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Carlo Franza

11 Settembre Set 2018 11 settembre 2018

L’Universo futurista alla Fondazione Cirulli di Bologna. 200 opere di un grandioso e stravolgente movimento artistico italiano.

A San Lazzaro di Savena, a pochi chilometri da Bologna, la Fondazione Massimo e Sonia Cirulli,  avvia un singolare percorso, ovvero  una nuova istituzione privata italiana che nasce sulla base di uno archivio storico dedicato alla cultura italiana del XX secolo, avviato a New York nel 1984 dai suoi fondatori, Massimo e Sonia Cirulli e che oggi conta una collezione di alcune migliaia di pezzi. Gli obiettivi della Fondazione sono la valorizzazione, in ambito nazionale e internazionale, dell’arte e della cultura visiva italiana del XX secolo attraverso una rilettura dal taglio inedito e multidisciplinare della sua eredità culturale e la promozione di progetti orientati alla divulgazione della cultura creativa italiana dalla nascita della modernità e del made in Italy fino al boom economico. Contestualmente all’apertura dello spazio inaugurata la mostra Universo Futurista, aperta fino al 18 novembre, a cura di Jeffrey T. Schnapp e Silvia Evangelisti, focalizzata sul nucleo della collezione dedicato a questo periodo storico (1909 -1939) su cui non cessa di rinnovarsi l’attenzione degli studiosi, attraverso mostre e pubblicazioni, e del pubblico. La mostra presenta una selezione di opere dalla collezione della Fondazione Cirulli e pone l’accento su tematiche centrali dell’estetica futurista come l’inno alla vitalità creativa, alla giocosità e alla fantasia di un’arte che rallegra il mondo ricreandolo integralmente, riprendendo le parole del Manifesto “Ricostruzione Futurista dell’Universo” redatto nel 1915 da Giacomo Balla e Fortunato Depero. L’estetica futurista muove i suoi passi da un nuovo modo di concepire la creazione artistica, che supera i confini delle arti tradizionali e coinvolge la vita quotidiana nella sua totalità per diventare “arte totale”, creando un legame strettissimo tra arte e vita. Universo Futurista approfondisce questa nuova concezione estetica attraverso l’accurata selezione di dipinti, sculture, oggetti di design, disegni progettuali, fotografie e fotomontaggi, manifesti pubblicitari e documenti autografi di ogni genere realizzati da artisti futuristi dal 1909 fino alla fine degli anni ‘30 del Novecento. Attraverso una straordinaria varietà di opere della Fondazione Cirulli, il percorso espositivo propone "ambientazioni" dedicate a tematiche care ai futuristi come la velocità, l’energia, il progresso, l’uomo meccanizzato e il design domestico, che si organizzano attorno a cinque unità strutturali principali: la sala della conquista dell'aria, il muro dei manifesti, le “costellazioni“ (8 unità tematiche), le “orbite“ (6 aree monografiche dedicate a figure rilevanti del periodo futurista la cui produzione artistica è ben documentata nella Collezione Cirulli) e gli “spazi“ (2 installazioni costruite intorno agli arredi). Come spiega lo studioso americano Jeffrey T. Schnapp, co-curatore della mostra, il progetto non segue un’impostazione storico-artistica tradizionale ma propone un percorso esplorativo attraverso l’abbondanza e la molteplicità dei materiali conservati nella collezione della Fondazione, evidenziando raggruppamenti, costellazioni, ritmi diversi di opere e variazioni di misura dal grande al piccolo, dal pieno al vuoto. In mostra un nucleo di oltre 200 opere realizzate in diversi materiali, forme e misure create da artisti quali Balla, Boccioni, Bonzagni, Bucci, Casarini, Chiattone, D’Albisola, Depero, Diulgheroff, Guerrini, Korompay, Licini, Marchi, Marinetti, Masoero, Munari, Prampolini, Russolo, Schawinsky, Sant’Elia, Sironi, Tato, Thayaht. Universo