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Stefano Giani

14 Giugno Giu 2019 12 giorni fa

"Beautiful boy", la storia vera di Nic ridotto a schiavo del pianeta droga

Gruppo di famiglia in un tunnel cieco. La via d'uscita è di quelle che, se c'è, non si vede. E percorrerla sembra la tappa di un calvario dove il Golgota è l'inferno. Capovolto come l'imbuto dantesco. Matrimoni distrutti, separazioni e nuove nozze. Il frullatore familiare non ammette pause né una pietosa tregua per respirare quel tanto che basta prima di finire ancora in apnea. E, se i dissidi coniugali sono il contorno, il viaggio "stupefacente" del figlio di un giornalista free lance si trasforma nell'incubo collettivo. La dipendenza ha il colore delle tenebre e l'astrazione di chi la vive si sposa con la tragedia di chi assiste a quel precipizio. Al dramma di un ritorno improbabile. David Sheff (Steve Carell, recente protagonista di Benvenuti a Marwen e Vice) condivide il precipizio nella tossicodipendenza del figlio Nic (Timothée Chalamet divenuto celebre per Chiamami col tuo nome) ed è aiutato dalla seconda moglie ma intralciato dalla disperazione della prima. Il vero braccio di ferro però è con l'eroina e tutte le altre sostanze, alle quali il diciottenne Nic non riesce a resistere. E, quando si innamora di una ragazza con le sue stesse debolezze, crolla nuovamente nell'abisso. La morte lo tocca. Lo sfiora. Lo bacia. Ma... Felix Van Groeningen, regista belga di 42 anni,  è incapace di sottrarsi alla tentazione di confezionare un altro film cupissimo, dopo quell'Alabama Monroe che trattava di un amore sofferto e apocalittico. Beautiful boy ricalca quel modello, scandagliando patimenti che arrivano a mostrare le fasi della tossicodipendenza, portando lo spettatore a diretto contatto con sequenze crude quanto dolorose, attraverso i dettagli di una via crucis senza fine. I riflettori tagliano il buio del dramma indugiando sui gesti ricorrenti dell'universo tossico con una sapiente costruzione delle riprese. La sottolineatura della tragedia di certe abitudini ne mette in evidenza la drammaticità, spogliandole però dall'inquietante disgusto di tante ambientazioni deteriori del mondo della droga. Resta solo l'angoscia che filtra dallo sforzo di un genitore di strappare il figlio a un inferno irreversibile. Ne emergono gli sforzi, spesso vani. Le insidie, incombenti e minacciose, a oscurare  i raggi di sole del primo successo. E ne emerge il quadro effimero dell'intenzionalità di liberarsi da una morsa che in realtà tiene avvinghiati anche quando sembra sul punto di allentare la presa. Il senso, neppure troppo criptato, è nella precarietà del conflitto contro una dipendenza che non allenta le catene dei suoi schiavi neppure quando sembra sul punto di farlo. Una guerra dove tutto appare sterile e inutile, al punto di corrodere la mente e la disponibilità alla resistenza a chimere mortali. Beautiful boy mostra un'evidente citazione già nel titolo. Il richiamo è alla canzone di John Lennon Darling boy, che sembra ritagliarsi perfettamente sulla figura del giovane protagonista, in balia delle proprie fragilità e dal sentirsi  motivo di delusione per il padre che invece, con le sue critiche, vorrebbe migliorare quel ragazzo. Sfumature sfilacciate di tessuti familiari che incidono sul presente di un'età debole e vulnerabile. Insomma, il prezzo pagato dal film è quello di insistere su tematiche largamente frequentate, che hanno ormai ben poco da rivelare più di quanto sia stato già detto nel corso dei decenni. Sul grande schermo la droga ha avuto progenitori frequenti e sostenuti sin da Christiane F. - Noi i ragazzi dello zoo di Berlino in cui la regista Uli Edel raccontava la sua storia di tossicodipendenza. Era il 1981 e non era la prima volta che l'eroina deturpava vite. A distanza di decenni i casi sono stati frequenti e ora costruire un altro film su questo specifico argomento sembra quasi un avvilupparsi su se stessi. Tuttavia Van Groeningen è attento e sensibile alle tragedie familiari e la tossicodipendenza è una delle più frequenti cause scatenanti. In buona sostanza un ricorso un po' scontato ma di qualità. Corredato di una colonna sonora avvincente, l'opera - affatto originale - merita. A patto di essere in pace con se stessi. Intensa l'escalation di un dramma che ha origini reali e proviene da fatti veri, testimoniati dai due libri che David e Nic Sheff hanno scritto per raccontare il calvario della droga da due versanti opposti. Eppur paralleli. [youtube ElCxZ6dhMds nolink]