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Serena Coppetti

16 Febbraio Feb 2018 16 febbraio 2018

Giovani al voto: meno della metà ha già deciso chi votare

Mancano pochi giorni alle elezioni ma solo 3 giovani su 10 sono sicuri che andranno a votare e sono davvero convinti sulla preferenza da dare. Tutto il resto, cioè la grande maggioranza naviga ancora in alto mare.  Anzi, il 5 per cento ha le idee altrettanto chiare: certamente non andrà a votare. Ecco cosa emerge da un'indagine promossa dall’Istituto Giuseppe Toniolo, ente fondatore dell’Università Cattolica, nell'ambito del Rapporto Giovani e realizzata da Ipsos dall'1 al 9 febbraio su un campione rappresentativo di 2.225 residenti italiani tra i 20 e i 35 anni, la cosiddetta generazione Millennials (qui trovate tutta la ricerca dell'Osservatorio Giovani) I dati. Il 15 per cento ha già deciso chi voterà, ma ammette di non sentirsi pienamente rappresentato da chi andrà a votare. Poi è tutto un "non ho ancora deciso", con il 14% fortemente tentato a non andare a votare, il 9% che andrà solo se da qui al 4 marzo qualche partito sarà estremamente convincente, il 17% andrà a votare anche se indeciso perchè crede nell'importanza del voto e l'11% che andrà "per non far vincere le forze politiche che considerano dannose". Non si tratta di ragazzi alla loro prima volta, appena 18enni alle prese con il primo voto. La fascia d'età considerata è ampia e anche piuttosto matura. Eppure solo il 13 per cento ha già iniziato a informarsi sui programmi dei partiti. Ma 1 intervistato su 3 ammette che gli incentivi per l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro sono  il tema della campagna elettorale che, se trattato in modo convincente, può davvero incidere sulla decisione del voto. 1 su 4 ritiene invece che sia la politica fiscale a essere determinante nella decisione del voto. Comunque il 53% boccia la politica italiana. Alla domanda "se tu dovessi esprimere con un voto (da 1 a 10) il tuo interesse per la politica com'è oggi in Italia che voto daresti?" il 31,6% si ferma al 3 e il 21, 3 per cento oscilla tra il 4 e 5. I più critici sono i coddetti Neet (cioè chi non studia e non trova lavoro): per oltre il 40 per cento la politica è da bocciare senza appello. I più clementi gli studenti, i più giovani che non si sono ancora affacciati nel mondo del lavoro: il 39,7% concede un "buono" cioè fra il 6 e 7. Il 51% dà un giudizio generale negativo sul Governo uscente e rispetto alle coalizioni in campo, l'aspettativa prevalente è che a raccogliere più voti sarà il centrodestra (lo dice il 31 per cento, segue il 19,7% per M5s, 7% la coalizione di centrosinistra e il 2,3% le forze a sinistra). Ma alla domanda "In chi hai più fiducia?" i risultati cambiano: il centrodestra raccoglie il 14,9%, il centrosinistra l'11,7%, il 20,4% il M5s ma la maggior parte - ovvero un corposo 41,7% non si sente dare fiducia proprio a nessuno. Fortunatamente solo il 7,7% degli intervistati considera la politica totalmente inutile, irrimediabilmente pensata come esercizio di potere e non a favore del bene comune. il 21,5% non è del tutto negativo, ma è poco convinto sulla possibilità che possa migliorare il paese. Prevalgono in ogni caso coloro che considerano la politica potenzialmente uno strumento utile (49,8%) mentre oltre 1 su 5 ne è pienamente convinto. «Emerge però un risultato in qualche modo confortante – rileva Andrea Bonanomi, ricercatore di Statistica Sociale dell’Università Cattolica –  ovvero che tra i più giovani (quelli con età inferiore o uguale a 24 anni) la percentuale di coloro che pensano che la politica sia un utile strumento per migliorare la vita dei cittadini sale al 77,9%. In coloro che si stanno affacciando per la prima volta, o chi sono appena affacciati al mondo della politica sembra quindi esserci ancora uno spiraglio di fiducia e di possibilità, che i partiti devono in qualche modo alimentare e tenere vivo con proposte convincenti e credibili, a partire proprio dal tema dell’ingresso nel mondo del lavoro, tema prioritario per gli elettori più giovani».