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Gioia Locati

6 Agosto Ago 2018 8 giorni fa

Quei farmaci in gravidanza

A 50 anni dal processo italiano che ha segnato uno dei più grandi scandali della Sanità - il farmaco anti nausea somministrato alle donne in gravidanza che ha fatto nascere migliaia di bambini senza braccia e gambe - arriva una notizia dall’Olanda che lascia di stucco. Alle donne incinte che manifestavano poca crescita del bimbo in grembo è stato dato il Viagra. L’infelice sperimentazione ha provocato la morte dei feti per danno polmonare. Cliccate qui. Le donne della mia generazione si sono avvicinate alle maternità con le raccomandazioni di ginecologi e ostetriche: in gravidanza i farmaci sono proibiti. Così come il fumo, l’alcol e il cibo spazzatura. Dallo stile di vita della donna dipende la salute del bimbo, dal primo giorno del concepimento allo svezzamento dal latte materno.  Le attenzioni valgono tanto più oggi, a quasi vent’anni dalle mie gravidanze. Perché si è visto quanto alcune molecole, anche contenute negli alimenti, influiscano sull’espressione genica (ossia su come si esplica l’attività dei geni). Gli studiosi hanno mostrato anche che il nostro modo di nutrirci e di muoverci ci permette di selezionare le popolazioni di batteri “buoni” che popolano il nostro intestino. Al contrario, il cibo spazzatura, l’eccesso di tossine, di antibiotici e di alcuni farmaci, favoriscono la proliferazione dei batteri “cattivi”che possono mettere a rischio la nostra salute. Cliccate qui. Se ne deduce che quando una mamma ingerisce qualcosa di tossico, oltre a modificare la propria flora intestinale, compromette il sistema immunitario in formazione del piccolo. Sempre più studi, tra l’altro, mostrano la connessione fra il tipo di flora intestinale (microbioma) e la salute del sistema nervoso. Alcune malattie autoimmuni e degenerative - Alzheimer, Parkinson e autismo - sono frequentemente associate a popolazioni di batteri “cattivi” che hanno preso il sopravvento su quelli “buoni”.   Il talidomide. La storia di questo farmaco “da banco” inizia negli anni Cinquanta quando fu lanciato e pubblicizzato come sicuro anche in gravidanza. I test eseguiti su animali erano rassicuranti, la pubblicità, curata dal produttore tedesco, assai pressante. Il sedativo sarebbe andato bene anche ai bambini e a chiunque fosse stato “sottoposto a stress emozionale”. In poco tempo la molecola conquista il mercato, ben 46 Paesi lo useranno con nomi diversi. Cliccate qui. La campagna marketing continuò anche dopo gli allarmi lanciati dalla FDA che davanti agli effetti neuropatologici negò la licenza in USA.  Era il 1959. I primi bambini focomelici, senza braccia e gambe, nacquero nel 1960. L’ industria tedesca non analizzò tutti i possibili effetti collaterali, nonostante, a partire dagli anni Cinquanta, l’illustre embriopatologo Rupert Allan Willis ponesse l’attenzione sull’uso di farmaci in gravidanza e i possibili danni sull’embrione. Quando il disastro era ormai evidente, nel 1961, il talidomide è stato ritirato dal commercio. Ma in Italia e in altre nazioni ha continuato a essere distribuito per anni; i medici “della mutua”, all’epoca, non avevano un’adeguata rete di informazione e controllo. Così, per ignoranza e per smaltire i grossi quantitativi nelle farmacie, le vendite sono andate avanti. Si deve all’esperienza drammatica dei migliaia di bambini nati malformati, la nascita della farmacovigilanza, alla fine degli anni ‘60, ratificata con legge nel 1987 (ma attiva solo a partire dagli anni 2004-5). Si scoprì poi che era sufficiente una sola compressa di talidomide da 50mg per provocare anomalie congenite in una gravidanza su due.   Il calvario del risarcimento. Fino a un anno fa (!!!) le centinaia di vittime riconosciute in Italia (ventimila in tutto il mondo, senza contare gli aborti) non avevano ancora ottenuto risarcimento per un cavillo, la mancanza del regolamento attuativo. Oltre al danno, la beffa. Perché quando finalmente fu firmata la legge, nel 2009,  il risarcimento era previsto per i soli nati dal 1959 al 1965. Si dovette arrivare al 2016 per vedere riconosciuto il diritto al risarcimento a tutti i menomati dal farmaco nati prima del ‘59 e dopo il ‘65. Ma anche qui, sentite. Nel 2016 nessuno si prese la briga di informare i danneggiati, ma anzi, venne posto un lasso di tempo di due mesi per presentare formale domanda di risarcimento. Dopo di che, ancora niente, senza il regolamento attuativo. Che è arrivato solo un anno fa... Ingannati e abbandonati come potete leggere qui.   Il Viagra. Una ricerca condotta, nei mesi scorsi, in 10 ospedali olandesi ha coinvolto 93 donne alle quali era stato diagnosticato un feto più piccolo della norma. Così è stato dato il via libera all’uso del farmaco, nato contro la disfunzione erettile, in gravidanza. Si sperava potesse aumentare l’irrorazione sanguigna verso la placenta e che il feto ricevesse più nutrimento. L’ipotesi era stata supportato da una ricerca sui topi (anche il talidomide non era risultato tossico sui topi). Di fatto la pillola blu ha danneggiato irrimediabilmente i polmoni dei piccoli in grembo provocando la morte di 11 feti. La sperimentazione è stata sospesa, tante scuse alle famiglie e saluti... Ai miei tempi la raccomandazione prevalente era sempre quella di non assumere alcun farmaco se non strettamente necessario. Ma per lo stesso tipo di problema si suggeriva alle mamme l’aspirinetta per la sua capacità di irrorare i vasi sanguigni che portano nutrimento alla placenta. Insomma, il rimedio c’era ed esiste tuttora. Pur tuttavia, a volte, vi è la necessità di sperimentare nuovi farmaci, altrimenti non ci sarebbero nuovi brevetti, è il progresso bellezza...   Cosa insegna l’esperienza. Quanto è accaduto 50 anni fa e quanto si è ripetuto oggi in Olanda ci insegnano a: -guardare con sospetto il battage pubblicitario di un farmaco, specie quando è tanto insistente; -diffidare della “sicurezza sui topi”; -la salute è nostra e siamo noi responsabili della vita che portiamo in grembo, i medici fanno le diagnosi, spiegano ciò che a noi risulta incomprensibile, ci suggeriscono cosa farebbero al posto nostro. Ma non possono obbligarci ad assumere alcun farmaco per il semplice fatto che siamo noi le interessate dei benefici o dei danni degli stessi.  -Ricordiamo che in caso sciagurato di danno irreparabile (vedi talidomide e danni vaccinali riconosciuti)  il percorso per ottenere giustizia è piastrellato di rabbia e cementato con lacrime e sangue...