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Adalberto Signore

28 Luglio Lug 2016 28 luglio 2016

Forza Italia si arrende a Parisi

Dentro Forza Italia sono stati in molti a volersi illudere che il nome di Stefano Parisi stesse circolando un po' per caso. Magari per sondare il terreno, uno di quei tanti carotaggi di Silvio Berlusconi che negli anni scorsi hanno visto girare nomi su nomi tra i suoi possibili successori alla guida del centrodestra: non solo quelli più plausibili di Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini, Giulo Tremonti, Angelino Alfano, ma pure quelli più improbabili del signor Grom, Giampiero Samorì o Gerry Scotti. Buona parte dei big azzurri ha sperato - o ha voluto sperare - che lo schema fosse esattamente questo, immaginando che in poche settimane la corsa dell'ex candidato sindaco di Milano del centrodestra si sarebbe arrestata, come già capitato diverse volte in passato. E tanto ne erano convinti che i parlamentari di Forza Italia sono arrivati ad organizzare una raccolta di firme contro Parisi. Una leggerezza. Non tanto perché non sia vero che Berlusconi fatica a vedere qualcuno che possa succedergli alla guida del centrodestra, quanto perché oggi le condizioni sono decisamente diverse rispetto al passato. E non solo i vincoli imposti dalla legge Severino quanto soprattutto i postumi del delicato intervento al cuore di un mese fa dicono senza incertezze che difficilmente l'ex premier potrà essere in prima linea nel caso si vada ad elezioni anticipate. Uno scenario che non piace quasi a nessuno dei partiti (che siano di maggioranza o di opposizione), ma che nel caso dovessero prevalere i "no" al referendum confermativo della riforma costituzionale non può essere escluso a priori. Insomma, pur non volendole nessuno, dopo il referendum (di ottobre o novembre, la data è ancora incerta) le urne sono un'ipotesi possibile. Ed è ovvio che Berlusconi voglia essere pronto all'eventualità avendo dalla sua un candidato premier credibile. Che, ad oggi, è Parisi, forte di un risultato che a Milano - pur avendo perso - nessuno si sarebbe aspettato. Così, l'idea di due big di Forza Italia di mobilitarsi per raccogliere firme tra deputati e senatori per prendere le distanze da Parisi non è stata una scelta particolarmente lucida né di prospettiva. Non solo perché alla fine le firme non sono arrivate, quanto perché alcuni giorni fa - messo al corrente della fronda - Berlusconi non ha esitato a stroncarla sul nascere. "Quando dimostreranno di capire qualcosa di politica e metteranno due soldi in Forza Italia che mantengo io con le fideiussioni - ė stato il ragionamento dell'ex premier - allora lascio il partito a loro e poi potranno decidere come meglio credono...". Per il momento, insomma, la corsa di Parisi prosegue. Con buona parte di chi in Forza Italia, temendo di perdere posizioni di comando, ha provato a fargli la guerra e oggi pare tornato sui suoi passi. La fronda, insomma, a parte qualche caso isolato pare rientrata. La prossima settimana, infatti, l'ex manager  di Fastweb sarà a Roma per iniziare i sondaggi su come mettere mano a Forza Italia. E dovrebbe farlo da una scrivania a piazza San Lorenzo in Lucina, proprio nella sede del partito.