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Stefano Giani

15 Marzo Mar 2019 15 marzo 2019

"La promessa dell'alba": la donna che plasmò Romain Gary scrittore

Storia di una coppia in tempo di guerra e non solo. Cronaca di una rincorsa e di nuovi addii che si trasformano in inaspettati arrivederci fatti di baci e di abbracci. Speranze e ambizioni. Penne appuntite e forse tradite. Stralci di letteratura che non hanno raggiunto le vette del Nobel ma tant'è. Lui è Romain Gary, autore francese, morto suicida nel 1980 a 66 anni. Lei è sua madre, donna tenace e combattiva, irascibile e determinata. Sarà lei a disegnare per quel figlio un po' gigione l'avvenire che lo avrebbe consegnato e consacrato alla letteratura francese. Perché Romain era nato in Lituania ed era approdato a Nizza a pochi anni. Qui era cresciuto sotto le benevole grinfie di quella mamma che aveva il mordente sconosciuto alla somma di mille uomini. Poi venne la guerra mondiale. Le persecuzioni. E il fronte. Vennero la lontananza e le sofferenze ma il distacco doloroso e piangente fu ricambiato da puntuali nuovi incontri fatti di esplosiva gioia e di iniezioni di fiducia da quella madre che gestiva un piccolo hotel dove assisteva al passaggio dei soldati e di semplici avventori. Perché il conflitto è fatto di tutto. Fughe e ricongiungimenti. Nascondigli e trionfi. Lui, il giovane Romain, sapeva di avere un avvenire designato. Nina lo aveva già messo a punto per lui ma quel traguardo non lo colse mai. Non occorre un premio planetario per entrare nell'olimpo della letteratura. Il giovane Gary non vinse ma in quell'elite vi entrò. E se oggi il regista francese Eric Barbier ha portato sul grande schermo La promessa dell'alba è proprio grazie a quel libro autobiografico che Romain Gary ha lasciato ai posteri. Marito fedifrago della scrittrice Lesley Blanch e successivamente della sfortunata attrice Jean Seberg che forse gli trasmise il germe della depressione e dell'insoddisfazione, l'autore francese è morto l'anno successivo al suicidio della protagonista di Fino all'ultimo respiro di un giovane Jean-Luc Godard, alfiere della Nouvelle vague. Il film ricalca quel rapporto figlio-madre costruito grazie allo spessore di due interpreti - entrambi francesi - di alto prestigio. Charlotte Gainsbourg - incontrata recentemente ne I fantasmi di Ismaël, Samba e prima ancora nei due volumi di Nymphomaniac - veste i panni della madre di Pierre Niney, l'indimenticabile Frantz di Francois Ozon. Ne esce un film in costume dalle ambientazioni ricreate con il gusto elegante della miglior Francia cinematografica che propone la biografia di uno dei suoi figli adottivi meno celebrati e più trascurati all'estero e forse anche in patria. Tuttavia l'opera di Barbier ci restituisce la ricostruzione di una madre che plasma un figlio trasferendogli la propria determinazione quasi a voler sottolineare quanto sia importante la persona che si ha al fianco nel raggiungimento di un successo. E se Nina, eccentrica e vulcanica, non tiene a bada il proprio carattere, il film riflette i colpi di scena della vita e di quel rapporto a due voci che imposta e dà l'impronta a ogni sequenza. Non solo. Consacra Romain Gary come uno dei maggiori romanzieri del Novecento. La promessa dell'alba non è solo una biografia, dunque. Ridurlo a questa dimensione equivarrebbe a depauperarne il senso e il significato. È un eccellente e particolareggiato ritratto di donna - e di madre - attraverso il quale traspare il profilo di un uomo che sarebbe stato ricordato per i suoi scritti e i suoi controversi amori. In buona sostanza l'operazione è audace e complessa allo stesso tempo. Ma riuscitissima. Inquadrando il personaggio Nina nelle sue stravaganze caratteriali esce l'infanzia e la crescita del giovane Romain. Il suo progressivo prendere consapevolezza dei propri mezzi. La sua sfida a se stesso per non tradire il sogno di quella mamma che lo voleva alle vette letterarie di sempre. Una tecnica di racconto complessa che sembra voler puntare le lenti dell'obiettivo su Nina pur sapendo che il protagonista è Romain. Una sorta di allineamento narrativo dei protagonisti che resta valido e inalterato se si capovolge l'ordine. Se cioè, guardando Romain, si volesse distinguere le sue origini. Il motivo di quegli sforzi. La ragione di quell'ambizione. E mettere così a fuoco l'indole di Nina e quell'amore materno incontenibile e senza freni che, per Romain, è stato lo stimolo continuo ma anche un fardello per tutta la vita. Un'equazione semplice che incarna la realizzazione di un genitore nei successi del figlio. Talvolta accade. [youtube CtP3ugbAobU nolink]