Futurista include capolavori dalla vicenda collezionistica unica, come il quadro Disgregazione x velocità (1913) di Giacomo Balla. Pubblicata nel volume Pittura e scultura futuriste di Umberto Boccioni (1914), l’opera fu esposta negli Stati Uniti nel 1915 in occasione della “Panama Pacific International Exposition”, l'esposizione universale che si svolse a San Francisco per celebrare il completamento del Canale di Panama;  una grande manifestazione con oltre 11.000 opere esposte provenienti da Europa e Stati Uniti. Al termine dell’esposizione, dell’opera di Balla si perse ogni traccia, fino al ritrovamento avvenuto qualche anno fa proprio negli Stati Uniti. Anche uno dei dipinti urbani di Osvaldo Licini esposti in mostra ha una storia particolare. Durante le operazioni di restauro del dipinto è stato rinvenuto, piegato all’interno della cornice, il ritaglio di un articolo del quotidiano bolognese “Il Resto del Carlino” che commenta la mostra futurista del 1914, della durata di una notte e un giorno, organizzata nei sotterranei del Grand Hotel Majestic di Bologna (allora Baglioni). Alla mostra presero parte cinque giovanissimi artisti: Giorgio Morandi, Severo Pozzati, Giacomo Vespignani, Mario Bacchelli e Osvaldo Licini che espose, tra le altre, l’opera sopra citata. Oppure la tela di Alfredo Gauro Ambrosi, La squadra atlantica sorvola Chicago (1933) appartenuta a Filippo Tommaso Marinetti e proveniente dalla sua collezione, esposta alla Prima Mostra Nazionale d’Arte Futurista (Roma, 1934). Inoltre esposti schizzi e disegni progettuali inediti di Antonio Sant’Elia; il pastello Nike, Vittoria dell’Aria (1913) di Umberto Boccioni; una raccolta di foto dinamiche di Anton Giulio Bragaglia (ca 1915); il primo e unico manifesto del film futurista Thays (1917), realizzato da Enrico Prampolini; foto e collage del periodo futurista di Bruno Munari; l’inedito salotto che Tato (Guglielmo Sansoni) ha progettato nel 1930 per Italo Balbo; arazzi di Fortunato Depero ed Enrico Prampolini realizzati negli anni Venti e Trenta. La mostra è allestita nell’edificio che gli architetti e designer Achille e Pier Giacomo Castiglioni hanno progettato per Dino Gavina e Maria Simoncini, a San Lazzaro di Savena, nel 1960. L’edificio è stato restaurato nel pieno rispetto delle scelte originali cercando di ridurre al minimo i necessari interventi per l’adeguamento alla sua nuova vita pubblica. Non si è intervenuti, ad esempio, sul pavimento originale in pianelle di cotto organizzando gli impianti in esterno, così come si è intervenuti solo minimamente sui parapetti e sulle scale in ottemperanza alla normativa vigente. Ad accogliere il visitatore all’ingresso dell’edificio l’isolatore elettrico, simbolo dell’edificio, acquistato da Gavina, proveniente dall’allestimento del padiglione del Giappone alla XI Triennale di Milano del1957; sulla porta d’ingresso l’emblematica frase che Walter Gropius scrisse nel 1958 nella prefazione dall’edizione italiana de L’architettura integrata: “forse l’Italia è destinata a chiarire su quali fattori della vita moderna dobbiamo fondarci, per recuperare il perduto senso della bellezza e promuovere, nell’era industrializzata, una nuova unità culturale”. Una particolare cura è stata rivolta all’allestimento della mostra nell’intento di mantenere lo spazio libero e ben visibile affinché il visitatore possa godere di un’esperienza immersiva sia nello spirito futurista che nell’architettura. Grafica e allestimento sono a cura di Daniele Ledda, xycomm, Milano, Elisabetta Terragni,  StudioTerragni Architetti, Como, New York.  Carlo Franza