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Stefano Giani

13 Marzo Mar 2018 13 marzo 2018

"Maria Maddalena", apostola degli apostoli che non riesce a emozionare

Sappiate perdonare e siate luce. E il Regno vi accoglierà.   Da millenni etichettata come la prostituta che mai fu. Un destino infamante ha sottratto a Maria di Magdala il ruolo di apostola o - come l'ha recentemente definita papa Francesco - "apostola degli apostoli". Una sorta di prima inter pares che rimette in discussione molto altro negli assetti teologici. Nel 591 papa Gregorio, poi denominato "magno", ne intravide la fisionomia nella peccatrice che la tradizione ha consegnato ai credenti e, solo recentemente, questa interpretazione è stata criticamente rivisitata con puntiglio. E conseguente riabilitazione, peraltro ancora lontana dal concludersi. Maria Maddalena di Garth Davis (già regista di Lion) insiste proprio nella chiave ora proposta da Bergoglio, ovvero la discepola, sola donna fra i Dodici. In particolare recepisce l'unico frammento del "Vangelo di Maria" - uno dei testi gnostici, scritto in lingua copta - oggi andato completamente perduto, eccezion fatta appunto per questo stralcio, contenuto in un papiro, conservato al museo di egittologia di Berlino. In esso la protagonista, alla quale viene dato un ampio rilievo, sarebbe chiaramente riconducibile alla Maddalena, presentata addirittura come la prediletta di Gesù, che l'avrebbe anteposta senza esitazione a tutti gli apostoli. Anche da questo dettaglio, forse, sarebbero usciti gli ambigui riferimenti a una figura legata al Salvatore da un reciproco, intenso sentimento. Il film invece indaga la provenienza e la vita di questa popolana in un periodo limitato e ben definito - il 33 d.c. - cioè l'anno che ha segnato la passione di Cristo e la sua persecuzione culminata sul Golgota. La trattazione si apre dunque su una Maria Maddalena (Rooney Mara, già nel cast di Song to song e Trash) più che mai inserita nella cornice familiare del villaggio di origine, una donna alla quale il destino e le convinzioni, o meglio le convenzioni sociali, avevano assegnato una posizione di moglie a cura del focolare domestico, in totale attrito con la sua devozione che la portava invece sempre più vicina al Maestro e sempre più lontana dalla cornice rurale in cui era nata e vissuta. L'incapacità della famiglia di comprendere quella vocazione così solida l'aveva precipitata in una difficoltà di rapporti sociali, sfociata addirittura nelle pratiche di esorcismo. Il padre la sottopose a un guaritore, convinto di liberarla dal demone che, secondo la sua ottusa visione, avrebbe allontanato la figlia dai suoi obblighi, spingendola a rifiutare perfino un marito. La fuga di Maria, decisa a seguire Gesù (Joaquin Phoenix, visto anche in Lei, Irrational man, Vizio di forma e compagno di vita della stessa Rooney Mara) e disposta a perdere la vicinanza dei suoi congiunti, apre così la seconda parte del film in cui la protagonista diventa a tutti gli effetti l'apostola che mai abbandonerà Cristo, neppure all'indomani della resurrezione quando, fra i Dodici diventati undici per il suicidio del traditore Giuda, serpeggiò il disorientamento. L'abbandono. Perfino una sorta di indebolimento della fede che invece Maddalena tentò con forza di risvegliare, ricordando ai compagni gli insegnamenti del Maestro. S'innesta, in questo tessuto, un tema totalmente "inedito". L'innovativa dinamica dei rapporti fra la donna e Pietro (Chiwetel Ejiofor di 12 anni schiavo e Il segreto dei suoi occhi), tradizionalmente considerato l'erede spirituale di Gesù, in questo caso però in netto subordine rispetto a una maddalena più convinta. Più ascetica. In una parola, dottrinaria. A complicare la relazione, Pietro è rappresentato come un nero, veste improbabile per il primo successore di Cristo, in aperto contrasto con l'iconografia e la tradizione che lo vogliono e lo dipingono come espressione di tutt'altra etnia. L'intento multirazziale e davvero ecumenico ha forse convinto il regista a proporne una fisionomia che disorienta lo spettatore, al quale viene offerto anche un Gesù decisamente sovrappeso e un Giuda sorprendentemente bonario e desideroso di ricongiungersi a moglie e figlia, prematuramente passate nell'Aldilà, attendendo la resurrezione dell'ultimo giorno e scoprendo nell'atteggiamento di Gesù a Gerusalemme la disillusione che lo avrebbe poi persuaso a tradire. Una lettura certo discutibile degli eventi in decisa contraddizione rispetto a quanto viene descritto nelle pagine dei testi sacri. Maria Maddalena, girato in Basilicata e in Sicilia, considerate le zone geografiche più simili alla Terra Santa, finisce così per essere un film a due facce. Estremamente accattivante e interessante nel proposito di fare luce su un personaggio colpevolmente bistrattato da secoli e quasi totalmente assente dalla filmografia universale. Tuttavia, altrettanto estremamente, anaffettivo nella totale incapacità di suscitare emozioni, provocare commozione e risvegliare nell'animo della platea un coinvolgimento con la passione e un trasporto per gli ultimi miracoli di Gesù prima della crocefissione. Se dunque si rivela interessante l'idea di utilizzare il vangelo gnostico di Maria come testo - peraltro minimo, data l'esiguità del frammento tramandato - sul quale viene costruita la versione cinematografica, totalmente gelido e distaccato appare l'esito finale. L'ultima nota è l'orribile, perché terribilmente cacofonica, versione in lingua originale. L'inglese è poco consono alle vicende e ai personaggi raccontati. L'aramaico e il latino, utilizzati da Mel Gibson nella Passione di Cristo, forse sono un eccesso di zelo, ma per chi può scegliere è meglio orientarsi sull'italiano che mette al riparo da quei reiterati richiami alla Maddalena con un ossessivo e disturbante "Mary" che sa tanto di collegiale e pochissimo di apostola. [youtube wNXwG9p8KTA nolink]