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Antonio Ruzzo

13 Luglio Lug 2018 8 giorni fa

Race Across limits, Sabrina va...

Domattina dalle 8.30 in Piazza Umberto I a Besana in Brianza parte «Race Across Limits». Sarà qualcosa di più di un viaggio, di un'avventura, di una sfida, di una corsa. Perche 2200 chilometri con 17mila metri di dislivello da Monza a Santiago de Compostela da pedalare in bici non saranno nulla se si pensa a ciò che è stato. Se ci si gira un secondo a guardare indietro. E lo sa bene Sabrina Schillaci, 49 anni, architetto di Besana Brianza che domattina partirà per questa impresa con amici, conoscenti, con chi non la conosce ma vorrà seguirla. Una lunga pedalata che servirà a raccogliere fondi per «Come for Children» un gruppo di osteopati abruzzesi che aiuta i bambini con disabilità. Un viaggio che per lei è un segno del destino che arriva dopo chilometri, fatiche, ironman e mezzi ironman. Che arriva dopo un tuffo nel lago nel giorno di Ferragosto di dieci anni fa,  quando uno scoglio,  finisce di traverso nella vita di suo marito e braccia e gambe non si muovono più. E a 40 anni ti crolla il mondo addosso. «Davide non era più l’uomo che avevo sposato – racconta Sabrina – In un attimo è cambiato tutto. La sua e la mia vita. La nostra casa, il nostro lavoro, la nostra azienda, i nostri progetti. Sono diventata le sue braccia, le sue gambe, la sua badante perché pensavo di poterlo aiutare…».  Spesso il futuro non è come ti aspetti e tocca farci i conti che magari non tornano. «Non ero pronta – ricorda – e presto sono caduta in una forte depressione perché siamo forse abituati a dare troppe cose per scontate». E allora si va alla ricerca di una nuova normalità che è difficile da accettare, che fatta di una quotidianità complessa, spigolosa, drammatica che un conto è sentirsela raccontare, un altro viverci dentro. La normalità di una vita che ritrovi quando meno te l'aspetti,  una mattina passeggiando con i tuoi pensieri all’alba sulla Promenade des Anglais a Nizza. «Ho visto un via vai di gente vicino alla spiaggia e mi sono avvicinata – racconta – Erano i triatleti che si preparavano a correre l’Ironman ed è stata come una scintilla. Ho deciso lì, all’istante, che ci avrei provato, che sarei arrivata al traguardo di quella gara».  E così è stato. Fine.  Ma non c'è mai fine. Così domattina si riparte.  Due settimane attraversando il Piemonte,  Costa Azzurra, Pirenei.  Tappa dopo tappa per raccogliere fondi, donazioni aiuti che andranno ad un gruppo di professionisti che lavora per aiutare i bambini con disabilità psichiche, fisiche e sociali. Basterà pedalare. A volte basta...