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Carlo Franza

21 Aprile Apr 2017 21 aprile 2017

Dai Crivelli a Rubens. Tesori d’arte da Fermo e dal suo territorio, in mostra a Roma nel Complesso di San Salvatore in Lauro.

I polittici di Carlo e Vittore Crivelli, insieme a quelli di Ottaviano Dolci e Giuliano Presutti. L’Adorazione dei pastori di Rubens a confronto con quelle di Pietro da Cortona e del Baciccio. Al Complesso monumentale di San Salvatore in Lauro a Roma una piccola mostra -aperta fino al 9 luglio- di grandi tesori d’arte mette in evidenza lo straordinario patrimonio artistico della città di Fermo e del suo territorio affinché ritorni al più presto alla fruizione nei siti d’origine.    Da oltre 400 anni il Pio Sodalizio dei Piceni garantisce un sostegno alla cultura e alla civiltà artistica delle Marche. Nel complesso di San Salvatore in Lauro era programmata per questa primavera l’esposizione dell’Adorazione dei pastori di Pietro da Cortona accanto a quella di Rubens, uno straordinario capolavoro proveniente dalla Pinacoteca civica di Fermo. Ma nei mesi scorsi gran parte della regione Marche è stata gravemente colpita dal terremoto, a partire dal 24 agosto e poi con le scosse sempre più forti del 26 e del 30 ottobre. Anche nel territorio di Fermo ci sono stati dei crolli, in alcune chiese e molti  musei, compresa la Pinacoteca civica di Fermo, sono purtroppo chiusi per lesioni. E’ in questo contesto che è nata l’idea di portare a Roma anche altri tesori d’arte di quel territorio, in questo momento non accessibili al pubblico, per allestire una mostra che faccia conoscere meglio la ricchezza di quel patrimonio artistico e per sensibilizzare il pubblico, anche al fine di raccogliere risorse da destinare ai restauri dei beni culturali di quei centri marchigiani.   Per iniziativa del Pio Sodalizio dei Piceni e del Comune di Fermo, con la collaborazione della Soprintendenza delle Marche, il supporto organizzativo di Civita Mostre e il sostegno di UnipolSai, è nata così una esposizione che si articola in due momenti.  Nella prima parte, a cura di Anna Lo Bianco, ecco esposte tre grandi pale che rappresentano l’Adorazione dei pastori, quella di Pieter Paul Rubens dipinta per la chiesa di San Filippo a Fermo e quelle di Pietro da Cortona per la chiesa romana di San Salvatore in Lauro e di Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccio, proveniente dalla Chiesa di Santa Maria del Carmine a Fermo. Un confronto eccezionale, che mostra come nel Seicento giunga anche in questa lontana provincia una cultura figurativa di respiro europeo.    Nell’altra sezione, a cura di Claudio Maggini e Stefano Papetti, è possibile ammirare una straordinaria raccolta di pale e polittici rinascimentali, di Carlo e Vittore Crivelli, Pietro Alemanno, Ottaviano Dolci e Giuliano Presutti. Oltre che dalla città di Fermo le opere provengono da piccoli centri come Massa Fermana, Sant’Elpidio a Mare, Sant’Elpidio Morico e  Monte San Pietrangeli. Viene così in evidenza la particolare cultura figurativa che ha caratterizzato quei territori marchigiani nel XV e all’inizio del XVI secolo, a partire dall’arrivo da Venezia di Carlo Crivelli e, dieci anni dopo, di suo fratello Vittore. Nasceva allora quella “diffusione del patrimonio” che ancora caratterizza il territorio, in una stagione straordinaria, quella rinascimentale, della quale ogni piccolo centro, ogni valle, ogni paese conserva una significativa testimonianza.  ''Fermo non è per fortuna nella zona rossa, ma ciò non toglie che non ci siano problemi per la tutela del patrimonio'', ha spiegato Claudio Maggini, curatore con Stefano Papetti della seconda sezione incentrata invece sulla meravigliosa produzione di Carlo e Vittore Crivelli, che sul finire del '400, portano nel fermano lo splendore del gotico fiorito e dei loro fondi oro di incredibile bellezza ed eleganza. ''Veneti di nascita, sia lui che il fratello, fecero delle Marche la loro residenza'', ha aggiunto Maggini, sottolineando come la committenza del luogo, in particolare i frati francescani, preferissero lo stile trascendente e goticheggiante per quelle incredibili macchine d'altare. ''In questa sezione - prosegue - ci sono nove opere, ma in realtà si tratta di ben 40 tavole dipinte, tra pale, predelle, cimase''. Per questo il terremoto mette a rischio non solo la vita quotidiana delle persone ma anche il tessuto culturale e l’identità di una intera comunità. E anche per ciò la mostra intende accendere l’attenzione del pubblico su quel patrimonio artistico e sensibilizzarlo affinché, con il contributo più largo,  sia possibile al più presto tornare ad ammirare quei tesori d’arte nelle loro chiese e nei loro musei.   Carlo Franza