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Cristiano Puglisi

14 Giugno Giu 2018 14 giugno 2018

Il #MeToo? Una buffonata ipocrita

E' sulla bocca di tutti. Dopo il #jesuis e il #prayfor, nati per "combattere" il terrorismo, l'ultima arma di rimbecillimento omologante di massa è il #meetoo, che si prefigge di contrastare la violenza sessuale. Se lo sport è oggi il simulacro della guerra, le campagne social, insieme ai girotondi, ai famosi gessetti colorati e alle fiaccolate sono invece il simulacro della ribellione. Danno a chi vi partecipa l'impressione di combattere contro il "sistema", facendo invece esattamente ciò che esso desidera.  Al contrario delle vere rivoluzioni, che richiedono il coraggio, la lotta e a volte il sangue, queste campagne non compromettono i rapporti sociali e professionali, non richiedono la difesa di posizioni difficili da sostenere e anzi, in molti casi, danno l'opportunità di avere qualcosa di cui conversare elegantemente durante l'happy hour. "Battaglie" glamour, da vip o da starlette, da condividere pubblicamente su Twitter, su Facebook o su Instagram, tra una borsetta ultimo grido, un gattino e un calice di champagne sulla spiaggia. Sono da esibire, come un qualsiasi bene di consumo. Sono di moda. E' la celebrazione dell'ipocrisia della floscia e debole società occidentale, svirilizzata dal consumismo e infettata dalle ridicole liturgie da piagnisteo collettivo del movimento sessantottino, che ha da tempo conquistato le leve del potere politico, mediatico e culturale, generando una catastrofe antropologica le cui dimensioni non sono ancora state capite. Liturgie che oggi si ripetono in questa sequela di periodiche e infantili sciocchezze. Ma la violenza, che non è solo quella sulle donne, non si combatte con i post (tardivi) sui social di modelle e attricette, buoni per ottenere un'intervista su Vanity Fair, ma con le denunce e le azioni di chi rischia sul serio: si pensi alle ragazze cristiane e curde che in Siria hanno imbracciato gli Ak47 contro l'Isis. O ad Arnaud Beltrame, il poliziotto francese che si è sacrificato per salvare un ostaggio durante l'attentato di Trebes. Allo stesso modo il terrorismo non si argina con un hashtag o una fiaccolata, ma con la dura repressione  e, nel caso, con una sana e detergente scarica di proiettili. I diritti, quelli veri, la libertà e la sicurezza nel lungo percorso dell'umanità sono sempre stati raggiunti a un prezzo elevato. Spesso al prezzo della vita. O nelle piazze, con la deterrenza fisica delle masse. Perché, che piaccia o meno alle "anime belle", è la forza che guida la storia. Il resto sono buffonate da guitti.