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Andrea Pasini

14 Giugno Giu 2017 12 giorni fa

Malagiustizia? Una vergogna solo italiana e la pagano gli imprenditori

"Spese pazze. Non quelle dell'ex governatore del Piemonte Roberto Cota, assolto a sorpresa al termine di un lungo processo. Piuttosto quelle della giustizia italiana. Una macchina che funziona male, come certificato dai dati di Bankitalia. Numeri che contengono un paradosso inquietante: il sistema costa 7,74 miliardi l'anno, ma la malagiustizia presenta un conto assai più alto, addirittura doppio, 15 miliardi di euro. Quanto un punto di Pil. Più o meno i soldi che il governo prima a guida  Renzi e oggi Gentiloni  sta cercando disperatamente per tappare le falle del bilancio". In un articolo dello scorso 9 ottobre, la penna de Il Giornale, Stefano Zurlo sviscerava, senza remore, i numeri impietosi della malagiustizia in salsa tricolore. Una salsa amara, un condimento capace di avvelenare tutti i gangli della nazione Italia. Zavorra di una democrazia basata su giudizi lenti ed inesatti, una sequela di processi che annebbiano la vista di chi ha l'onere e l'onore di giudicare i cittadini italiani. Aule di tribunale invase da fascicoli, mentre nella periferia italiana i palazzi di giustizia vengono chiusi ed accorpati. Una fusione che congestiona l'operato della Giustizia, quella con la maiuscola da sempre volenterosa, in giustizia, secondo l'operato della nostra classe politica, questa volta con la minuscola.  Dunque ora mi chiedo la malagiustizia uccide l'economia italiana? In un vecchio articolo, datato 27 febbraio 2015, il sito internet Tempi.itsentenzia: "Solo per i risarcimenti legati alla ragionevole durata dei processi, lo Stato italiano ha 'un debito che a metà del 2014 ammontava ad oltre 400 milioni di euro'. Una cifra a cui vanno ulteriormente aggiunti vari milioni di euro di risarcimento per altri danni causati dalla magistratura italiana ai cittadini, tra cui l’ingiusta detenzione o l'errore giudiziario". Inoltrandosi nella lettura, nell'ultimo paragrafo, scorgiamo: "Nel solo 2014 sono state accolte 995 domande di risarcimento per 35,2 milioni di euro, con un incremento del 41,3 per cento dei pagamenti rispetto al 2013. Dal 1991 al 2012 lo Stato per questo motivo ha dovuto spendere 580milioni di euro per 23.226 cittadini ingiustamente sbattuti dietro le sbarre negli ultimi 15 anni". Sono valori che hanno qualche anno, ma valori che ci permettono di entrare nella giusta ottica. Una visione truce, peggiorata con lo scorrere dei giorni, volenterosa di portarci alla cecità. Ma anche in questo caso nessuno sembra volersi prendere le proprie responsabilità. I corridoi delle aule di giustizia sono invase di imputati ed accusatori, ma tutto tace. La politica del resto corre dietro ai diritti delle élite sociali - quali poi - dimenticandosi della linfa essenziale per mantenere in vita il tricolore. Stravaganze. Viviamo in un'epoca intrisa di surrealismo. In questo momento, mentre leggete il mio ultimo articolo, 2 milioni e 758 mila processi sono in attesa di giudizio. In Francia? Poco meno di un milione e mezzo. In Germania? circa 750 mila. Disparità. Da imprenditore, quindi, mi sono chiesto: "Ma tutto questo, tutto questo perdere tempo ed ore di lavoro, quanto incide sull'operato della nostra industria?". A spiegarmelo e spiegarcelo ci pensa Massimo Blasoni, presidente del Centro Studi Impresa Lavoro: "Il mercato obbliga a competere. Non c’è impresa privata senza il coraggio di rischiare. Non è così nella pubblica amministrazione, giustizia compresa, i cui operatori vengono stipendiati a fine mese indipendentemente dai risultati ottenuti. Per chi vuole fare impresa, il fattore tempo è invece un elemento decisivo. I mesi, molto spesso gli anni, trascorsi nell'attesa del rilascio delle necessarie autorizzazioni nonché i sistematici ritardi nella definizione dei contenziosi giudiziari costituiscono costi rilevantissimi, che vanno quantificati in posti di lavoro persi e minore ricchezza. La malagiustizia è un danno per tutti: spaventa gli investitori, deprime gli sforzi degli imprenditori onesti e condanna il Paese al declino economico". Come una nave a picco, mentre la classe politica italiana discute dello Ius Soli, alla luce del terrorista italo-marocchino che ha gettato la sua religione di morte su Londra, dimenticandosi di tutelare chi l'Italia ha contribuito a costruirla imposta dopo imposta. Andiamo avanti. Analizziamo i dati. Ogni mille abitanti da Bolzano a Palermo ci sono 45 processi. In oltralpe 24. Nella Penisola Iberica 18. Udite, udite, nella patria di frau Angela Merkel solamente 9. Disparità volume 2. Tutto questo ha un costo. In termini di investimenti esteri tra i 10,8 e 14,1 miliardi di euro. Una finanziaria. Se riducessimo di un quarto le tempistiche di attesa dei tribunali? 143mila iniziative imprenditoriali in più nascerebbero all'anno. Questo significa ridare forza, ridare slancio, ridare speranza all'impresa verde, bianca e rossa. Le inutili chiacchiere in politichese, visto che una nuova tornata di campagna elettorale ce la siamo lasciata alle spalle, necrotizzano il tessuto produttivo italiano rendendo un miraggio le potenze economiche odierne. Il sito impresalavoro.org riferisce: "I 532 giorni medi necessari per le sentenze di primo grado sono sostanzialmente il doppio rispetto alla media europea e hanno pochi eguali se si pensa che con la sola eccezione di alcuni Paesi dell’Est e di Malta tutti gli ordinamenti se la cavano con durate (ampiamente) inferiori all'anno. Inoltre da noi servono quasi tre anni, in media, per gli appelli e altri tre e mezzo per i giudizi in cassazione. Un’eternità". A questo punto chi siede in Parlamento dovrebbe farsi un esame di coscienza. E vergognarsi. La loro mancanza di polso, la loro mancanza di capacità ha reso impossibile la vita ai giudici che si trovano invischiati nelle sabbie mobili, mentre questo Paese affonda per non tornare mai più. www.ilgiornale.it