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Cristiano Puglisi

5 Dicembre Dic 2018 6 giorni fa

L'utero in affitto è schiavismo. Nonostante Vendola e tribunali.

“Le polemiche sono state frutto di ignoranza, di superficialità, di volgarità. Viviamo nell'epoca degli odiatori seriali”. Così Nichi Vendola ha liquidato le critiche ricevute sulla pratica dell’utero in affitto, utilizzata per concepire il figlio Tobia, la cui adozione è stata recentemente confermata all’ex governatore pugliese, gay dichiarato, e al suo compagno, da una sentenza del Tribunale di Roma. La notizia arriva qualche giorno dopo la decisione del Tribunale di Milano, che ha imposto al Comune capoluogo lombardo di registrare l'atto di nascita dei figli di una coppia gay, fatti nascere negli USA proprio con maternità surrogata, nonostante ciascuno avesse solo il 50% del patrimonio genetico di uno dei due padri. L'ufficiale preposto dal Comune si era infatti rifiutato di trascrivere l'atto, perché contrario all'ordine pubblico, ossia contrario ai principi costitutivi del diritto italiano, che (fortunatamente) non riconosce questa pratica. Insomma, poche storie, se ci sono di mezzo i capricci del "progresso", i principi costituzionali possono anche andare a quel paese. E, mai come in questo caso, l'evoluzione giuridica procede di pari passo con l'evoluzione sociale e culturale, ossia entrambe nel solco di quella che potremmo chiamare "antropologia liberal-capitalista". Perché, come ha spiegato anche ieri in un'intervista al quotidiano cattolico Avvenire la studiosa indiana Sheela Saravanan, di fondo c'è uno sfruttamento del corpo femminile che non ha differenze con lo sfruttamento dei lavoratori sottopagati nei Paesi in via di sviluppo (ma, ormai, anche in quelli sviluppati...). Già, perché la GPA (Gestazione per altri), nonostante le dichiarazioni tutte fiori e amore di Vendola, non ha nulla a che vedere con l’emancipazione. Anzi. Un interessante saggio in materia, pubblicato dalle edizioni rEvoluzione e proprio dal titolo “Utero in affitto”, è stato scritto da Enrica Perucchietti, già giornalista televisiva, scrittrice e saggista torinese con all’attivo diverse pubblicazioni e docente presso la Libera Università Italiana degli Studi Esoterici "Achille D'Angelo - Giacomo Catinella", dipartimento dell'UniMoscow Imperial Academy of Russia - Saint Nicolas Moscow University. “Si tratta – spiega la Perucchietti - di una pratica classista riservata solo ai ricchi. Il commercio dei bambini è un mercato in costante crescita che nonostante le restrizioni (o proibizioni) vigenti in molti Paesi frutta miliardi di dollari l’anno a livello internazionale. Affittare una madre surrogante ha ovviamente costi diversi a seconda del luogo: fino a 150 mila dollari negli USA, alcune decine di migliaia di euro nell’Est Europa, un prezzo che si riduce man mano che ci si sposta negli Stati asiatici del cosiddetto Secondo Mondo. Qua le donne firmano contratti tra le parti che non prevedono nessun supporto medico o economico in caso di malori post parto e vengono spinte a parti cesarei per non mettere a rischio la nascita dei bambini. In alcuni casi vengono sottoposte a trattamenti ormonali pericolosi per la salute, con l’obiettivo di aumentare la percentuale di successo del concepimento. Si sfrutta cioè il corpo di una donna per ottenere il massimo profitto, proprio come nell’industria. Perché è esattamente questo: una fabbrica fordiana di bambini”. E, infatti, sono paradossalmente proprio i Paesi più poveri o con larghi strati di popolazione in situazioni di indigenza, come anche l’India, a varare leggi per tutelarsi. “Questi Paesi – prosegue l’autrice - stanno finalmente emanando leggi per proteggere le proprie donne dallo sfruttamento. Dietro questo mercato globale si nascondono spesso tragedie umane, morti, abbandoni, condizioni di vita devastanti che non vengono rese note. In Oriente il servizio costa molto meno perché le madri surroganti non hanno una copertura sanitaria e rischiano persino la vita (ma questo è un problema collaterale per chi “compra” un bambino se si può risparmiare). In India, per esempio, lo sfruttamento delle donne ha raggiunto una dimensione di schiavismo ‘coloniale’ che frutta un giro d’affari in costante aumento stimato intorno ai 400 milioni di dollari all’anno. Sempre più occidentali affittano l’utero di donne indiane e fanno ricorso a ‘cliniche-fabbriche’. Ogni anno vengono reclutate giovani ‘volontarie’ senza alcuna tutela medica nelle aree più povere producendo così più di 1.500 bambini l’anno con ovuli impiantati. Il governo indiano aveva già iniziato a regolamentare il mercato della GPA: nel 2013 aveva vietato il reclutamento selvaggio delle volontarie da parte di scout che agivano indisturbati al soldo delle cliniche private. Si è cercato anche di limitare il fenomeno delle madri surroganti ‘seriali’ che si sottopongono cioè a gestazioni per conto terzi a