Blog

Nino Spirlì

22 Aprile Apr 2017 22 aprile 2017

Quell'islam sanguinario

Sabato 22 aprile 2017 - Ottava di Pasqua - a casa, in Calabria Ed è stato ancora Parigi. Ed è stata ancora morte per mano islamica. Questa volta è toccato ad un giovane poliziotto che stava svolgendo il suo compito in una delle zone più calde e popolate di francesi e turisti. Un ragazzo, mi dicono, serio, puntuale, innamorato del suo compagno e del suo lavoro. Del suo Paese. Non è stato il primo Martire di questa sporca guerra di religione e identità. Non sarà, purtroppo, l'ultimo. Né sul suolo occidentale, né in giro per questo sporco meraviglioso pianeta Terra. Sparsi ovunque, i terroristi islamici stanno spargendo paura come fosse semente su un enorme campo arato. Non ho più voglia di denunciare le loro malefatte. Né di lanciare anatemi contro quelle merde che li proteggono ed ingrassano. Voglio sperare che muoiano tutti. Nel modo e nei tempi che il Cielo, quello Vero, stabilisca per loro. Voglio credere che il Bene vincerà su questi figli dell'inferno. Che la Luce spazzerà via queste tenebre per sempre. Che la gioia trionferà sulla tristezza figlia di un pensiero sbagliato. Di una finta religione. Di un libro scritto da uno scriba pagato da un cretino. Voglio convincermi che le nostre strade, le nostre case, le nostre città saranno liberate da questi laidi invasori che ci odiano uno ad uno, e che odiano la nostra libertà, la nostra democrazia, il nostro progresso. Voglio uscire di casa senza provare quel fastidio dell'odio, ricevuto e forzatamente ricambiato. Voglio poter sentire la leggerezza dell'essere al posto giusto con la gente giusta nel momento giusto e non il peso della convivenza imposta con gente talmente diversa da sembrarmi aliena. Voglio trapassare questo medioevo ridicolo di donne coperte come un cataletto alle esequie e di finti soldati paranoici e drogati di stupide aspettative impossibili. Voglio poter pulire questo gusto di sangue che si è sparso nell'aria, regalo del demonio all'umanità rimbecillita, fra l'altro, dai panini al chebàb e da troppi cellulari nella stessa tasca. Voglio svegliarmi, una mattina, e respirare, finalmente, aria di Cristo e Resurrezione. Fra me e me.