Blog

Stefano Giani

20 Febbraio Feb 2019 20 febbraio 2019

"Copia originale", i falsi d'autore della scrittrice rifiutata dagli editori

Il confine tra la scrittura e il falso è labile come l'ondeggiare della fantasia e, per una biografa che di mestiere deve attenersi alla verità, il peccato non è veniale. D'altronde chi vive di libri sa che la fortuna oscilla e un infortunio commerciale può equivalere all'indigenza assoluta. Accadde a Lee Israel che, dopo aver incontrato l'attrice Katherine Hepburn, ne scrisse su "Esquire" un profilo sotto forma di intervista che le aprì la strada verso altre donne dello spettacolo finché non s'imbatté nell'imprenditrice Estée Lauder con la quale si accese un litigio. La sua biografia della stilista americana finì per uscire con un'autobiografia della Lauder e per Lee Israel fu la fine della sua carriera. E l'inizio della storia che invece viene rivelata in Copia originale di Marielle Heller che prende le mosse proprio dal prematuro declino di quella donna tutt'altro che avvenente, appassionata di gatti e relegata in un sottotetto, maleodorante ricettacolo delle mosche senza nemmeno i soldi per far curare il suo micio. Il film ha un titolo originale diversissimo da quello tradotto in italiano - Can you ever forgive me? - e si riallaccia direttamente a un'altra scrittura autobiografica, stavolta per mano della stessa Israel, che racconta la sua vita dopo lo scontro con l'imprenditrice. Ora il testo è approdato sul grande schermo raccontando la New York degli anni Ottanta fra le fumose atmosfere dei pub e dei locali, Le feste private e le sconfitte di chi finisce vittima della sorte avversa. Rifiutata dalla sua agente che non le nasconde l'imbarazzo nel presentarla agli editori, Lee incontra dopo lunghi anni un collega del passato, raffinato omosessuale e cocainomane con la passione inguaribile dell'alcol. Anch'egli in cattive acque e a corto di denaro, i due stringono un'inattesa alleanza dopo un gesto disperato della donna che sacrifica una lettera autografa per racimolare qualche spicciolo. Pressata dall'affittuario e cacciata perfino dal veterinario, Lee preferisce soffrire la fame per curare il gatto ma la vendita del cimelio le apre prospettive inattese. Diventa così una falsaria di professione e inizia a confezionare documenti inesistenti firmati con nomi celebri. L'attrice Louise Brooks. Il commediografo e regista Noël Coward. La poetessa Dorothy Parker. E perfino Ernest Hemingway. I librai si fidano di quella donna, modesta ma convincente, finché un appassionato collezionista e profondo conoscitore di Coward sospetta che l'ultimo "pezzo" appena acquistato non sia autentico. I timori diventano presto realtà e Lee Israel - che nel frattempo si era dedicata anche nei furti nelle biblioteche - diventa ufficialmente una ricercata. Seconda regia della Heller dopo una serie tv americana e The diary of a teenage girl, Copia originale non si discosta dalle testimonianze della stessa Israel, morta alla vigilia di Natale del 2014. L'America degli sconfitti ha il fascino di non essere gli Stati Uniti patinati e brillanti con l'opacità dietro la luce. E questo è forse il lato migliore di un film che si avvale, di fatto, di due soli attori. Melissa McCarthy, già vista in molte commedie commerciali come il riadattamento di Ghostbusters, acquisisce una dimensione nuova, lontana da tanti discutibili copioni del passato come Richard Grant, reduce da Jackie di Pablo Larraìn e The iron lady, ora alle prese con un attempato scrittore omosessuale che, nella realtà, fece parte della vita reale di Lee Israel. Al di là dell'oggettività del narrato che emerge dalle pagine autobiografiche Copia originale propone il tema del confronto fra vero e autentico che occupa una larghissima parte della "società liquida" come è stata definita la postmodernità attuale dal filosofo Zygmunt Bauman. Ebbene in anni in cui la distinzione si fa sempre più effimera grazie al proliferare delle riproduzioni - concetto che rinvia allo scritto di Walter Benjamin L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica - il tasto della verità e della contraffazione hanno invaso interi settori commerciali, alimentata grazie anche all'uso indiscriminato e spesso incontrollato di ciò che finisce online in pasto a un pubblico al quale spesso mancano perfino i mezzi per controllare la correttezza di ciò che viene sottoposto. È l'era del cosiddetto "falso d'autore" un po' come traspare anche dall'attività della Israel, figlia però di un tessuto sociale in cui la necessità di mantenersi si scontrava con un settore del lavoro che l'aveva, forse ingiustamente, respinta. [youtube tZb2Q0E_YXU nolink]