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Andrea Indini

12 Ottobre Ott 2018 11 giorni fa

Lo spettro della Troika

Troika. Se ne inizia a parlare, sottovoce. Il primo a evocarla è stato il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, paragonando l'Italia alla Grecia. Un'evocazione che ora trova riscontro nell'avvertimento fatto trapelare ieri sera dai corridoi dell'Eurotower. La Bce di Mario Draghi ha già messo in chiaro che non interverrà per aiutare l'Italia nel caso in cui il governo o il settore bancario dovessero essere a rischio liquidità. Per ottenere qualsiasi tipo d'aiuto, il premier Giuseppe Conte dovrà prima concordare con Bruxelles un piano di salvataggio. Dovrà, cioè, mettere il Paese nelle mani della Troika. Proprio come fece la Grecia nel 2010. Quello che si chiedono tutti è: fino a che punto sono disposti arrivare Matteo Salvini e Luigi Di Maio per portare a casa la manovra economica? Il saldo dell'operazione è pesantissimo: dimostrare all'elettorato che il voto del 4 marzo vale e che il governo gialloverde è sovrano. Dall'altra parte, però, i vertici dell'Unione europea non sono disposti a fare sconti: pretendono di far rispettare le regole (in primis quella che determina il rapporto deficit/Pil) a tutti i costi. Dalla loro hanno strumenti efficaci come la speculazione sui mercati, che in questi giorni a piazza Affari sta mordendo i titoli bancari, e la bomba dello spread, che è tornato sui livelli record del 2013. Prima dell'effettiva bocciatura della manovra economica, dunque, la Commissione Ue si prenderà tutto il tempo necessario a far rosolare il governo e il sistema Italia sulla graticola della Finanza. Da Palazzo Chigi hanno messo in chiaro che non esiste un "piano B" per la manovra economica. E quindi sarà lo scontro. Il governo approverà la legge di Bilancio e Bruxelles avvierà una lenta procedura che, nel giro di un paio d'anni, potrebbe portare a sanzioni contro l'Italia. Nel mentre i mercati faranno, appunto, la loro parte per mettere in ginocchio il Paese. Già c'è qualcuno che parla di crisi del debito e della necessità, nel breve periodo, di un intervento esterno. Ma Salvini ha già messo in chiaro di non essere disposto a cedere a "speculatori alla vecchia maniera, come Soros" che vogliono solo "comprarsi in saldo le aziende italiane". Proprio come è successo in Grecia. Non è un caso se ogni due per tre Juncker torna a mettere sul tavolo quel programma di aiuti che negli ultimi otto anni ha portato Atene a dure riforme, austerità e privatizzazioni. I risultati di quel piano concordato con Bruxelles sono sotto gli occhi di tutti e devono essere guardati dall'Italia con estrema preoccupazione. La carta che sicuramente Lega e M5s intendono giocarsi è sicuramente quella delle elezioni europee. Non è un mistero. Lo hanno detto loro stessi: vincere a maggio per andare in Europa a cambiare quelle regole che possono mettere in ginocchio l'Italia. Una scommessa ad altissimo rischio perché dipende anche dai risultati che gli altri partiti sovranisti otterranno alle elezioni. Secondo un report della Stampa, tuttavia, le forze populiste arriveranno a conquistare non più di un terzo dell'Europarlamento. Le variabili, dunque, sono troppe per delineare uno scenario sicuro. Anche perché, come leggiamo sugli Occhi della Guerra, nella partita si inseriscono anche gli Stati Uniti che per aiutare il governo Conte sarebbero pronti ad "aumentare l'esposizione" sui nostri titoli di Stato. L'orologio, però, potrebbe giocare a sfavore del governo. Ieri, per la prima volta, i consensi di Lega e Movimento 5 Stelle hanno subito una battuta d'arresto a causa delle polemiche sulla manovra economica. A differenza di Salvini e Di Maio, che si giocano molto nei prossimi mesi, l'Unione europea e i mercati non solo non hanno alcuna fretta, ma hanno anche tutti gli strumenti per piegare un Paese. Proprio come è già successo con la Grecia.