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Orlando Sacchelli

31 Luglio Lug 2017 19 giorni fa

The Apprentice-Casa Bianca

Che sarà mai un rimpastino nella squadra del presidente? Certo, quando i cambi sono molto frequenti, è lecito porsi qualche domanda. E qualcuno già ironizza: la Casa Bianca è come The Apprentice, il fortunato talent show in cui Trump, nei panni del Boss, doveva selezionare un collaboratore. E ogni puntava si concludeva con un "You're Fired!" (Sei licenziato!) sparato in faccia al malcapitato di turno, che vedeva così sfumare i propri sogni di gloria (un contratto ben remunerato con il Boss). Arrivato alla Casa Bianca Trump sembra non aver perso il "vizio" di cacciare i collaboratori che non lo soddisfano a pieno. La politica è fatta di scontri durissimi e guerre sotterranee e il presidente-tycoon, digiuno di politica, ovviamente paga dazio. E sembra non essersi ancora reso conto che gli amici più grandi, nonostante gli slogan dell'antipolitica, deve averli al Congresso, se davvero vuole realizzare le cose che ha promesso. L'ultimo a fare le valigie è stato Reince Priebus. Il capo dello staff presidenziale - ex presidente del comitato nazionale del Partito repubblicano - è stato sostituito dal generale John Kelly, che si occupava della Homeland security. Priebus paga gli scontri durissimi con il nuovo capo della comunicazione, il rampante Anthony Scaramucci, che lo accusava per le continue fughe di notizie, ma soprattutto un'altra cosa: non essere riuscito a "domare" il partito, ormai una vera e propria spina nel fianco di Trump. Pochi giorni prima, il 21 luglio, aveva lasciato il portavoce Sean Spicer, inciampato in varie gaffe e mai entrato in piena sintonia con il presidente. Una rottura molto pesante si era consumata i primi giorni di maggio, con il capo dell'Fbi, James Comey, licenziato in tronco da Trump perché venuto meno il rapporto di fiducia. Il 13 febbraio, invece, aveva lascito il proprio posto Michael Flynn, consigliere per la sicurezza nazionale. A pretendere la sua "testa" fu il vicepresidente Mike Pence, a cui Flynn aveva omesso di dire di essere coinvolto nel Russiagate, sulle presunte interferenze della Russia nella campagna elettorale americana. Poco dopo la vittoria alle presidenziali una doccia fredda si abbatté su Chris Christie, governatore del New Jersey. Già candidato alle primarie repubblicane, Christie era stato il primo big a concedere l'endorsement a favore di Trump. Sempre al suo fianco per buona parte della campagna elettorale (così come nella notte elettorale), Trump lo aveva "premiato" affidandogli la guida del team di transizione per la Casa Bianca, liquidandolo dopo poco tempo (al suo posto incaricò Pence). Ma ci sono altri due importanti personaggi che sono saltati ancora prima: uno è l'avvocato e lobbista Paul Manafort. Il tycoon lo aveva voluto con sé nel marzo 2016, dandogli il benservito alla fine di agosto (il legale pagò i suoi stretti legami con l'ex presidente ucraino filorusso, Viktor Yanukovich). L'altro è Corey Lewandowski, lobbista, figura di primissimo piano (Trump gli aveva affidato la guida del proprio staff elettorale). In questo caso pare che a suggerire l'allontanamento fu Ivanka Trump, e suo marito Jared Kushner. Il genero di Trump, tra l'altro, in più di un'occasione ha battibeccato con Steve Bannon, consigliere e stratega del presidente. E tra i due una pace vera non è mai stata sancita. Staremo a vedere chi resterà in sella più a lungo... Aggiornamento / Silurato anche Scaramucci Durante un briefing con la stampa la portavoce della Casa Bianca Sara Huckabee Sanders ha reso noto che Anthony Scaramucci è stato rimosso dall’incarico di capo della comunicazione "per una serie di commenti inappropriati" che non sono piaciuti al presidente  Trump, che lo aveva nominato da appena 11 giorni. Sanders ha chiarito che Scaramucci non avrà più alcun ruolo nella Casa Bianca, dove, ha sottolineato "comanda il generale (John) Kelly", nuovo capo di gabinetto del presidente, di fatto suo braccio destro "cui tutti (nella Casa Bianca) dovranno fare riferimento". A riportare un po' di ordine cercando di evitare nuovi clamorosi scivoloni, dunque, penserà un generale.