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Massimiliano Scafi

13 Aprile Apr 2015 13 aprile 2015

Il tesoretto, dove lo metto?

Il tesoretto, dove lo metto? Diamolo ai poveri, dice Pier Carlo Padoan, così arriveranno alla fine del mese. «Una redistribuzione più equa delle risorse - sostiene il ministro dell’Economia - favorisce la crescita». No, diamolo ai ricchi, replica Raffaello Vignali, così spenderanno di più. «Servirebbe una nuova dual income tax e un credito d’imposta per gli investimenti produttivi - spiega il responsabile per lo Sviluppo economico di Ncd - In questo modo si introdurrebbe un forte premio fiscale a chi rischia capitali propri e si rimetterebbe in moto il sistema». Un miliardo e sei non sono bruscolini, soprattutto con questi chiari di luna, quante cose infatti si potrebbero fare. Ma il bonus ventilato da Matteo Renzi non ha fatto nemmeno in tempo a prendere corpo che già si è scatenata la corsa pazza delle proposte. Idee più o meno buone, più o meno praticabili, nella maggior parte dei casi legittime se non meritorie. Tuttavia, è chiaro, non si potrà accontentare tutti. E dunque il tesoretto, dove lo metto? Non si è ancora capito bene se la riserva promessa dal premier esista davvero o se si tratti solo di una supermancia elettorale, però in fondo poco importa, sempre di soldi si ragiona. Perciò adesso, come nel caso degli ottanta euro, nessuno dice che non vanno spesi, ma ci si divide sul come. E due sono i filoni principali, le scuole di pensiero che si confrontano. Secondo alcuni il miliardo e sei andrebbe usato per sostenere le fasce più deboli, per altri sarebbe meglio sfruttarli per far ripartire la crescita e i consumi. Così ecco la presidenta Laura Boldrini che vuole aiutare i meno abbienti: «Le disuguaglianze nel nostro Paese sono cresciute moltissimo ed è un problema che non può lasciare indifferente la politica». Ecco Dario Franceschini che propone di ridipingere i palazzi: «Rifare le facciate renderà più belle le nostre città e rilancerà l’economia, in particolare le medie e piccole imprese a cui sarebbero affidati i restauri». Ed ecco l’idea di Gianluigi Gigli, Per l’Italia: «Diamo il tesoretto alle famiglie monoreddito con figli». Ci pensa Cesare Damiano, esponente della minoranza Pd e presidente della commissione Lavoro della Camera, a spegnere i bollori. «Non alimentiamo illusioni, gli incapienti sono sei milioni, avrebbero solo 21 euro netti al mese». Meglio concentrare l’intervento. «Con 1,2 miliardi si salvano gli esodati, con 400mila si risolve il problema delle ricongiunzioni». E se il leghista Alan Fabbri chiede esenzioni fiscali per l’Emilia terremotata, Giovanni Toti, candidato Fi-Lega in Liguria, vorrebbe destinare i fondi alle forze dell’ordine «per mandare nuovamente i militari a svolgere l’operazione strade pulite e risanare il centro di Genova». Annagrazia Calabria invece, «se non è solo un annuncio», vorrebbe che il soldi fossero assegnati al fondo per le politiche sociali, «visto che siamo in debito demografico». La Consal-Unsa spinge per dare il tesoretto agli statali, «al palo da nove anni». Gianfranco Librandi, Scelta civica, vuole usarlo «per la ricerca o la copertura del Jobs Act». Ignazio Messina, Idv, «per i pensionati e i giovani». E le associazioni cattoliche non lo vogliono nemmeno tutto. «Alle famiglie con figli di tesoretto ne basta mezzo».