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Stefano Giani

9 Novembre Nov 2018 8 giorni fa

"Overlord", la II guerra mondiale contesa tra horror e fantascienza

Il confine tra storia e fantascienza è più labile da quando i videogiochi hanno fuso il racconto di ciò che è stato con ciò che avrebbe potuto essere, conferendo al giocatore la possibilità di invertire e modificare il corso degli eventi. Overlord del regista australiano Julius Avery non ha attinenze con la relazione tra cinema storico e videogioco ma, in un certo qual senso, lambisce questo territorio per la massiccia componente di horror e immaginazione avveniristica che allontanano il film dalla realtà. Una pattuglia americana viene paracadutata, nel corso di un bombardamento aereo, nei pressi di un paesino francese, dove i nazisti hanno allestito il loro comando centrale in un'antica chiesa. Casualmente, un militare finisce per nascondersi fra un carico di cadaveri che vengono trasportati all'interno del luogo sconsacrato, recintato come un lager, e scopre che qui è allestito un laboratorio per la clonazione del  soldato indistruttibile in grado di combattere per il Reich millenario. L'iniezione di una sostanza chimica sconosciuta, elaborata da un medico - più nel ruolo che nella fisionomia, ammiccante all'"angelo della morte" Josef Mengele - resuscita cadaveri rendendoli immortali. E soltanto il fuoco può avere la meglio sui loro corpi. Nelle varie sale sono molti anche gli esperimenti che hanno permesso di mettere a punto il composto, tanto sconosciuto nelle funzionalità quanto diventato oggetto del desiderio di ufficiali e semplici combattenti. Spesso tuttavia la forza irresistibile donata da questa cura si sposa con l'aspetto mostruoso acquisito da chi vi si sottopone. Gli scontri finali ricalcano in larga parte le battaglie tra zombie e, diciamo così, comuni mortali. Overlord è uno spaccato della II guerra mondiale in una prospettiva totalmente nuova. Un po' drammatico e un po' film di guerra con molto horror e altrettanta fantascienza, quest'opera di esordio di Avery attraversa molti generi con l'ambizione tutt'altro che nascosta di piacere e compiacere alla più ampia fascia possibile di pubblico. In questa chiave si spiegano i volti deturpati di uomini che assomigliano a mostri di fantasia e si riprendono quasi meccanicamente dopo l'iniezione "miracolosa". Un trucco che si affaccia su una dimensione astratta nel tentativo di arricchire di nuovi spunti un argomento frequentatissimo come quello del secondo conflitto. Nulla di ciò che si vede è minimamente attendibile e meno ancora attinente alla realtà di tanti fatti, ma le allusioni hanno precisi riferimenti. In primo piano il settore della ricerca scientifica che in ambito nazista fu molto sostenuto e coltivato. Le cavie che si sottoponevano agli esperimenti di Mengele erano molto di più che semplici tentativi di scoprire le reazioni dell'organismo umano a determinate sollecitazioni e all'assunzione di talune sostanze chimiche. Secondariamente, il progetto di Reich millenario era ciò che aveva scatenato l'ambizione mondialistica di Hitler. Essa non fu mai figlia di uno scriteriato piano bellico fine a se stesso ma era funzionale a una strategia su larghissima scala. Pura invenzione è l'introdursi di soppiatto di un soldato americano in questa sorta di comando-laboratorio-lager dove venivano "costruiti" i combattenti del futuro. Nei campi di concentramento entrarono soltanto le vittime e i torturatori. Nessun valore storico, dunque, ma tanta azione, come piace al pubblico trimillenario che a certe vicende del passato - e del Novecento in particolare - guarda normalmente con l'occhio della diffidenza e della noia. La via di uscita è la contaminazione e Overlord percorre questo sentiero, sottraendosi a tutti i generi, toccandone simultaneamente almeno quattro. L'operazione finisce per inserirlo in un limbo dove tutto è possibile tranne la catalogazione. Unico requisito è la tensione narrativa e l'attesa di un finale che riequilibri le sorti di un tutto dove i colpi sparati non sono mai casuali, alla stessa stregua del perbenismo politically correct che separa in due opposti schieramenti, chiaramente identificabili, i buoni e i cattivi. La pietas che - ovviamente - abita nel corpo di un nero e la crudeltà tipica del bianco che nel film di Avery ha due modelli diversi. Da un lato l'ufficiale che irretisce i soldati poco prima della missione, dall'altro la multiforme e strisciante perfidia del graduato nazista catturato mentre tenta di approfittare di una donna del villaggio, che non manca di sciogliersi davanti a uno dei "salvatori". Insomma, i personaggi sono plasmati in osservanza a una stereotipia convenzionale nel moralismo postmoderno, che tenta in ogni occasione di scongiurare eventuali ricadute razziste. E la cornice di Overlord appare rischiosa in proposito. Dedicato a chi vuol fare della Storia un contenitore da riempire a piacimento. Meglio se con qualche brivido. [youtube USPd0vX2sdc nolink]