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Stefano Giani

9 Febbraio Feb 2018 14 giorni fa

"Ore 15:17 Attacco al treno", Eastwood dal far west al terrorismo

Oh Signore, fa' di me uno strumento della tua pace: dov'è discordia fa' ch'io porti la fede. Perché perdonando si è perdonati. (San Francesco)   Il dramma sfiorato è datato 2015 quando il terrorista e jihadista Ayoub El Khazzani, 26 anni, marocchino, salì sul treno Amsterdam-Parigi con l'intento di sparare sui 554 passeggeri ignari di tutto. Era il 21 agosto. L'attentato non andò a buon fine. Il merito fu di tre ragazzi americani, anch'essi al momento sui vagoni, che neutralizzarono l'arabo con la complicità della fortuna. Il fucile si inceppò e i giovani ebbero la possibilità di fermare l'aggressore che con sé aveva nove caricatori, una pistola e una bottiglia di benzina. La cronaca diventa film. Il cinema racconta la vita, fatta di sconfitte e di immense vittorie. Sacrifici e illusioni. Ma soprattutto di sfide da lanciare proprio quando tutto sembra anestetizzato. Sospeso. Cristallizzato. Ore 15:17 Attacco al treno di Clint Eastwood è una storia di uomini normali che non hanno la stoffa dell'eroe e non l'hanno mai avuta. Nondimeno, lo diventano. Giovani che hanno avuto in sorte dal destino la possibilità di scegliere se mettersi in gioco, al prezzo di morire, oppure fare la fine del topo. E hanno scelto di provarci. Solo dopo aver vinto la scommessa, sono tornati nell'anonimato di quel ceto medio americano che li ha ritrovati con una medaglia sul petto, conquistata in un'estate di vacanza. Un'esistenza qualunque che all'improvviso diventa altro. Molto altro. Spencer Stone, Alek Skarlatos e Anthony Sadler erano amici fin da piccoli, ai tempi di una scuola che non aveva voluto capirli. Li aveva criticati. Ne aveva scoperto i difetti. Troppa esuberanza, scarsa attenzione, nulla osservanza delle regole, negligenza nello studio, disturbi dell'attenzione. Difetti che tanti bambini conoscono fin troppo bene, ma a loro erano costati l'espulsione. E tre amici, legati da un profondo e intenso rapporto quotidiano, si sono trovati separati da distanze incolmabili che non avevano saputo troncare il loro affetto. Finì che si ritrovarono ormai adulti, in un agosto deciso a cancellare la spensieratezza, gettando loro in faccia i colori dell'incubo. Ore 15:17 Attacco al treno è il racconto congiunto e improvvisamente divergente di questi ragazzi in procinto di diventare eroi a loro insaputa. Una trama che ha poco o nulla del thriller e del film d'azione ed è invece un'ampia tranche de vie all'apparenza banale. Eppure rappresenta il Clint Eastwood di oggi che, a 87 anni, dopo aver attraversato tutti i generi - dal western all'italiana de Il buono, il brutto e il cattivo al sentimentale de I ponti di Madison County, dal drammatico di Million Dollar baby e Gran Torino al poliziesco di Potere assoluto e perfino al musical di Jersey boys - ora ha inventato un filone nuovo, quello dei piccoli grandi miti di tutti i giorni. E ha iniziato nel 2014 con American sniper dedicato a Chris Kyle, di professione cecchino per proseguire nel 2016 con Sully sull'impresa di Chesley Sullenberg che salvò la vita dei passeggeri del suo aereo con un atterraggio di emergenza sulle acque dell'Hudson e finì incriminato. Il suo ultimo film completa una trilogia che ha una particolarità nei personaggi. In American sniper, Bradley Cooper interpretò il protagonista che nel frattempo era morto. In Sully Tom Hanks vestì i panni di Sullenberg arzillo anziano poco avvezzo ai riflettori. Adesso in Ore 15:17 Attacco al treno il terzetto di ragazzi recita nei panni di loro stessi. Spencer Stone, Alek Skarlatos e Anthony Sadler rivelano un talento insospettabile anche nella recitazione e Clint Eastwood si scopre talent scout e non solo. Avvicina il film alla realtà senza ricorrere ai volti in prestito di attori consumati, ma attinge