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Luigi Iannone

6 Giugno Giu 2018 06 giugno 2018

Cara senatrice Segre

Cara senatrice Segre, Lei merita un rispetto profondo, non convenzionale e di prammatica. Lo merita la sua storia personale e il ricordo di tragedie e umiliazioni che hanno lasciato un segno nella carne e nell’anima. Ed è comprensibile che, nel suo primo intervento, abbia voluto rilanciare ancora una volta quel grido che è, allo stesso tempo, di dolore e di speranza.  Io però non sono abituato a prendere vie traverse. E perciò Le dico che trovo allarmante che non ci sia un solo organo di stampa o un politico di qualsiasi colore che si discosti di una virgola, non da legittimi ricordi e moniti, ma dalle connessioni tra le barbariche vicende che la colpirono in maniera devastante e le politiche di immigrazione e di sicurezza che intenderebbe adottare il nuovo governo. Insomma, che non ci sia stato nessuno che si sia allontanato di un solo millimetro dall’unanime approvazione verso le sue parole. Ripeto... ne abbiamo colto il senso, la mite esortazione a non cadere in tentazione a fare leggi speciali, a tenere a mente il passato, a comportarci come uomini e non come bestie. Resto in ogni caso sorpreso dal fatto che non vi sia stata una sola ‘stecca nel coro’... uno qualsiasi che, pur col dovuto garbo per lei e per il ruolo che ricopre, le abbia confutato una parte del ragionamento. Una parte, non l’impianto generale. Lei ora è una ‘politica’ a tutti gli effetti. Certo, è soprattutto una ‘voce’ che viene      dal passato e che non va mai silenziata ma è anche una ‘politica’. E dunque confutare scelte di governo è il minimo che possa fare (e peraltro, ha dimostrato saggezza e buon senso nel momento in cui ha affermato che valuterà caso per caso se votare o meno la fiducia). Così come confutare una linea tendenziale sulla immigrazione e sulla sicurezza è un suo diritto e può essere una battaglia politica dirimente e di grande significato morale per chi la pensa allo stesso modo. Oppure, se d’ora in avanti vorrà porsi in maniera dialettica, avrà tutto il diritto di rammentare al neo Ministro dell’Interno che i toni, finita la campagna elettorale, vanno misurati per non alimentare ulteriori fuochi e fratture. Tuttavia, la connessione tra lager, leggi razziali, i numeri sul braccio (ha ringraziato Sergio Mattarella per aver «fatto senatrice una vecchia signora, l’ultima rimasta in Italia che porta ancora sul braccio il numero di Auschwitz») e l’azione del nascituro governo mi è sembrata eccessiva.  Salvini, Di Maio e Conte ne potranno combinare (e ne combineranno) di tutti i colori. Ma tali moniti sembrano sproporzionati. Ho tuttavia il timore che questo paventato rigurgito di razzismo all’ennesima potenza sarà reiterato e, purtroppo, cavalcato con insistenza da una certa stampa e da una classe politica che vorrà alimentarlo per meri calcoli elettorali e di consenso. I commenti e gli editoriali al suo intervento di ieri vanno quasi tutti in quella direzione.