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Cristiano Puglisi

13 Luglio Lug 2018 13 luglio 2018

La bellezza non è politicamente corretta? Chi se ne frega

Ma ci sarà ancora qualcosa che si possa fare senza sentir cianciare di "sessismo", "razzismo" e altri petalosi fake problems utili solo per costruire fake news? Evidentemente no.  Giusto ieri su queste colonne si discuteva delle assurde polemiche che hanno investito una pubblicità di passeggini, accusata di "fascismo" e (ancora una volta) "sessismo", solo perchè si permette di ritrarre giovani coppie che amoreggiano per procreare. Adesso  si scopre che neanche quello spazio sacro per l'essere umano, soprattutto di sesso maschile, che è sempre stato il godimento dello sport in televisione, visto dal comodo divano di casa propria, è ormai al sicuro dalla dittatura del pensiero unico. Così, dopo che il mondiale di Formula 1 ha dato l'addio alle celebri "ombrelline", cioè le avvenenti ragazze che, prima del via, reggevano l'ombrello sul capo del pilota già seduto in auto e pronto alla partenza, per lasciare spazio ai più politicamente corretti "ombrellini" (e cancellando così uno dei simboli che avevano contribuito alla fama dello sport dei motori), anche il calcio si è adeguato. La FIFA ha infatti intimato agli operatori TV di evitare le riprese delle belle tifose dagli spalti. Perché, ha spiegato  il capo del dipartimento per la responsabilità sociale Fifa Federico Addiechi, durante il Mondiale in Russia, i casi di sessismo sono stati più frequenti di quelli di razzismo, aggiungendo inoltre che la decisione è una "normale evoluzione".  E' proprio questa frase a rendere il tutto ancora più angosciante. Ma come "normale evoluzione"? Come sarebbe a dire? Che ci si debba rassegnare a un mondo televisivo fatto solo di aitanti maschietti o indicibili cozze (con tutto il rispetto), per non urtare i sentimenti dei politicamente corretti (e cerebralmente imperfetti)? Cosa sarebbe questa, democrazia dell'immagine? Ma per favore, qua di democratico non c'è nulla. Si cominci a dire che gli uffici della cosiddetta  CSR, cioè la comunicazione di "responsabilità sociale", proprio come quello che pare aver partorito questa idea, sono il peggior ricettacolo della falsità umana: lo strumento con cui multinazionali e grandi organizzazioni si ripuliscono la coscienza con iniziative (per lo più) fintamente dedicate ai deboli, divenendo così il veicolo principale per il politically correct, poiché ne sposano perfettamente il portato di pelosa ipocrisia borghese. Tuttavia la situazione ha ormai ampiamente valicato i confini dell'ipocrisia. Siamo giunti al fondamentalismo talebano della stupidità umana. Il politicamente corretto, che alterna e mescola un ipocrita puritanesimo sessuofobo protestante e un nichilismo provocatorio elevato al rango di standard, entrambi frutti avvelenati lasciati in dono dall'americanismo culturale globalizzato, con un buonismo post-cristiano da operetta, è sempre più liberticida, sempre più intollerabile e assume ormai i contorni di una patologia sociale, un'arma di (auto)distruzione mentale di massa. Un'arma puntata contro tutto quello che è sano, vero, genuino. Perché è, in fondo, una gigantesca contraffazione della realtà, che raffigura problemi (come il "sessismo") esistenti, in quella misura, solo nelle menti di chi vive in questa società occidentale decadente, sterilizzata e annoiata, che si è allontanata dalle necessità primarie e non riconosce più le vicende naturali dell'esistenza: il rapporto gioioso, focoso e terribile con il creato, con la terra, con la lotta per la sopravvivenza. Sì, anche con il sesso e l'attrazione, che sono prima di tutto procreazione e slancio vitale. Ma, come tutto ciò che è virtuale, illusorio, decadente, mortifero e fasullo, anche il politically correct è fortunatamente destinato a scomparire, falciato dalla forza brutale e (invece) molto reale della storia. Che piaccia o meno ai "petalosi" questo accadrà, prima o poi. E così tutto ciò che è naturale, anche la bellezza, tornerà di moda. E se a qualcuno dispiace chi se ne frega.