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Antonio Ruzzo

14 Marzo Mar 2018 14 marzo 2018

Caos olimpico

Caos olimpico, altrochè tregua. Siamo un Paese strano che trova sempre il modo di ingarbugliarsi. Le candidature olimpiche sono l'esempio e senza neppure il bisogno di scendere nei dettagli dei dossier che le sostengono. Così dopo la figuraccia romana per i Giochi 2024  che poi sono finiti a Parigi  e che sarebbe con tutta probabilità finiti in Francia anche se la Capitale si fosse candidata, ora lo stesso scenario si apre sulla possibilità di ospitare i Giochi invernali 2026. Ha cominciato Beppe Grillo a sparigliare le cartee candidando ( ricandidando) Torino. il garante Movimento 5 stelle ha preso in contropiede il presidente del Coni Giovanni Malagò che avrebbe tanto voluto parlarne  con un nuovo governo eletto ma invece gli e toccato svelare i suoi piano. Che coinvolgevano (e coinvolgono) Milano che sarebbe stata già proposta al Cio come sede papabile con una lettera di disponibilità. Non si doveva sapere e invece si è saputo e così la situazione si è intricata. Anche perchè della partita potrebbero far parte anche Veneto e Alto Adige anche se da quelle parti c'è chi spinge e chi si defila.  Inizialmente si era parlato di una candidatura congiunta con l'Austria, poco dopo tramontata, poi è spuntata l'ipotesi di aggregare Bolzano alla candidatura di Innsbruck ma il popolo tirolese di Olimpiadi non ne vuole sapere. Quella che sarebbe stata la terza Olimpiade nelle terre d'Oltrebrennero è stata bocciata con un referendum nell'ottobre scorso. L'Alto Adige, che cullava il sogno di diventare olimpico già con Innsbruck, dopo la proposta del governatore Luca Zaia di candidare le Dolomiti ai Giochi del 2026 ha fatto subito dietrofront. Il presidente altoatesino Arno Kompatscher ha stoppato la candidatura di Bolzano per i Giochi affermando che «le regole attuali del Comitato olimpico internazionale non consentono di organizzare dei Giochi sostenibili». Insomma polemiche. Che si aggiungono a polemiche che sono quelle di oggi tra Palazzo Marino e il Pirellone tanto per non farsi mancar nulla: «La designazione spetta al Coni. Milano non si candida- ha annunciato perentoriamente il sindaco Giuseppe Sala- Qualora il Coni decidesse che la nostra è una buona candidatura, guarderemo con interesse la cosa e saremo più che disponibili a parlarne. Ma al momento non ci facciamo avanti, siamo assolutamente fermi e il presidente della Regione Attilio Fontana concorda con me». Ma forse i due non si sono capiti o non si sono spiegati bene perchè non pare proprio che il neo-governatore sia sulla stessa lunghezza d’onda di Palazzo Marino: «L'ipotesi di un coinvolgimento di Milano e della Lombardia per l'eventuale candidatura ad ospitare i Giochi Olimpici del 2026 mi vede favorevole- ha spiegato in un comunicato Fontana che voci bene informate raccontano abbastanza seccato per essere stato tirato per la giacchetta da Sala- Sono d'accordo con Matteo Salvini che sostiene una candidatura che coinvolga più Regioni, come Lombardia, Piemonte e Veneto, e più città, ognuna in grado di mettere a disposizione strutture o bellezze naturali come le nostre splendide montagne, il tutto ovviamente con un impatto ambientale nullo». Intanto a settembre del prossimo anno Milano ospiterà la 134ma sessione del Cio e potrebbe essere l’assist per strappare una candidatura. Ma prima bisognerà capire chi coprirà i costi che Palazzo Marino non si vuole accollare e come coinvolgere le istituzioni sportive della città «seccate» per non essere state fino ad ora considerate. Insomma è il caos. Che però potrebbe anche essere un bene. Come diceva Mao Tse-tung: " Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole...".