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Elena Pizzetti

16 Giugno Giu 2017 16 giugno 2017

Amazzonia peruviana: sentire il “respiro del mondo” nel grande polmone del pianeta

Viaggio nella foresta pluviale della riserva nazionale di Pacaya-Samiria tra placidi specchi d’acqua dove si riflette la foresta e giocano i delfini rosa   Universalmente noto per i suoi tesori archeologici, il Perù possiede anche ricchezze naturalistiche diversissime fra loro per fauna e vegetazione. A cominciare dalla foresta amazzonica che ne ricopre il 60% del territorio. Senz’altro meno conosciuta e sfruttata a livello turistico di quella brasiliana e per questo molto interessante. A nord-est la sua porta di ingresso è la vivace Iquitos, capitale della Regione di Loreto affacciata sul Rio delle Amazzoni, raggiungibile in un paio di ore di volo da Lima, il luogo dove Fitzcarraldo nel film di Werner Herzog sognava di costruire un Teatro dell’Opera per farvi esibire Enrico Caruso.  Casette basse che galleggiano nel verde oceano amazzonico, dove tutti si muovono veloci in motociclette a tre ruote, i moto-taxi. Siamo alle porte della più grande “farmacia del Mondo”: moltissimi principi attivi dei farmaci derivano da studi condotti su piante amazzoniche, la pianta simbolo del Perù è la china ed esiste una sorta di bio-spionaggio per carpire agli sciamani i loro “fito-segreti”. Il primo incontro con questo universo vegetale è al colorato mercato di Belèn, dove si trovano rimedi della medicina sciamanica per ogni problema e veri concentrati per la salute come il camu-camu, frutto che apporta 50 volte più vitamina C di un’arancia. Un’occhiata alla Casa di ferro, disegnata da Gustavo Eiffel, e poi un pranzo all’elegante ristorante flottante Frio y Al Fuego, dove si può iniziare a prendere confidenza con il ceviche. Da non perdere la visita al Manatee Rescue Center, dove i lamantini in difficoltà vengono curati con amore [gallery ids="1374,1375,1376,1377,1378,1379,1380"] Nel polmone del mondo Raggiunta Nauta a circa 100 km a sud, ci si imbarca verso la riserva nazionale di Pacaya-Samiria, la più grande del Perù. E’ l’ingresso nel respiro del mondo. Tra il Río Marañón e l’Ucayali, prima che i due fiumi si incontrino dando vita al Rio delle Amazzoni, la riserva conta tre bacini idrici, due milioni e ottanta ettari di foresta pluviale, un’infinità di laghi, 250 varietà di pesci e 330 di uccelli, più di mille specie di piante. E’ nota anche come la Selva degli Specchi perché i canali e i bacini, resi molto riflettenti dai tannini, raddoppiano il verde, l’azzurro del cielo e i tramonti infuocati. Durante il periodo dell’acqua alta (da dicembre a maggio) il livello sale di 14 m, mentre durante l’acqua bassa gli abitanti pescano, coltivano riso, mais e manioca ed è facile avvistare pigre tartarughe, caimani in pattugliamento e farfalle colorate. Al contrario, non si vedono turisti. Questo mondo incantato di riflessi è infranto solo dai giochi dei delfini rosa e grigi che, insieme a gamberi e sogliole, si sono adattati nei secoli all’acqua dolce, perché qui, in tempi remoti esisteva il mare. Si esplora a bordo di piccole imbarcazioni questo gioco di specchi punteggiato da candidi giacinti d’acqua, osservando martin pescatori e bradipi immobili tra i rami. In acqua scorrazzano i piranha e il paiche: un pesce d’acqua dolce mondo lungo fino a 2,5 m. I confini si dilatano alla confluenza dei due fiumi e il Rio delle Amazzoni si presenta nella sua immensità. Accompagnano le guide del Pacaya Samiria Amazon Lodge: affacciato sul Río Marañón a 10 km dalla riserva, offre bungalow immersi in una vegetazione dove si va in cerca di bullet ants, “antiche” formiche moleste, marmosets, minuscole scimmie, nidi di tarantole, piante medicinali. In uno dei tanti laghi, picnic a bordo con il gustoso Juane, così chiamato perché “ricorda” la testa di San Giovanni, a base di riso, platano, pollo e uova, “confezionato” in una foglia di maranta. La sera, sprofondati in un’amaca, cullati dalla colonna sonora della foresta, si sorseggia un chuchuhuasi sour, dall’omonima pianta o un pisco sour, a base di pisco, liquore nazionale, albume, angostura e succo di limone. Nel vicino villaggio di San Jorge gli abitanti preservano l’antichissima lingua amazzonica cocamilla, la sera i ragazzini si tuffano in acqua dagli alberi e si esibiscono in danze ispirate all’Ayahuasca, rito di purificazione e guarigione sciamanico, e all’anaconda che ha il compito di trasferire la sua forza alle giovani durante il parto. Da acquistare le creazioni dell’Asociacion de Mujeres Artesanas, come il bracciale portafortuna di semi rossi di Huayruro, per indossare uno scampolo di foresta. Elena Pizzetti @ElenaEpizzet