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Gioia Locati

10 Luglio Lug 2018 11 giorni fa

In un libro riflessioni sulla vita e sulla morte

Un regalo inaspettato, il libro “Lontananza Utopica” (Bolis Edizioni). Scritto dallo psicologo Roberto De Pas esperto di linguaggio, psicoterapeuta, amante del teatro, del cinema, dei libri. Conosco l’autore dal 1992. Lo contattai per documentare la mia tesi sul linguaggio e, da allora, mi è capitato di incontrarlo diverse volte. Un po’ perché il suo studio è sul mio percorso di ciclista cittadina, un po’ perché è stato fonte di alcuni miei articoli. Roberto è nato “clandestino” nel 1944, quando i suoi genitori, ebrei, erano in fuga da Livorno perseguitati dalle leggi razziali. La famiglia trovò riparo a Lucca, sotto falso nome. Conoscevo questo suo passato e anche il dolore che lo investì da adulto, la perdita del padre ucciso da due rapinatori nella gioielleria in cui lavorava. Ma ignoravo la ferita aperta sviscerata in queste pagine; il libro è più simile a un diario. Incessante il dialogo con se stesso e con gli amori perduti (a turno parleranno di sé i tre protagonisti). Aggettivi, sostantivi, verbi e citazioni che scorrono rapidi e ti catturano fino a toglierti il respiro. C’è una bambina con il nome del mare, Thàlassa, che muore a 9 anni in un’incidente d’auto assieme alla sua mamma Paola. E un padre e marito di 44 anni che le ritrova su una spiaggia di sabbia bianca come quella che ricopre il litorale della Maremma. Dopo 30 anni. Non c’è come scrivere per ritrovare i ricordi e ritrovarsi. Quanti pensieri elaboriamo in 30 anni e come si esce da un dolore così assurdo? Forse non se ne esce, fa capire l’autore. Ma c’è una condizione di eterno presente, c’è un posto che contiene tutto e non perde nulla. “Il nulla del tuo non esserci diventa tutto di te”, scrive l’autore.  “Sprofondato in un dolore che mi ha dato indicazioni, ho capito che cerco la felicità nel cercarti ovunque. Ecco perché la lontananza è utopica, perché crea la vicinanza…”. Proprio perché lei c’è stata, è esistita, in qualche modo è ancora. E la sua vita è potuta accadere grazie a un nonno eroe “che aveva attraversato le strade delle violenze che dilaniavano, con indifferenza... Era il tempo dell’umanità rara e della bestialità dominante, della banalità del male. Era il tempo dei saldi del razzismo: a poco prezzo il delatore svendeva al proprio simile i propri simili, ben sapendo di consegnare agli assassini anche la propria coscienza...Tutto si era capovolto. E lui, il tuo nonno, si era difeso da spie e nemici evitando gli assassini…”.  Così sono nati prima Roberto e poi Thàlassa. L’incontro fra i tre protagonisti avviene in un eterno presente. C’è un concerto di violini, in mezzo ai gigli bianchi come la sabbia, vicino al mare, nella capanna costruita da papà Roberto. Il titolo del libro si rifà a un concerto di Luigi Nono, La Lontananza Nostalgica Utopica Futura. La lontananza utopica è il luogo in cui tutto si ritrova. Una speranza-verità cui l’autore giunge attraverso il dolore, “difficile distinguere il mio mondo dal tuo, tutto è intriso di te”. Tuttavia, dice anche “dovremmo ridere ora che ci siamo incontrati”.   Una volta la morte ebbe accesso, tu ti nascondesti in me. (Paul Celane)