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Stefano Giani

18 Maggio Mag 2017 18 maggio 2017

"Sette minuti dopo la mezzanotte" L'albero è un mostro di psicologia

Le persone non sopportano ciò che non riescono a capire.   Il lato mostruoso dell'esistenza non sono i fantasmi che affollano i giorni, ma le tragedie cui è impossibile sottrarsi. L'irreversibile malattia di una madre, avviata prematuramente al tramonto. Più in generale, l'inspiegabile. Ciò che non ha motivazione né logica. Ciò che si è costretti a subire. L'imposizione cui si deve sottostare. L'inconoscibile. Sette minuti dopo la mezzanotte di Juan Antonio Bayona - regista di The orfanage - è una favola per adulti, una fetta di pubblico normalmente esclusa dal mondo della fiaba. A grandi e piccini il film offre il suo conforto, maggiormente forte a chi subito recentemente la perdita di un genitore. Conor ha 12 anni e un presente a scuola, dove viene regolarmente maltrattato dai coetanei, che approfittano della sua pacifica sottomissione. Vive con la mamma malata e una sera - sette minuti dopo mezzanotte - inizia a comparirgli un mostro preannunciato da fragorosi e terrificanti echi. Racconterà al bambino tre storie e attenderà da lui di ascoltare la quarta. Il Mostro (Liam Neeson) incontrerà la diffidenza del ragazzino, ma riuscirà a carpirne la fiducia, insegnandogli a diventare uomo. A crescere nonostante le disgrazie. A superare le difficoltà. A non precipitare nell'abisso del nichilismo che è anche - semplicemente - la resa incondizionata. Conor attraverserà le prove richieste, ma diventare uomo è frontiera ancora lontana. L'orrenda creatura ha seminato le basi che moltissimi uomini - intesi come esseri umani - non hanno ancora conquistato ad età decisamente più avanzate. Garante della conquista sarà la nonna del piccolo (Sigourney Weaver) poco a suo agio con l'educazione di minori e maggiori, ma anch'essa in fase di apprendimento sui rapporti in crescita con il nipotino di cui resta tutrice. Il mostro, immaginaria icona delle più popolari inquietudini, cambia il suo simbolico vestito. Non è più la bestia da combattere. Il nemico. Il diverso. L'altro che separa e distingue caratteri e varietà umane e animali. Diventa invece il saggio consigliere. Una sorta di spirito guida che protegge. Più vicino al Grande gigante gentile di Spielberg che ad altri volti destinati a personificare l'ostilità e l'avversione. Godzilla, ad esempio. La prodigiosa creatura di Bayona non ha nome. Non si chiama. Perché nasce da un tasso, albero che offre vita attraverso il veleno. La sua linfa, tossica ma non letale, costituisce uno dei componenti di base di molti farmaci. Ebbene la pianta si trasforma, si scompone e ricompone. Ma cede al momento di svolgere la sua missione. Non è capace di offrire una terapia di successo, in grado di salvare la mamma di Conor, ma riesce a costruire l'uomo Conor. Almeno nei suoi vagiti adolescenziali. Mito, non scienza. Duplice il modulo narrativo di Bayona che adotta l'animazione nelle favole raccontate al bambino nel cuore della notte. Ad esse si affianca invece la dimensione del sogno, per la quarta avventura, quella raccontata dal piccolo e riflesso evidente della propria situazione reale. Il terremoto e il baratro nel quale precipita la madre rappresentano il timore di un'apocalisse sempre più vicina, alla quale il ragazzino tenta di opporsi. Contro la natura - che talvolta chiamiamo destino - nulla è possibile. L'unica arma da combattimento è lo scudo. Difesa dall'inattaccabile. Non a caso l'attacco subentra alla strategia di contenimento e adattamento nel frangente scolastico. Il ragazzo, preda costante dei suoi coetanei più arroganti, si ribella alla legge del più forte e del più "vecchio". È il teorema del bullismo, che Bayona accenna e riprende nella sua condanna alla prevaricazione di colui che è considerato il più debole. Finisce con la rivolta di Davide, che ha la meglio su un Golia dal discutibile prestigio. Sequenze speculari e oppositive che illustrano la saggezza conquistata. Si combatte il possibile, ci si difende dall'ineluttabile. In questa prospettiva si spiega l'agire risoluto del piccolo protagonista nei confronti dei suoi compagni, in un'aggressione di cui gli è richiesto il conto, mentre si sottolineano i timori per ciò che non si può combattere con strumenti propri. Conor compie un passo verso l'età adulta. Ritroverà una stanza per sé e perderà un amico. Il Mostro. L'alieno che ha svolto il suo compito e può tornare ad essere un albero ai margini del paese. Ai confini del bosco. E accettare - perfino lui - di non poter debellare ogni male. E se nulla ha potuto per salvare la madre del ragazzino, molto è ciò che ha fatto per offrire a quel bambino un approdo sicuro nella tempesta della vita. [youtube bb1kEs1qvCc nolink]