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Stefano Giani

17 Aprile Apr 2018 6 giorni fa

"Doppio amore", l'ininterrotto assedio di una follia normale

L'immaginazione uccide. Il dedalo della fantasia nelle praterie della suggestione diventa ossessione e follia. Gemellare. Come il lato di un'umanità che ha sempre un riscontro. Perfino nei cromosomi di chi non ha un sé al di fuori di sé. È il doppio che fa parte di ogni vivente. Il versante che manca. Biochimica impazzita d'amore. Ricerca di una metà sparita. Perentoriamente riapparsa a evocare quel lato perduto. E inevitabilmente ritrovato. Doppio amore di François Ozon è la traduzione complicatissima dell'originale L'amant double che forse, un corrispettivo esatto, in italiano, non lo ha. Chloè (Marine Vacth che aveva già recitato per Ozon in Giovane e bella) si affida a uno psicoterapeuta per guarire da un ostinato male al ventre che non accenna a passarle. Durante la seduta si innamora, ricambiata, dello specialista e si trasferisce a vivere con lui. Casualmente, però, incontra per strada un sosia e decide di compiere alcune ricerche su questo sconosciuto - anch'egli psichiatra - di cui il suo compagno non le aveva parlato. Si fa addirittura visitare e si accende con lui una relazione fatta di passione estrema. È il gemello monozigote del suo convivente dal quale si è diviso per forti dissapori. Chloé non riesce a guarire e anzi finisce preda della morsa dei due uomini, dei quali si scopre succube. Cresciuta senza l'assiduità della figura materna, la donna si sente persa e teme di affogare nel mare della menzogna di cui è vittima per colpa di Paul, il convivente, e Louis il gemello, entrambi interpretati da Jérémie Renier, già apparso in Potiche di Ozon e in Saint Laurent di Bertrand Bonello. Saranno i suoi ostinati tentativi di scoprire la verità, anche quando ormai è precipitata negli abissi, a chiarirle il senso di una vita che affonda nella gemellarità. Presentato a Cannes nel 2017, Doppio amore è un thriller drammatico che indaga contemporaneamente differenti versanti dell'indole umana. Natura, istintualità, patologia e psiche sono le quattro facce dell'esistenza di Chloé che si fondono nei suoi giorni, malati di tutto e di niente. Li compenetrano attraversandoli e trovando denominatori comuni fra loro. La sessualità, ad esempio, tocca le prime due categorie e si scinde in comportamenti differenti. È sentimento verso Paul e attrazione fatale verso Louis e, in quest'ultima declinazione, rischia di trasformarsi addirittura in malattia, se non fosse che un male vero e proprio esiste già. Anzi, ne esistono due. Il primo è l'insistente dolore al ventre che la spinge dallo psichiatra dopo le tranquillizzanti ma inutili parole del ginecologo. Il secondo attraversa anche lo stato psicologico e forse psichiatrico. La follia, indotta dal difficile rapporto con la madre che l'ha ignorata fin da piccola, è scatenata dall'inquietudine di quel malanno mai chiarito, fino a sfociare nell'incubo del proprio doppio. Una sorta di gemella mancata alla quale viene sottratta dal destino la sua parte di appoggio e solidità. È il mistero del gemello parassita che sembra concludere il viaggio nella mente di Chloè, quando si trova al cospetto della signora Shenker - una donna a metà strada con la propria madre, che infatti appare nelle scene successive - intenta però a sorvegliare, metà infermiera e metà guardia carceraria, la figlia malata rinchiusa nella prigione della sua stanza dalle irreversibili conseguenze di un incidente. C'è uno terzo personaggio femminile che nasconde qualcosa di misterioso. È la vicina di casa, nella quale Chloè cerca rifugio senza trovarvi la tranquillità desiderata. Il gioco è complesso. Come quei due gemelli, Paul e Louis, in cui quest'ultimo appare come una sorta di avatar, creato dalla giovane per soddisfare le fantasie, che la vita amorevole con Paul non le permette di raggiungere. E in questo senso la sessualità spinta e spudorata con Louis rappresenta l'ambizione a un completamento della sua incompiuta relazione con Paul. Il film di Ozon è costruito con grande sapienza, cura e preparazione. Il racconto della vicenda si sviluppa ponendo lo spettatore non soltanto nella platea cinematografica, ma in un ambulatorio medico, dapprima facendolo assistere all'indagine ginecologica nel corpo di Chloè e successivamente ospitandolo nelle numerose sedute psicoanalitiche della ragazza, che racconta la sua vita passata e presente allo specialista. Una sorta di confessione che passa dal lato fisico a quello psicologico, creando le premesse di quel tema del doppio, così efficacemente simboleggiato dal ruolo dei due gemelli e dalla doppia vita di quasi tutti i personaggi. L'opera, ispirata al racconto Lives of the twins di Joyce Carol Oates, mostra evidenti debiti con larga parte della cinematografia recente e lontana. Il regista ha guardato con attenzione a Inseparabili, un film del 1988 di David Cronenberg incentrato su una coppia di gemelli ginecologi - interpretati da James Ivory - in cui uno si sottopone alle prove più ardue per restituire libertà di riscatto all'altro, precipitato negli abissi di alcol e droga. La sfumatura di morte, che aleggia sul dramma di Ozon pur non compiendosi, deriva invece da Le due sorelle, un film del 1973 di Brian De Palma in cui due siamesi vengono separate alla nascita, ma una delle due muore sotto operazione. La sopravvissuta mostra evidenti segni di follia e sviluppa l'aggressività dell'altra che invece non ce l'ha fatta. Echi di fotogrammi di Alfred Hitchcock sono visibili nelle scale a chiocciola e nelle altezze, che aumentano il tasso di mistero e di attesa, poi culminati in rivelazioni nascoste da "segreti sull'uscio". Una tecnica inventata da Fritz Lang che - in Doppio amore - sembra avere molto più che una semplice coniugazione nel concitato epilogo del film. La vicina, ficcanaso e indiscreta fin dal trasloco di Chloè e Paul, ricorda molto da vicino quella di Rosemary's baby (1968) di Roman Polanski e sottolinea ulteriormente la dotta preparazione cinematografica di François Ozon che nulla di casuale lascia mai trasparire nella costruzione delle sue opere. Nemmeno nei conturbanti felini che popolano il set in presenza - il gatto nero di Chloè e quello inquietante di Louis - e in assenza come il micio della vicina, scomparso tempo prima e poi imbalsamato in scena. [youtube dwQtIxaRzWs nolink]