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Angelo Allegri

24 Giugno Giu 2014 24 giugno 2014

Da Cameron alla Thatcher: l'Europa fa male ai conservatori inglesi

L’Unione europea è una tradizionale spina nel fianco dei premier conservatori britannici. E a volte può diventare un pericolo per la loro sopravvivenza politica. Accade in questi giorni a David Cameron  che sta giocando (e  perdendo) la partita per la nomina di Jean Claude Juncker a presidente della Commissione di Bruxelles. Accadde poco più di 20 anni fa a Margaret Thatcher. Nel 1990 la Lady di Ferro gettò tutto il suo peso politico nella lotta contro il progetto di moneta unica voluto dall’accoppiata Kohl-Mitterrand. In un discorso alla Camera  rimasto nella storia britannica pronunciò parole di fuoco: “Se cedete la vostra sterlina, cedete i poteri di questo Parlamento all’Europa…. La mia risposta ai federalisti europei è: no, no, no”. Ma proprio la forza della sua posizione spaventò i conservatori filo-europei che organizzarono un voto degli organi di partito per verificare il consenso al primo ministro. Per una manciata di schede la Thatcher fu sconfitta e dovette lasciare il posto a John Major. Da allora le cose non sono cambiate: l’atteggiamento da tenere verso l’ Europa resta un tradizionale argomento di divisione tra i tories. Cameron ha cercato di tenere a bada gli euroscettici promettendo una complessiva ridiscussione del ruolo britannico  con una ridefinizione dei trattati e un referendum popolare sulla partecipazione  di Londra. Ma il genio  dell’euroscetticismo, una volta scatenato, non ha più voluto saperne di rientrare nella lampada. E Cameron è sembrato, secondo molti analisti, sempre più in difficoltà. A livello continentale ha cercato di stabilire un asse preferenziale con Angela Merkel, a cui è sicuramente legato dagli stessi principi in campo economico (la visione di un’economia liberale e non dirigista alla francese) . Ma non ha tenuto conto della prudenza della Cancelliera, frutto da un lato della sua tradizionale Realpolitik e dall’altro dei vincoli che le sono imposti per il fatto che è a capo di una Grosse Koalition con i socialdemocratici. In più il premier britannico non ha potuto impedire quello che Angela ha avvertito come uno sgarbo gravissimo:   l’ammissione degli anti-euro tedeschi  di Alternative fuer Deutschland  al gruppo parlamentare conservatore a Bruxelles.  Il risultato è che alla fine della battaglia contro Juncker Cameron si è trovato da solo: non è riuscito a portare dalla sua parte la Merkel, nè a raggiungere quella minoranza di blocco (poco più di una novantina di voti) che nel Consiglio Europeo gli consentisse di bloccare la candidatura dell’odiato lussemburghese. Perfino un amico e alleato come Radoslaw Sikorski, ministro degli esteri polacco, di casa a Downing street, è arrivato a dirgliene quattro. Il settimanale di Varsavia Wprost ha pubblicato un’intercettazione in cui Sikorski, parlando con un collega di governo, definiva Cameron un “incompetente”. L’Europa, avrebbe detto Sikorski, “a Cameron   non interessa, non ci arriva, crede solo alla stupida propaganda”. E alla fine “tutta la sua strategia gli si sta rivoltando contro”. La  curiosità, ora, è di vedere come il successore di Margaret Thatcher gestirà la sconfitta nel vertice europeo che inizia tra due giorni.