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Gioia Locati

9 Ottobre Ott 2017 09 ottobre 2017

Ri-scoperte

Ho partecipato a un corso di scrittura autobiografica e “terapeutica”. Avendo già sperimentato il potere liberatorio della tastiera e sapendo che l’incontro sarebbe stato tenuto da una mia vecchia amica, Alessandra Perotti, ero emozionata e incuriosita. Non avevo più incontrato Alessandra dall’ultimo anno di liceo alle Marcelline. La ricordo varcare la soglia della classe sempre con qualche libro sottobraccio. Non erano testi di scuola. Ma romanzi, saggi, poesie. Era una strenua lettrice, di ogni classico e di ogni novità. Sapeva consigliare pure i professori. O in virtù di qualche concorso vinto o perché i suoi temi erano particolarmente belli, Alessandra si era conquistata la fama di “letterata”. Rieccola oggi. Qui potete trovare informazioni sulla sua attività e sui suoi corsi. In sala sono con un’altra cara amica, l’Ale (si chiama anche lei Alessandra), sempre ex Marcellina, e compagna alla facoltà di Filosofia. Mi piace pensare che non sia un caso il nostro ritrovarsi. Vi dico subito che mi aspettavo un corso solo tecnico, suggerimenti su come affrontare la pagina bianca, sull’incipit più accattivante; su come “imprimere sul foglio il proprio dolore”, per guardarlo da fuori, rimpicciolirlo e magari farlo in mille pezzettini. C’è stato tutto questo. E ci sarà pure un seguito, perché Alessandra è una miniera di corsi. Ma c’è stato anche dell’altro.   Scrivere di sè. Lo scrivere di sè è terapeutico perché aiuta a conoscerci, spiega Alessandra. “Il passato è prezioso, è il filo che guida la nostra esistenza, senza passato non saremmo la persona che siamo”. Ma spesso è difficile aprire la scatola dei ricordi, potrebbero affiorare momenti dolorosi. “Il modo in cui raccontiamo la nostra storia ha un senso. L’atto di scrivere rafforza i pensieri. E la mente ascolta le nostre parole. Se ci lamentiamo, il cervello ci restituisce una nenia lamentosa...”. L’invito è a scrivere bene di noi. A sottolineare le fortune e non le mancanze, a ricordare le ferite per perdonarle. L’identità, il chi siamo, si cerca ma si costruisce anche. Il dolore ci avrà anche segnato ma guardiamolo dall’alto, “tutto ha un senso nel suo dispiegarsi”.   Vision. La parola Vision compare nel titolo del corso. Alessandra invita a conoscersi per scrivere di sè e realizzarsi. La Vision è la nostra meta, ciò che ci impegna, che raccoglie le nostre energie. Il perché sono qui e non altrove. Il senso unico e autentico del mio cammino. Come faccio a sapere se sono nella mia Vision? Alessandra è ottimista, invita a scrivere perché “la scrittura aiuta a far chiarezza”: “La Vision è il contributo che diamo al mondo, che si serve di progetti e di sogni ma non va confusa con essi. Gli obbiettivi possono cambiare, la Vision è il tuo posto. È una certezza. È il tuo abito. Si inserisce nel tutto, non viaggia per conto suo ma tiene conto degli altri. E dà gioia. È quel qualcosa che se la tua vita finisse ora, saresti grato alla vita perché sei stato chi volevi”. Che ne pensate?