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Enrico Salvatori

23 Luglio Lug 2018 24 giorni fa

La Terra dei fuochi è una balla che ha distrutto l'economia campana. Parola di esperti

La settimana scorsa tutta la stampa è tornata a parlare della cosiddetta Terra dei fuochi dopo che il Ministro dell'Ambiente Sergio Costa ha dichiarato che nelle pieghe del bilancio del ministero aveva già recuperato i primi 20 milioni di euro da destinare alle bonifiche di quei territori.L'ascesa di Costa -generale fortemente voluto da Luigi Di Maio al dicastero di via Cristoforo Colombo- è legata infatti a doppio filo con l'inchiesta bufala sulla Terra dei fuochi, indagine che ha provocato, nel triennio 2012-2014, il collasso del settore agroalimentare regionale con la distruzione di centinaia di piccole e medie imprese per un danno, calcolato per difetto, di circa cento milioni di euro. Ne è convinto il professore Benedetto De Vivo, già ordinario di geochimica ambientale all'Università di Napoli Federico II e attualmente Adjuct Prof di Virginia Tech, USA, e dell'Università Nanjing in Cina, uno dei più illustri e attivi ricercatori del Mezzogiorno, autore di decine di articoli scientifici su riviste internazionali di primaria rilevanza, tanto da essere stato scelto come responsabile scientifico nel comparto "suolo e aria" dal governatore della Campania Vincenzo De Luca per il progetto "Campania Trasparente", una iniziativa volta a fornire una valutazione dello stato dell’ambiente e informazioni trasparenti sulla salubrità dei prodotti campani. "Quando è scoppiata la vicenda “Terra dei Fuochi” -ci racconta De Vivo- sono più volte intervenuto sulla stampa napoletana fra il 2013 e il 2016, invocando di procedere con metodo scientifico prima di tutto con un piano di monitoraggio regionale che accertasse lo stato del territorio, abbandonando le “emozioni” secondo le quali il presunto inquinamento prodotto nella Terra dei Fuochi avrebbe determinato un incremento delle patologie cancerogene. I dati oggettivi, sia da miei risultati che da quelli prodotti da Campania Trasparente, dimostrano che il problema “Terra dei Fuochi”, non esiste nella misura che si vuol fare credere alla popolazione".Il professore campano infatti, che nel frattempo ha completato per la Regione Campania la campionatura di 10.000 campioni di suoli, e il monitoraggio su 7 stagioni (fra 2015 e 2017) per rilevamento di concentrazioni di metalli tossici, IPA, PCB e Pesticidi nell’aria, ci spiega che nella cosiddetta Terra dei Fuochi, la contaminazione di elementi quali Berillio, Syagno e Tallio e altri è sostanzialmente naturale essendo legata al vulcanismo alcalino Napoletano e Campano e che i  superamenti per metalli potenzialmente tossici avviene in piccole aree, cioè né più né meno rispetto a quanto si verifica in altre aree della Regione Campania (e dell’Italia). Questa situazione rendeva giustificabile il sequestro dei suoli agricoli operati nella Terra dei Fuochi da parte della Forestale diretta dal Gen Costa (ora Ministro dell’Ambiente), con conseguente distruzione del comparto agricolo della zona “incriminata” e dell' intera Campania? "Assolutamente no! -esclama De Vivo- Così come non rende ancora giustificabile che con una operazione esclusivamente di propaganda si continui ad infangare il territorio della Campania, denominando il Decreto su “inquinamento ambiente” con la dizione Terra dei Fuochi" conclude il professore.Dunque il "tam tam" sulla Terra dei Fuochi non ha fondamenta scientifiche, visto che la distribuzione dei valori “anomali” di elementi metallici potenzialmente tossici è invece distribuita (per quanto riguarda la Campania) intorno all’area metropolitana di Napoli e nell’area del Bacino del Sarno, sempre secondo i risultati delle analisi del progetto Campania Trasparente. "Eppure tutti puntano il dito sulla Terra dei Fuochi -incalza De Vivo -quando invece sarebbe più opportuno occuparsi del Bacino del Sarno, di Bagnoli, o della Pianura Padana, luoghi si, inquinati per davvero". Ma ora il Generale Costa, l'eroe indiscusso di quella che con il tempo continua a rivelarsi come la più clamorosa fake news degli ultimi decenni, ha deciso di mandare alla Terra dei fuochi 20 milioni di euro da destinare alle bonifiche. "Quando feci l’audizione in Senato dissi ai Senatori: non dovete dare 1 Euro per le presunte bonifiche perché si tratterebbe di un finanziamento alla camorra, che aspetta queste decisioni come una manna", aggiunge De Vivo. E infatti sono sempre più numerose le indagini sulle false bonifiche e sui traffici illegali dei rifiuti derivanti dalle attività di risanamento. "Eppure sarebbe possibile fare delle bonifiche a bassissimo costo con dei materiali prodotti dal riciclo dei rifiuti organici", proprio per evitare l'enorme giro d'affari che ruota attorno alle bonifiche" conclude De Vivo. Ma -dicevano- è il governo del cambiamento.