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Gian Maria De Francesco

2 Ottobre Ott 2017 16 giorni fa

Il «pasticciaccio» delle Coop

Di recente sul Giornale vi abbiamo descritto la pericolosa situazione dei 9 miliardi di risparmi affidati dai soci delle Coop alle proprie mutue con il prestito sociale. In materia la Banca d'Italia non ha poteri di vigilanza perché le cooperative sono soggette alla supervisione del ministero dello sviluppo economico. Da un punto di vista finanziario, osserva Fabio Accinelli, esperto di diritto dei mercati, «è interessante porre l’accento sul fatto che i tassi pagati dalle Coop agli associati sono di molto inferiori ai rischi reali che essi corrono» e che «se le Coop potessero emettere un prestito obbligazionario sul mercato, i tassi che esse dovrebbero pagare sarebbero di almeno due o tre volte più alti». A livello giuridico, aggiunge, il prestito non è una raccolta pubblica di risparmio bensì è un istituto classificato come “legittimo”: ovvero remunerativo per i soci, organizzato e controllato da una regolamentazione rigorosa quanto attenta alla quale, però, mancano le garanzie in atto per una raccolta pubblica. Banca d'Italia ha messo alcuni paletti, tra i quali il più evidente è che il prestito sociale non superi di tre volte il patrimonio netto della Coop a cui si riferisce. Ed è proprio il patrimonio netto, come vi abbiamo raccontato sul Giornale, a vacillare perché decurtato dalle svalutazioni inerenti alcuni investimenti finanziari come quelli effettuati dalle Coop in Mps e Carige. Per quanto riguarda Siena, ad esempio, Unicoop Firenze si è costituita parte civile nel processo penale in atto, avviando contestualmente una causa civile per risarcimento danni pari a 260 milioni, valore individuabile negli aumenti di capitale sottoscritti. Vi sarà una prima udienza presso il Tribunale di Firenze ad ottobre. Secondo Accinelli, «le Coop dovranno attuare una svalutazione con conseguente rafforzamento del proprio patrimonio, soluzione giuridica attuabile attraverso strumenti di legge che potranno consentire di restare nel parametro indicato da Banca d’ Italia con un rapporto di uno a tre tra patrimonio e prestito sociale».     Altro discorso è il caso Unipol: qui ci troviamo di fronte ad un valore di borsa 5 volte superiore a quello della capogruppo Unipol Gruppo Finanziario. Tutto ruota attorno al ruolo di Holmo, holding di riferimento delle Coop ed altresì azionista di Finsoe, società che a sua volta con il 31,4% controlla di fatto Unipol Gruppo Finanziario. Per le cooperative di consumo riunite nella holding la minusvalenza è solo latente, il problema sussisterebbe se fosse imputata a bilancio. Per il momento, la strategia attuata da molte cooperative è quella di ridurre l'esposizione al prestito sociale, così come non è stato raro il caso di forme di «solidarietà interna» con le più grandi che effettuano prestiti alle più piccole. L'obiettivo è evitare il ripetersi di crac come quelli della Coop Muratori di Reggiolo (raccolti 49 milioni e restituiti 19) e ella Coop Orion, (5 milioni raccolti e 2 restituiti), mentre restano in bilico le situazioni della Cooperativa di costruzioni Di Vittorio di Fidenza, della Coopsette e della Unieco di Reggio Emilia. Secondo Accinelli, la bolla scoppierà «dopo le prossime elezioni politiche» perché è altamente improbabile che il Pd, speso collaterale al mondo delle cooperative rosse, si faccia trascinare in basso nei sondaggi da questo pasticciaccio. Non a caso, gli ultimi scampoli di legislatura saranno dedicati anche a una legge di riforma del prestito sociale. «A conti fatti, come sempre, a perdere saranno i risparmiatori italiani», conclude l'esperto. Wall & Street