolare - Inviatemi i senza-casa, le vittime della tempesta - La mia fiaccola li guiderà sulla soglia delle porte d'oro". In un libro intenso e chiarificatore sugli Stati Uniti d'America, Il male americano, Giorgio Locchi e Alain de Benoist scrivono: "L'America non vuole avere destino". L'inesorabile fine che stiamo per fare. Senza identità, senza storia. Mentre moriamo di fame c'è chi digiuna per diritti capitalisti, figli delle logiche di mercato - come per l'indipendenza catalana - più che per il sentire di una nazione intera. Si spengono le luci sul passato e sulla gloria del nostro sangue, il crollo dello Stato passa attraverso gli antipatrioti che affastellano gli uffici pubblici, dagli insegnati al Primo Ministro, italiani. Ballando, come nello spot demenziale fuoriuscito dalla filiale della banca San Paolo di Castiglione delle Stiviere, mentre si precipita convinti che il muoversi in maniera maniacale e privo di ogni cognizione faccia parte dello spettacolo. Teatranti senza arte né parte. Non ci resta che surf the Kali Yuga. Surfare come i ribelli di Point Break cercando la morte facendo quello che si ama. Ovvero difendendo l'Italia fino all'ultima goccia di sangue che scorre nelle nostre vene patriote. Invocando a squarciagola lo Ius Sanguinis. www.AndreaPasini.it www.IlGiornale.it