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Orlando Sacchelli

15 Maggio Mag 2017 15 maggio 2017

Trump in Arabia saudita

Il primo viaggio all'estero da quando è presidente Donald Trump ha scelto di farlo in Arabia Saudita. L'appuntamento è il 21 maggio a Riad. Per l'occasione i padroni di casa hanno organizzato un vertice invitando altri 17 leader arabi. Significativo che il primo spostamento del commander-in-chief in terra straniera avvenga proprio a Riad, tappa che precede Israele (22 maggio), Bruxelles (25 maggio) e l'appuntamento del G7 in Italia (26-27 maggio). Al vertice di Riad saranno presenti anche i re di Marocco e Giordania, i leader di Algeria, Niger, Turchia, Pakistan e i capi di Stato dei Paesi del Golfo. È stato invitato anche il presidente sudanese, Omar al-Bashir, sul cui capo pesa un mandato di cattura dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l'umanità. L'Arabia saudita, tramite il suo ministro degli Esteri, Adel al-Jubeir, manda questo messaggio: "Il summit rafforzerà la cooperazione tra Usa, Paesi arabi e islamici nella lotta al terrorismo e all'estremismo". Al di là di questo ci sono gli affari, non meno importanti. I sauditi, infatti, sono pronti a riaprire la borsa, investendo circa 40 miliardi di dollari in infrastrutture pubbliche negli Stati Uniti. Non sono pochi. Ma c'è anche un altro discorso, ben avviato, da concludere: si tratta di una serie di accordi per la vendita di armamenti all'Arabia saudita, per un valore di oltre 100 miliardi di dollari. Con la prospettiva di arrivare ad un investimento di oltre 300 miliardi in 10 anni. Non c'è solo il petrolio a muovere la diplomazia. Investimenti e armi sono altrettanto importanti. Del resto l'Arabia Saudita vuol continuare ad avere un ruolo chiave negli equilibri regionali, con Iran e Isis come nemici giurati. La nuova geopolitica di Trump sembra contrastare la linea isolazionista sintetizzata dallo slogan "America First". In realtà l'America non si disimpegna affatto, in particolare in Medio Oriente. Per alcuni c'è lo "zampino" del generale H. R. McMaster, capo del National Security Council. Sarebbe stato lui a convincere Trump che America First è compatibile con una leadership americana nel mondo. Se serve anche utilizzando le armi (vedi Siria). Oltre a McMaster altri due militari, James Mattis alla Difesa e John F. Kelly alla Homeland Security, spingono Trump su una linea più tradizionale e, soprattutto, gradita alla destra repubblicana. Dopo aver ricordato che la priorità degli Usa era battere "Isis e Iran", McMaster non molto tempo fa sottolineò che l'Arabia saudita, "custode delle sacre moschee", è il partner con cui l'America può "unificare il mondo arabo". Ovviamente questa visione contrasta con quella di chi ritiene i sauditi responsabili dell'ascesa di una certa visione dell'islam (il wahabismo), in aperta antitesi con i valori dell'Occidente.