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Stefano Giani

14 Settembre Set 2018 14 settembre 2018

"Dog days", maestri a quattro zampe Un colpo di coda cambia la vita

Il migliore amico dell'uomo e della donna ha quattro zampe e una coda. Questa però non è una gran notizia anche se sono in molti a far finta di non saperlo né vederlo. Dopo averli usati - perché questo, purtroppo, è il verbo giusto - tendono perfino a disfarsi di loro, non appena in casa arriva il pupo. Ma anche questa è storia nota. Sembrerebbe inutile ripeterla invece non la si sottolinea mai abbastanza. Dog days di Ken Marino, visto in molte commedie commerciali americane da Come ti spaccio la famiglia a Picooli brividi, è un film molto eterogeneo che mette insieme svariati personaggi e le loro micro avventure quotidiane. Una giornalista (Nina Dobrev, già nota per Noi siamo infinito e Chloe di Atom Egoyan) fa i conti con la chimica deficitaria controversa nei confronti del nuovo partner alla conduzione televisiva, un'ex star del football, proprio mentre è in cura dalla terapeuta della sua cagnolina Danielle. Una barista sogna il riscatto fuori dalla caffetteria in cui lavora ma perde la testa per un eccentrico veterinario mentre l'amica - una dog sitter indaffarata - s'innamora di un cliente che non ha ancora conosciuto. Ruth e Greg sono in attesa di due gemelli e "parcheggiano" il cane dal fratello di lei un musicista che suona in una band controcorrente con cui si esibisce anche l'ex fidanzata. Nel frattempo Grace (Eva Longoria) e Kurt attendono l'arrivo della loro figlia adottiva, senza sapere che la nuova venuta entrerà nella vita di Walter (Ron Cephas Jones, incontrato in Accordi e disaccordi di Woody Allen e He got game di Spike Lee), un anziano che ha appena perso il suo carlino. Insomma, storie, storie e ancora storie. Per non stancarsi di incontrare negli occhi di un cane il presente e il futuro della vita umana. Non è un caso se pastori, carlini, chihuahua e meticciame vario siano decisamente più avvenenti e bravi dei bipedi con i quali condividono il set. E forse anche questa non è del tutto una novità. La storia del cinema è ricca di protagonisti... con i baffi. I titoli non si contano. Dal commovente Hachiko di Lasse Hallstroem, che ha firmato anche Chocolat, Amore cucina e curry e, per non smentirsi Qua la zampa, fino a The artist di Michel Hazanavicius che ha vinto cinque Oscar passando per Io & Marley e ai più recenti White god - Sinfonia per Hagen o L'isola dei cani, ma la lista rischia di essere davvero infinita. Tornando a Dog days è vietato avere pretese. Come a dire che la commedia di Marino è tutt'altro che un capolavoro, ma riesce a riconciliare più con i cagnolini che non con il resto, spaccati di fin troppo familiari recriminazioni per i cittadini del mondo di questo terzo millennio tra fecondazione assistita e adozioni, tra lavori poco usuranti fisicamente ma non psicologicamente, vecchiaia fuori tempo e amori senza senso. In buona sostanza una fotografia dell'attualità che stride e - vista da un'ottantina di centimetri di altezza ossia, spannometricamente, quelli di un cane - mostra tutta la sua evanescenza. Esistono ragioni di vita più profonde e sembra drammaticamente di capire che a livello terra si riconoscano meglio di quanto faccia un occhio a un metro e mezzo o poco più. Insomma, i cani ne sanno più degli umani forse anche per il pregio di registrare la quotidianità con una routine che decodificano dalla ripetizione di tanti gesti, mosse e abitudini del loro compagno umano. Risultato, la miopia è bipede e i dieci decimi camminano a quattro zampe. Il difetto di Dog days è forse proprio in questa multiformità di raccontini che si rivelano tutte, indipendentemente, dettagli di una vita mai raccontata davvero. E se non si riesce a commuoversi e solo raramente si ride, il motivo va cercato in un'eterogeneità che ha finito per annacquare tutto. Tutto. Tranne i cagnolini. [youtube QgbmujnEHek]