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Cristiano Puglisi

3 Agosto Ago 2018 03 agosto 2018

Per Svimez e Istat l'Italia va a picco. Ma si parla di razzismo. E di uova

Neanche in un film del compianto Carlo Vanzina si sarebbe potuto immaginare finale più comico per la vicenda di Daisy Osakue, l'atleta italo-nigeriana colpita da dei ragazzi con un uovo da un'auto in corsa in Piemonte. In seguito al ferimento della giovane atleta subito si erano infatti levate le voci di sdegno. "Colpa del clima di odio!", "Colpa del razzismo!" e tutta la solita e prevedibile tiritera di allarmi politicamente corretti, rafforzata dai titoli a caratteri cubitali dei soliti giornaloni, seguiva immancabilmente il fatto. Peccato che gli inquirenti abbiano quasi immediatamente spento la foga antirazzista di certi commentatori, già pronti ad organizzare improbabili adunate oceaniche (forse nel senso di balneari, dato il periodo) contro la terribile e incombente minaccia neonazista, escludendo a priori il movente razziale. Così, mentre già i dirigenti della sinistra italica, solitamente separati e divisi su tutto, ma in questi casi sempre e comunque uniti, speravano quanto meno di rifarsi con l'arresto di qualche testa rasata, è arrivata la seconda doccia fredda. Anzi, ghiacciata. Presi i responsabili, si trattava semplicemente di un gruppo di ragazzi che aveva agito per goliardia. Tra questi (notizia incredibilmente tenuta sottotraccia dai media principali) anche il figlio di un consigliere comunale del Partito Democratico. Bene, ora che i crudi fatti hanno rotto le uova nel paniere, si perdoni la battuta, ai signori dell'"ufficio sinistri", si spera che forse ci si possa concentrare su qualcosa di più importante. Come, magari, quel tasso di disoccupazione all'11% che attanaglia il bel Paese. Oppure come le 600mila famiglie costituite interamente da disoccupati del meridione, dato appena rilevato da Svimez (Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno) e raddoppiato rispetto a soli otto anni fa. In soli 16 anni ha lasciato il sud Italia oltre 1 milione e 883mila residenti, la metà di questi giovani. Una cifra,  per renderne la misura, che supera quella degli abitanti di una città come Milano. Numeri che parlano di un'Italia in forte sofferenza, dove le difficoltà a livello socio-economico stanno avendo importanti ripercussioni anche a livello sanitario sull'intero tessuto sociale. Sono infatti, secondo dati rilasciati dall'Istat pochi giorni fa, oltre 2,8 milioni (pari al 5,4% della popolazione con oltre 15 anni) gli italiani che soffrono di depressione e la malattia è in aumento tra gli anziani, fascia più colpita e dove il valore percentuale addirittura raddoppia rispetto alla media nazionale. Anche qui l'incidenza della crisi economica è evidente: dichiarerebbe infatti disturbi depressivi e ansia, nella fascia tra i 35 e i 64 anni, l'8,9% dei disoccupati e il 10,8% degli inattivi rispetto al 3,5% degli occupati. Problemi che non colpiscono solo gli anziani e i disoccupati ma, ovviamente, anche i loro figli. Secondo l'Istat "mostrano un lento ma costante incremento degli alunni con disabilità all'interno delle scuole italiane", dove ovviamente si intendono per disabilità quelle intellettive: disturbi del linguaggio, sensoriali, motori. Per alcuni esperti, tale boom sarebbe da collegare in primo luogo al senso di solitudine vissuto all'interno della società. Una società dove, evidentemente, ci si sente tutti atomi abbandonati a se stessi in un mare in perenne tempesta. Questa è l'Italia di oggi, l'Italia reale. Un'Italia uscita a pezzi dalla crisi scoppiata nell'ormai lontano 2008 e che ha bisogno di una cura che non sia soltanto a parole, che necessita di vera dignità, quella che non si restituisce con un decreto ma con una seria politica industriale e sulla formazione, quest'ultima possibilmente tarata sulle necessità del tessuto produttivo, cosa che oggi assolutamente non avviene in maniera sistemica e strategica. Con un alleviamento della pressione fiscale e della pressione burocratica. Realtà insostenibili. Eppure, di fronte a tutto questo, da un lato si continua a dibattere di fascismo, di razzismo, di omofobia. Dall'altro, grazie a questo diversivo eccezionale, si perde tempo. Si tergiversa allegramente. Sì, cari italiani, è proprio il caso di dirlo: hanno rotto... le uova. E, di questo passo, si va, inevitabilmente, verso una bella frittata.