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Nino Spirlì

5 Ottobre Ott 2017 12 giorni fa

E il ne(g)ro si fece bianco e venne ad abitare in mezzo a noi

Giovedì 5 ottobre 2017, senza Santi in Paradiso - a Casa Spirlì, in Calabria ... mentre noi, divenuti, nostro malgrado, negri alla vecchia maniera, ci stiamo trasformando in "ultimi fra gli ultimi" di questo stravagante pianeta Terra. In verità, quei negri "scoloriti fino al pallore scandinavo" per cittadinanza acquisita senza colpo ferire,  non sono veri e propri negri come ce li ricordavamo noi della mia generazione. Il "modello Biafra", magro fino all'osso, emaciato e col ventre gonfio non sbarca nei nostri porti. Quelli resteranno negri neri e dimenticati da tutti. Anche da quel Bergoglio che parla parla, ma a curare piaghe nei tucul mica ci va. Quei negri neri, scomodi e brutti da sfoggiare ai parties, continuano a crepare di fame e di malattie anche sceme. Muoiono ai bordi delle sterrate dei loro Paesi senza aver mai incontrato una mollica di pane occidentale o una fiala di vitamina. Anche la più scema. Non hanno acquisito il diritto di essere portati a passeggio da qualche stronzetta oenneggizzata che si sente non AL, ma, addirittura, IL centro "de lo munno" solo perché distribuisce tre ciocorì a qualche bimbetto avvolto in un foglio di plastichino argentato, appena lo scaricano da uno dei barconi che, interrotta per decreto minnitiano  la rotta libica, stanno arrivando percorrendo furbescamente e piratamente quella tunisina. (Chissà mai perché questi Paesi islamici mille volte più grandi dello Stivale manco se lo pongono, il problema, di ospitarli come fratelli e correligionari...). Quei bimbetti, poi, diciamola tutta, sono, molto - troppo - spesso odiati figli di stupri continuati, perpetrati da schiavisti e schiavi, a danno delle ragazzine che vengono strumentalmente trascinate, spesso a forza, nei campi di concentramento dove i clandestini sostano per anni, prima di prendere il largo (si fa per dire) alla volta dell'Italia. Ragazzini, insomma, che nessuno vuole, ma che sono utilizzati perché vengono bene nelle foto e nei video degli sbarchi. E spaccano il cuore all'armata dei finti buoni 2.0, pur restando, nella maggior parte dei casi, figli di mignotta (magari costretta)... Usati e, poi, finito il proprio compito,  abbandonati come uno sputo per terra nei giardini di un sanatorio. Più o meno come le donne che li partoriscono di malavoglia, destinate ai peggiori angoli della prostituzione sul suolo italiano. Fra i tanti, le stradine anonime sparse disordinatamente  intorno al porto di Gioia Tauro, mastodontica vergogna di casa nostra, circondata da migliaia di ettari di deserto postindustriale, attualmente terra di tendopoli e baraccopoli senza controllo e senza dignità. I "negri nuovi bianchi" non sono mica uguali a quelle ombre umane che si trascinano per fame sotto il sole africano per chilometri e chilometri, sperando di poter trovare un pugno di riso o un frutto, anche mezzo marcio, da ingoiare voracemente, più che altro per non dimenticare come si fa. Non sono certo vestiti di sette centimetri di stoffaccia illuridita dall'uso transgenerazionale; né, tantomeno, sciaguratamente nudi come i pigmei delle foreste o gli ultimi boscimani delle savane. Macché! Sfoggiano denti talmente bianchi da farti venire il dubbio che siano passati dal dentista, prima dell'imbarco, per una salutare pulizia al bicarbonato. Ti schiaffano, allo sbarco, i loro smartphone sul grugno; ti sfidano con le Hogan ai piedi; le tute griffate; bicipiti, pettorali e addominali da tronisti di UominieDonne... Ti innervosiscono, peraltro, già da quando scendono dalle passerelle delle navi scattando selfie da mandare a chissà chi... I negri nuovi bianchi sono quelli che, spavaldi, terrorizzano tutto l'Occidente, rubando, spacciando, stuprando, ammazzando, o, semplicemente, - se così si può dire - sfasciando alberghi e luoghi d'accoglienza, mentre noi stiamo dirigendoci tutti verso il marciapiede e un futuro da barboni. I negri nuovi bianchi sono quelli di cui si occupa amorevolmente la stampa serva e per i quali certi sepolcri imbiancati inscenano lo sciopero della fame a staffetta. Sono quelli che vanno ospiti in tv. Sono quelli che si autofotografano in compagnia del papampero viaggiatore e pellegrino di santuari laici dell'accoglienza di clandestini. Sono quelli che ci sbattono fuori dalle nostre case, violentano le nostre donne - anche le ottantenni - senza alcuna pietà, pretendono di viaggiare "a gratis" su bus, treni, metropolitane... Sono quelli che, gasati dall'esperienza da ministro della nostra repubblica da una loro "concontinentale", si vedono già appoltronati nel nostro Parlamento. Non ci siamo! Noi stiamo morendo di fame e di degrado; noi, i "nuovi negri di pelle bianca". Ma, tanto per essere più chiari, noi siamo diventati negri alla vecchia maniera. Schiavi dell'orrido politicamente corretto, fino alla più nefasta scorrettezza. Vittime di un falso cristianesimo coglione e frescone, che, non solo non si difende, ma, addirittura, spalanca braccia e porte (e culo) ai saraceni 2.0, che vengono per imporre la propria nefasta presenza e la sanguinaria e insanguinata legge. Siamo nel sacco della più schifosa massoneria, padrona assoluta della vita e della morte sulla Terra. Stiamo dimenticando la Speranza, la Fede, l'Orgoglio. Dimentichiamo Dio! Ci consegniamo, infine, per non sembrare razzisti, al peggior razzismo. Allo squadrismo di una sinistra Sinistra e di una Chiesa ostaggio dell'antiCristo. Siamo soffocati da una politica fatta da imbecilli che rincorrono egocentricamente la prima pagina dei giornali o la migliore inquadratura in televisione. Siamo fritti. O quasi. O ci ribelliamo, o sarà l'Armaghedon dell'Identità Nazionale. Occidentale. Umana. Fra me e me. Così come sono. E senza voglia di abbassare la guardia.