scadenza regolare. Il problema è che ora le cliniche si stanno trasferendo nella vicina Cambogia dove non esiste ancora una legge specifica. Si dovrebbe sensibilizzare l’opinione pubblica sui retroscena di questa pratica e abbattere la domanda, perché si troveranno sempre donne disperate e gente avida pronta a sfruttarle. Invece c’è chi lucra su questa pratica e la promuove grazie alla complicità dei media, della politica e dello spettacolo”. Eppure, tra Tribunali e media, sembra che ormai la strada sia tracciata. Come se fosse vietato opporsi a un destino ormai segnato. “Il bombardamento mediatico – continua la Perucchietti - e le aperture avvengono perché ci sono guadagni miliardari da parte delle lobby biotecnologiche: gli interessi in gioco sono troppo alti per vedersi sottrarre fette di mercato. Le lobby della biotecnologia spingono a esportare un’immagine edulcorata e ultratecnologica del fenomeno: basta visitare i siti che offrono i servizi per rendersi conto di come il marketing abbia fagocitato persino la maternità. On line o alle fiera Men Having Babies, dedicata alle coppie gay, si vendono sogni, ovuli freschi, bambini. I pacchetti completi hanno tutti i servizi: accompagnamento psicologico, assistenza legale, fornitura di ovuli e anche sperma (alla bisogna), fornitura di madre surrogata, voli e hotel nei Paesi individuati dove farla partorire, ecc. Chi ha i soldi può di fatto scavalcare le regole e andare all’estero, senza preoccuparsi delle reazioni al proprio rientro in patria. La risposta dei tribunali a quelle coppie che tornano in Italia con un figlio “comprato” è cambiata nel tempo, seguendo l’evoluzione della giurisprudenza internazionale. Sarà per questo motivo che si trovano siti anche in italiano che offrono agevolmente soluzione a chi voglia ricorrere alla maternità surrogata. Dall’altro ci sono le lobby LGBT che spingono affinché la pratica venga normata anche in quei Paesi in cui esistono restrizioni oppure è illegale. Per legittimare una pratica del genere è in atto da anni una forma sofisticata di indottrinamento mentale grazie a pubblicazioni editoriali e film, spettacoli, tribune politiche. Oggi l’utero in affitto è percepito dalle masse come un gesto di altruismo e di 'amore' invece che per quello che realmente è: una compravendita di bambini! Il fenomeno è ormai talmente legittimato a livello culturale che i giornalisti si occupano di denunciare il fatto che in Italia tale commercio di bambini non sia legale”. Già, “commercio di bambini”. Dopo il lavoro, anche l’uomo e la vita umana stessa sono divenuti una merce. “Nel mio libro – racconta al riguardo la scrittrice - analizzo il business della maternità surrogata, il traffico degli ovuli, i casi di cronaca più eclatanti, la situazione in Italia, il tentativo di normare la pratica, le ricerche scientifiche verso l’utero artificiale, la dimensione post-umana ed eugenetica del fenomeno. Al business delle madri surroganti di cui abbiamo parlato si deve aggiungere anche il commercio degli ovuli femminili che è diventato una vera e propria ‘fabbrica’. Negli Stati Uniti, per esempio, si tende a reclutare ragazze giovani, belle, atletiche e colte nei campus: i loro ovuli sono eugeneticamente preferibili. Le donatrici non vengono però informate sui rischi dell’iperstimolazione ovarica. I rischi a breve termine sono l’ictus, trombosi, aumento di peso, squilibri dell’umore, mentre quelli a lungo termine sono il cancro e la sterilità. Il mercato delle madri surroganti è l’ultimo tassello del processo di mercificazione della società occidentale che nella sua discesa agli inferi sta trasportando con sé anche l’Oriente. Ammantandosi del falso buonismo, si intende strumentalizzare il corpo femminile e fare dei bambini una merce di scambio. Il corpo della donna è visto come un forno e il bambino come un oggetto che può essere venduto e comprato. La generazione viene scollata dall’atto sessuale, dalla famiglia e diviene un lusso per pochi. Fabbricazione di bambini. Il politicamente corretto ha fatto in modo che ci si concentrasse esclusivamente sui desideri di coloro che non riescono o non vogliono avere figli per via naturale (parlando di progresso!), ignorando i diritti del bambino. Di fatto il suo benessere, i suoi interessi vengono strumentalizzati e ridotti ai capricci dei committenti. E qui si denota l’ipocrisia e l’egoismo di quelle coppie che sbandierano il valore dell’amore su tutto quale movente per giustificare qualunque cosa, compresa la maternità per procura. Strappare volutamente un figlio alla donna che lo ha partorito per venderlo o regalarlo ad altri non è umano. Non esiste il diritto a priori ad avere figli. Esiste semmai il dovere etico di prendersene cura una volta che il figlio è nato. Non tutti i desideri devono divenire diritti, spingere la legge a piegarsi a un capriccio, per quanto questo possa essere forte, viscerale, non è progresso, è un atto di puro egoismo”.