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Carlo Franza

20 Marzo Mar 2017 20 marzo 2017

A Mosul gli islamici abbandonano la loro fede religiosa. Hanno il coraggio di ribellarsi, ed è bene così. E’ il risultato di due anni di governo dell’ISIS.

A Mosul  i musulmani hanno in odio l’Islam. Sembrerà strano ma è così. Sono bastati due anni di conquista dell’Isis nella versione più crudele e feroce, con una repressione alle stelle, ovvero con lapidazioni degli adulteri, omosessuali  bendati e  lanciati nel vuoto  dai silos e dai  piani alti delle abitazioni,  amputazioni di mani, piedi,  braccia e gambe,  per far si che la popolazione rifiutasse  -come di fatto è oggi-  qualsiasi autorità religiosa. Mi son detto, ma è qui che Papa Bergoglio dovrebbe mandare vescovi  e  preti a evangelizzare le popolazioni, invece di starsene, questi,  nelle loro parrocchie a far bella vita.  Queste popolazioni di Mosul e dintorni(basti  pensare che il Califfo Abu Bakr Al Baghdadi predicava da questa città) ne hanno le cervella piene di ciò che veniva predicato in nome dell’Islam  e della religione del Daesh (acronimo arabo per Stato islamico) con i misfatti e le angherie feroci che andavano dalla decapitazione alla crocifissione. Popolazioni cadute in un attuale Medioevo.  E badate bene, ho informazioni di prima mano su quanto sta succedendo in queste ore laggiù, abbandono della religione altro che apostasia,  e quanto emerge è solo  la punta di un iceberg che certamente farà sentire il suo peso negli anni a venire. L'imposizione del rigido e ortodosso islam ha provocato un fortissimo  calo della religiosità. Materiale di studio per politici e sociologi europei. Ecco cosa ha provocato e provoca l’Islam feroce, quello  che intende mettere  piede anche da noi in Italia e in Europa; ha portato  sicuramente le persone a essere meno religiose di prima o addirittura -nello stato atuale delle cose- ad avere odio per la religione, perché  l'osservanza religiosa  imposta, sancita per legge, somministrata,  ha fatto conseguire un  risultato opposto, e cioè un calo diffuso del livello di religiosità.  “Fai pressioni per imporre qualcosa, e stai sicuro che esploderà”, ha spiegato  al “Daily Star”, quotidiano libanese,  un imam di Mosul, Mohammad Ghanem. “E' esattamente ciò che è accaduto. Le persone vogliono vivere nel modo che preferiscono”. A Ghanem è stato impedito dai miliziani di guidare la preghiera del venerdì, una mansione che svolgeva da anni, a causa del suo rifiuto di giurare fedeltà al gruppo terroristico guidato da Abu Bakr Al Baghdadi. E’ certo che il lavoro quotidiano di Ghanem, prima  che si instaurasse l'Isis a Mosul  (giugno 2014), era quello di educare i giovani all'osservanza religiosa, alle corrette pratiche di una religione, quella islamica, che è anzitutto una ortoprassi, più che una ortodossia.  Sicchè  “ ancora oggi - prosegue Ghanem,  nell’intervista al  quotidiano libanese “Daily Star”- quelli come me non dicono più nulla, non insegnano i principi religiosi e le pratiche, non correggono più i giovani,  o  se  provano  a spiegare una pratica religiosa, a promuoverla, a individuare qualcosa di sbagliato, il rischio è che ci accusino di essere dell'Isis. La popolazione  rifiuta una autorità religiosa: anzi, alcune persone hanno preso ad odiare l'ora della preghiera a causa di questi due anni”, conclude con amarezza l'imam Ghanem. L’Autorità religiosa  a Mosul, Raqqa  e dintorni , identificata per due lunghi anni    con i miliziani di Daesh, guardiani  a loro dire della religiosità altrui,  aveva  reintrodotte le pene corporali per i ladri, giustiziati pubblicamente gli omosessuali, rese obbligatorie le preghiere,  vietato il fumo,  imposto il velo alle donne e la barba agli uomini, e disposta la chiusura obbligatoria degli esercizi commerciali cinque volte al giorno, in corrispondenza dell'ora della preghiera. “Mosul è una città musulmana, e qui la gran parte delle persone pregavano volontariamente,  poi è arrivato Daesh, e ha iniziato a obbligare le persone ad andare in moschea contro il loro volere. Un esempio per tutti, una volta un ragazzo ha ricevuto 35 frustate per non essersi recato in moschea”, ha riferito all’agenzia giornalistica  AGI,  Omar, macellaio, che oggi, dopo due anni di imposizioni, a volte ignora il richiamo del muezzin alla preghiera, e continua a lavorare. Un qualcosa che non si è mai potuto permettere durante l'occupazione della città da parte dell'Isis. Oggi a Mosul esistono molte persone che hanno cambiato il loro rapporto con la religione, come reazione  a due anni di sofferenza, di castighi, di atrocità, di  religione dell’odio e della morte.  Persone che “rifiutano l'islam”, associandolo  subito  alle imposizioni dei miliziani di Daesh. Carlo Franza