dalla strada e dalla vita gli stessi personaggi che si raccontano sul set e poi sul grande schermo. Cinema senza filtri, sempre più in presa diretta. Il regista disorienta la platea con un'opera che è sfaccettata e sfugge alla catalogazione. Non è solo un thriller se non nell'ultima parte. Non è solo una commedia visto l'energico titolo e il tono della narrazione anche nella parte più spensierata. Non è un solo film d'azione se non in poche riprese dove viene immobilizzato il terrorista. Non è un docufilm per l'ampia sezione dove i tre ragazzi raccontano la loro adolescenza e i loro sogni. Non è drammatico, ma forse soltanto vagamente melodrammatico, in quel finale decisamente un po' troppo americaneggiante. D'altronde, come negarlo, Clint Eastwood è legato alla sua terra come pochi altri e celebrarne i figli è da sempre uno dei suoi passatempi preferiti. Per sua stessa ammissione, poi, "alcune imprese sono eccezionali e utili per la società ed è bello poter raccontare una storia del genere". Quando poi glorifica il proprio Paese, subisce il suo ulteriore e irresistibile fascino. Nel caso specifico dei tre giovani, protagonisti sul treno e sul set, la sfida del regista californiano che è anche produttore di Ore 15:17 Attacco al treno è stata quella di raccontare come tre ragazzi, nati in famiglie disastrate con un passato scolastico da dimenticare e un avvenire lavorativo non propriamente promettente, possano compiere gesti di rara audacia e sventare addirittura un attacco terroristico, che avrebbe rischiato di provocare conseguenze peggiori. Americanità di successo, ma anche ottimismo forse un po' a buon mercato che tuttavia rendono giustizia a Eastwood alle prese stavolta con un fatto di grande attualità mondiale, a differenza dei precedenti American sniper e Sully dai quali emergevano eroi e personaggi più legati all'America che al resto del mondo. Affrontando dunque la jihad Eastwood invade un territorio di paura senza confini, lasciando riemergere un episodio che, pur vicino nel tempo, è caduto in un inspiegabile oblio forse proprio perché non ha avuto un epilogo tragico. Larga parte della critica ha sottolineato l'eccessiva prolissità e inutilità di mostrare la vita di Stone, Skarlatos e Sadler prima del loro intervento sul treno Thalys, divenuto poi oggetto di un libro (ed Rizzoli, pp. 306, 19 euro) che il terzetto ha scritto subito dopo aver ricevuto la Legion d'honneur dalle mani dell'ex presidente francese François Hollande all'Eliseo. L'unico commento sta nel copione stesso, allorché Stone chiede a uno dei due amici: "Non pensi mai che la vita ti stia spingendo verso qualcosa, uno scopo più elevato?" E la risposta forse è tutta lì. IL RETROSCENA - Clint Eastwood ha sottoposto a un attento e rigoroso casting molti giovani americani prima di bocciarli tutti, a favore dei tre reali protagonisti. Ha fatto quindi anticipare la sua telefonata, da una precedente chiamata che ha avvertito Stone. Quest'ultimo, nervoso, seduto in veranda, continuava a pensare che nel giro di pochi minuti avrebbe sollevato il telefono per parlare direttamente con il suo idolo de Lo straniero senza nome e Impiccalo più in alto. Tuttavia, mai avrebbe immaginato di ricevere la proposta di interpretare se stesso. Ha ammesso di aver preso tempo per riflettere, pur sapendo che, come i suoi due amici, tutti avrebbero accettato senza fiatare. Eastwood, noto per l'organizzazione ferrea e intransigente del lavoro, ha saputo mettere i giovani a loro agio. "La cosa più difficile per un attore è interpretare se stesso - ha spiegato il regista - perché è più facile nascondersi dietro un personaggio che mostrare la propria essenza di sé al mondo. Ma più tempo ho trascorso con loro, più mi sono reso conto che sono la spina dorsale della storia. Ero convinto che, meglio di chiunque altro, avrebbero trasmesso al pubblico ciò che avevano vissuto". [youtube -J6axLCa-Ao nolink]