Blog

Stefano Giani

10 Gennaio Gen 2019 10 gennaio 2019

"City of lies", i delitti di due rapper "risolti" dal commissario Depp

Solo un uomo vero sa riconoscere gli errori.   Anche il rap ha i suoi lutti. Morti che hanno fatto storia e non accettano la memoria degli archivi semplicemente perché sulla dinamica di quei delitti non è stata ancora fatta luce. E con ogni probabilità non sarà fatta mai. Siamo negli Stati Uniti tra settembre 1996 e marzo 1997, tra Las Vegas e Hollywood. Nella patria dell'azzardo fu ucciso in un agguato al semaforo Tupac Shakur, crivellato di proiettili da un'auto sparita nel mistero. Nel paradiso del cinema trovò la stessa fine The Notorious B.I.G., noto anche come Biggie, rivale di Shakur assassinato sei mesi prima di lui. I due rapper neri erano figure notissime nel panorama musicale degli anni Novanta, entrambi molto discussi e coinvolti a una polemica infinita che terminò soltanto con la loro doppia fine. Sciabolate, più che colpi di fioretto, assestati con i testi delle canzoni che hanno avuto larga fortuna anche dopo la scomparsa di queste due stelle del firmamento hip hop. Un doppio delitto, insomma, con mandanti ed esecutori che restano avvolti nell'ombra e dall'ombra ora rispuntano perché City of lies - L'ora della verità di Brad Furman riporta in primo piano quelle vicende sepolte negli anni e nella giustizia ingiusta che non sempre riesce a trovare i responsabili dei crimini non soltanto nella bistrattata Italietta ma anche nei civilissimi Stati Uniti. E gli assassini di Tupac Shakur e Biggie, siano la stessa persona o soggetti diversi, circolano liberamente per le strade della West coast. Tuttavia, poco importa al regista identificare chi per molti anni è riuscito a nascondersi tra le pieghe della società e delle indagini. City of lies è un tipico giallo a stelle e strisce, di quelli che finiscono per puntare l'indice contro le colpe di una polizia tutt'altro che irreprensibile e in questo giallo cupissimo e vertiginoso viene mostrata la faccia disonesta dei tutori dell'ordine. Una sorta di gara a nascondere compiacenze e aiuti dietro la faccia truce che espelle chi - dentro la polizia di Los Angeles - aveva una sua precisa teoria e non voleva rinunciare a portarla avanti. Il racconto è portato avanti con gli occhi e la voce di Russell Poole (Johnny Depp) l'inquirente espulso con un pretesto perché evitasse di scoperchiare il marcio dei colleghi. A supportarne la narrazione è un giornalista, Jack Jackson (Forest Whitaker) che non intende rinunciare a indagare sul caso di queste due morti sospette. Entrambi i protagonisti, tuttora in vita, hanno partecipato alla stesura dell'articolo che si è trasformato in un libro e successivamente nel film per consentire al suo autore di non dover tagliare particolari che hanno sorprendentemente arricchito la trama. City of lies nasce quindi per sedimentazione e per passi successivi che portano alla stesura di un film caparbiamente voluto, ma terribilmente cupo, accresciuto da una caratteristica non convenzionale ma decisamente incisiva. Sono praticamente del tutto assenti le figure femminili. Il risultato è un thriller in cui la ricostruzione cronistica si aggiunge alla disamina - abbastanza consueta per l'America - di mettere in risalto la faccia sporca delle forze dell'ordine. Il film non perde il ritmo, sempre intensissimo e in ciò sostiene l'attenzione di uno spettatore, chiamato però a un duro compito. Ricomporre i pezzi di un puzzle che si smontano e si riassestano strada facendo. Un'operazione che non rende agevolissima la lettura della trama e costringe ad anteporre e posporre fatti che vengono narrati in una sorta di memoria che esce dai dialoghi di Poole e Jackson. Due scorze ruvidissime che fanno fatica ad allacciare un rapporto amichevole ma, una volta compiuto il passo, sanno prendere per mano la platea. Non è la tecnica del flashback a guidare lo sviluppo delle vicende ma un intricato reticolo di legami, dovuti anche alle connessioni sotterranee che collegano i delitti dei due rapper a porre il pubblico davanti al compito di decriptare una successione di eventi che cambiano ruolo e posto per il violento accavallarsi e stravolgersi reciproco atto dopo atto. Un fatto è certo.  Con City of  lies non si corre il rischio di assopirsi ma semmai quello di finire travolti dal frullatore di fotogrammi. Declinati al maschile. [youtube 2yQNmfpp0es nolink]