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Paolo Gambi

11 Giugno Giu 2018 11 giugno 2018

Malta: usare con cura

"Malta" è una parola troppo preziosa per essere usata con la superficialità di questi giorni. Il governo Conte ha una strategia legittima sul problema sbarchi e non è quella che vorrei criticare ma il coro di critiche che dai giornali italiani stanno piovendo sull'isola. Perché in quest'era digitale in cui tutto viene semplificato e trasformato in carne da macello per i social network non vorrei che noi italiani, sbagliando, trasformassimo anche Malta in un thread contro cui sputare sentenze. Intanto prima di puntare dita e pistole contro Malta per presunti legami con la malavita organizzata o per presunte furbizie di varia natura bisognerebbe chiedersi se l'Italia può veramente permettersi di fare la lezione a qualcun altro su questi temi. Ma non è neppure questo il punto. Il punto è che quell'isola rappresenta l'anima più profonda dell'Europa nel suo incontro con il Mediterraneo. Su quell'isola albergano logiche sottili ed equilibri delicati che riassumono secoli di mentalità europea, bagnata dal mare. A Malta scorre il sangue che per secoli la nobiltà europea ha mischiato alla popolazione locale, sfidando quel voto di povertà che i nobili cavalieri andavano a fare. A Malta c'è il seme di buongoverno piantato dalle maestose Corone britanniche che l'hanno governata dall”800. A Malta c'è uno spirito di misteriosa pace che si può spiegare solo con i millenni di preghiere e devozioni che quel popolo cattolico ha innalzato al Cielo. A leggere i giornali italiani in questi giorni sembra che tutto questo sia stato dimenticato. Poi come sempre, sopra la dimensione dell'anima, c'è quella politica, delle schermarglie e dei rapporti di forza che si articolano in bracci di ferro e prove di forza. Ma non si può dimenticare il resto. Bisognerebbe allora ricordare che prima di sparare con i cannoni della moderna tecnologia mediatica contro l'isola dovremmo pensarci bene, ricordando almeno l'antico legame che ha sempre legato Malta all'Italia e all'Europa. Perché sennò finiamo per sparare contro noi stessi e per imbrattare l'anima più profonda dell'Europa.