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Gioia Locati

5 Gennaio Gen 2019 05 gennaio 2019

Terra Mala

Terra Mala è la madre terra che si è ammalata. E che partorisce frutti avvelenati e bambini con la leucemia. È la Terra dei Fuochi. Ma non solo. Il pentolone scoperchiato dopo 30 anni, con le sue tonnellate di rifiuti smaltiti illegalmente, ci illude vi siano confini, che siano poche le province ammalate. Invece no. Come l’acqua non si separa dall’acqua, nè il vento si ingabbia in un vaso, Caserta e Napoli sono l’Italia intera. Un libro coraggioso Terra Mala (sottotitolo: Vivere con il veleno) quello del fotoreporter Stefano Schirato per Crowdbooks. Fotografie in bianco e nero, a tutta pagina, ci portano nel mezzo delle discariche di Casalnuovo, fra i roghi abusivi di Caserta, nelle masserie poste sotto sequestro. Si incontrano sporcizia e dolore. Ritratti di aree abbandonate, come la Cava Monti di Caserta, un tempo fertile pascolo e oggi inaccessibile, dopo anni di sversamenti di rifiuti speciali. O come il percorso idrico artificiale progettato dai Borboni, i Regi Lagni, a Marcianise. Ci sono i tetti di amianto, le manifestazioni dei residenti, le gesta degli attivisti sempre in prima linea come Lucia De Cicco che quasi ogni giorno controlla i siti di smaltimento o Rosa Bianco che censisce i malati di cancro del suo quartiere. Ma soprattutto, c’è lo strazio delle madri che piangono i loro figli, morti di leucemie linfoblastiche acute o di tumori al cervello. Le camerette vuote e i peluche abbandonati. Ci sono i bambini con la testa pelata e le mascherine, in isolamento, “oltre alla malattia costretti a fare i conti con i propri pensieri...”. Perché sono i malati di tumore il grido di Terra Mala. Ciò che ha spinto il fotografo a perlustrare la zona per quattro anni. E a fare del suo lavoro, il catturare immagini magistralmente, un’opera con un senso. La pubblicazione è stata possibile grazie a un crowdfunding sostenuto anche dall’azienda farmaceutica Guna. Scrive padre Maurizio Ponticello, parroco al quartiere Parco Verde di Caivano, (Napoli) che “nascondere il brutto che l’uomo del nostro tempo riesce a fare per egoismo, ingordigia, per un’anomala e suicida sete di possesso non è un bene ma un peccato di omissione. Dal punto di vista professionale, una grave mancanza. Farlo conoscere, al contrario, è un atto di responsabilità e di amore. Perché l’uomo pentito possa fare marcia indietro. Perché ai danni provocati nel passato si possa rimediare sapendo che chi dimentica gli errori dei padri sarà costretto a ripeterli”. Antonio Giordano, oncologo e ricercatore alla Sbarro Health Research Organization definisce la Campania, sua regione natìa, un “laboratorio di cancerogesi a cielo aperto”. Giordano ha analizzato i dati delle schede di dimissione ospedaliere e riscontrato che i tumori mammari tra i 25 e i 44 anni, rispetto alle statistiche degli organi ufficiali (periodo 2000-2005), sono sottostimati del 26,5%. Nel 2011 ha pubblicato “Wasting Iives: the effects of toxic waste exposure on health. The case of Campania, Southern Italy” e osservato un aumento delle morti di cancro in Campania del 22%; un aumento delle malformazioni congenite urogenitali (82%) e del sistema nervoso (84%). Dal libro: Il reato non è ambientale ma di impresa, per motivi economici: alcuni imprenditori, delinquenti, usano la forza della criminalità organizzata per far sparire i rifiuti speciali di un’economia in regime di totale evasione fiscale e contributiva. Grazie al lavoro di alcuni magistrati (dopo le rivelazioni choc di collaboratori di giustizia) si è riusciti a scavare in molti siti tra Napoli e Caserta dove sono stati seppelliti rifiuti industriali e scorie. Le discariche abusive sono tombate in modo perfetto nel tempo di una notte e non sono visibili da fuori. I rifiuti si trovano in profondità ricoperti con almeno 30 centimetri di suolo vegetale. A occhio nudo, la mattina successiva non si nota nulla. Questo lascia pensare a un’organizzazione complessa. La prima foto: spazzatura in via Cinquevie, nel cuore della Terra dei Fuochi, Casalnuovo, Napoli, 2015; qui sotto: la piccola Anna di Casoria, Napoli, 2016, combatte una leucemia linfoblastica acuta.