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Luigi Iannone

3 Aprile Apr 2019 21 giorni fa

Cioran, l'insonnia dello spirito

Da qualche giorno è nelle librerie questo volume su Emile Cioran dal titolo L'insonnia dello spirito. Lettere a Petre Țuțea (1936-1941) pubblicato per i tipi di Mimesis (pp.85, euro 6) e curato da Antonio Di Gennaro, il quale già in passato avevo dedicato diversi lavori all'intellettuale rumeno e che qui arricchisce il testo di una utile prefazione. Ne ripropongo, di seguito, brevi passi tratti dalla quarta di copertina in modo che possano solleticare l'interesse del lettore su un pensatore come Cioran che, come si legge nella presentazione  rappresenta una delle voci filosofiche di maggior rilievo nell’ambito del “pensiero tragico” contemporaneo e di cui ricordiamo opere pregevoli come Al culmine della disperazione (1934), Lacrime e santi (1937), Sommario di decomposizione (1949), Sillogismi dell’amarezza (1952), La tentazione di esistere (1956), Storia e utopia (1960), La caduta nel tempo (1964), Il funesto demiurgo (1969), L’inconveniente di essere nati (1973), Squartamento(1979), Esercizi di ammirazione (1986), Confessioni e anatemi (1987). *    *    *    *    *    *    *    *    * Bucarest, inizio anni ’30: è qui, nella “piccola Parigi” dei Balcani, che il destino di Emil Cioran interseca quello di Petre Țuțea, dando vita a un sodalizio che avrebbe sfidato il corso degli eventi e le alterne vicissitudini personali. Esponenti di spicco della “Generazione Criterion”, i due pensatori romeni frequentano caffè e circoli letterari, impressionando per la loro vivacità intellettuale e la loro verve oratoria. Stesso clima di complicità a Berlino: insieme discutono del futuro della Romania. Poi però spietata interviene la Storia. Nel 1937 Cioran parte per Parigi e assiste all’Occupazione tedesca della capitale francese; Țuțea resta in patria dove subirà il calvario della persecuzione comunista. Il presente volume rappresenta una preziosa testimonianza di un rapporto a distanza ed esplora la psicologia dei due autori che, nonostante i traumi cruenti prodotti dal Novecento, hanno preservato, l’uno verso l’altro, un sentimento di sincera amicizia e di profonda nostalgia.