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Nino Spirlì

8 Maggio Mag 2018 18 giorni fa

Quelle pretese gay

Martedì 8 maggio 2018 - Madonna del Rosario di Pompei - a Casa Spirlì, in Calabria Quanto vorrei non parlare più di sessualità, eterosessualità, omosessualità, asessualità, bisessualità, plurisessualità, monosessualità... Quanto vorrei non entrare più nelle "mutande" del prossimo. Ma leggo. E apprendo cose che mi scandalizzano. Sì, riescono a scandalizzarmi. E mi girano i maroni. E, dunque, parlo. Urlo. Scrivo. Dopo la saturazione millenaria delle perversioni fisiche e mentali della categoria cosiddetta normale - quella eterosessuale e affini, per intenderci - ecco esplodere, con la stessa simpatia di un petardo nel culo, la sua parodia in chiave ricchiona e zone circonvicine. Quel maledetto '68, con le sue comuni hippyes, ci aveva abituati, dopo secoli e secoli di figli legittimi, bastardi, adottati, abbandonati, di preti zozzoni, di M.ignote, anche alla novità dei figli condominiali. Una sorta di discendenza a paternità multipla e, spesso, casuale, nonché vagabonda. Di questi figli dal DNA shakerato ne rimangono in vita, dopo l'attraversamento del mortifero fiume della droga, qualche sparuto migliaio. Molti di loro, li si incontra agli angoli più disorientati della vita. Con loro, pensavamo di aver incontrato l'abisso più cinico della genitorialità sconclusionata ed egoista. E, invece, no! Gli anni di Grindr e del carnevalesco gaypride ci stanno regalando ben altra tristezza. Altra sfrontatezza. Altra arroganza. Altre pretese, più ciniche di quell'abisso cinico imbevuto di confusioni e alterazioni da uso di droghe mortali. Oggi, i figli nascono, anziché fra calde lenzuola familiari, sul freddo vetrino di un laboratorio canadese o americano. Utilizzando, come fossero esperimenti nazisti alla Mengele, il migliore ovuletto senza certificato di origine  e lo spermatozoo più incazzato e intraprendente. Entrambi provenienti da viscere che non si conoscono e che mai lo faranno o lo potranno fare, avendo come intermediario successivo un utero pagato o prestato gratuitamente da una donna che, in fondo, è come un corridoio di un reparto d'ospedale dopo il passaggio dello spazzolone intriso di acqua e candeggina. Un tubo, un tunnel senza nome e senza colore alle pareti. Una gravidanza senza maternità. Senza cordone. Senza amore. Il parto diventa una sorta di algida consegna di un pacco postale, scaricato da un furgone prestato momentaneamente da una sconosciuta. Mentre le ore successive diventano la celebrazione della più grande menzogna dell'Umanità: la nascita, la certificazione anagrafica,  di due papà o due mamme dello stesso figlio. Se non mi venisse da piangere, vomiterei qui, su questa carta virtuale. Parlo da omosessuale. Con una vita intrisa di gioie e dolori. Di offese e rivalse. Di lotte e compromessi. Una vita come tutte le altre vite. Onesta, per lo più, ma col dubbio che qualche cazzata l'avrò pur fatta anche io. Ma, da omosessuale coscienzioso, così come non ho apparecchiato finti matrimoni di copertura sociale, allo stesso modo non ho preteso esercitare il falso diritto di diventare Padre. Ho pensato sempre, piuttosto, al diritto di un figlio di poter godere del bene supremo di vivere in una Famiglia nata secondo la legge della natura. Una famiglia con un Padre e una Madre. Magari, belli e santi come i miei Genitori. Ho accettato con gioia la missione di essere figlio per sempre. Ma anche fratello, zio, prozio, amico. Tutto vero. Ma finto padre, no! Leggo in queste ore che il sindaco di Torino, Appendino, sta forzando le leggi e registra, assumendosene le responsabilità, delle genitorialità a paio e non di coppia. Me ne dispiaccio per quei bambini, che dovranno confrontarsi, ben presto, con la vita reale. Mi addoloro per quei ragazzi che hanno scelto, pretendendo la genitorialità,  di calcare il piede su un acceleratore sociale al momento fuori luogo. Noi omosessuali abbiamo ottenuto tanto, in questi decenni. Esponendoci, io come tanti altri, fino a far diventare uguale ciò che uguale non era. Ma un figlio è un'altra cosa. Un figlio non è un diritto. Un figlio è il domani dell'Umanità, ed ha bisogno del cielo e della terra, del sole e della luna, della pace e della guerra. Del Padre e della Madre. A quel nuovo nato, il mondo e la società umana hanno l'obbligo di garantire una partenza equilibrata. Un cammino libero da ostacoli. Un obiettivo. Consegnargli già alla nascita una strada in salita e evidentemente disagevole è quanto di più vigliacco e cattivo si possa fare. E tutto per l'appagamento di un egoismo spesso momentaneo e di facciata.... Pensiamoci...