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Barbara Silbe

20 Febbraio Feb 2018 20 febbraio 2018

Va in scena la moda, regia di Toni Thorimbert

Se pensate che il fashion system sia un reiterato dejà-vu, cambierete idea vedendo la mostra allestita alla Leica Galerie in via Mengoni 4 a Milano. Si intitola "Lei non sa chi sono io!", frase resa celebre dai film di Totò e Alberto Sordi che è la tipica minaccia del parvenue quando non viene assecondato, usata ora con ironia per introdurre un'avventurosa ricognizione in un mondo vanesio fatto di sfarzi, ambizioni, duro lavoro e futilità. E' lì che opera da molti anni il fotografo Toni Thorimbert, curatore dell'esposizione oltre che mestro colto della fotografia di moda e di ritratto che ha incaricato due colleghi di compiere un’incursione tra backstage e sfilate italiane. Gli autori sono Jacopo Benassi e Mattia Balsamini, hanno stili e approcci molto diversi, due estremi potremmo dire, e sono stati mandati a documentare questo mondo in fase di trasformazione: il primo, eccentrico e visionario, usa un bianco e nero crudo fatto di contrasti, irriverenza e tagli chirurgici dell’inquadratura; l'altro, più giovane, sceglie l’esasperazione della luce e il minimalismo per fermare volti, gesti, luoghi e speranze delle nuove leve del fashion design. “A questi due ho dato un compito" dice Thorimbert: "Andate a vedere cosa c’è là fuori, nel mondo della moda. Benassipunk l’ho spedito a fotografare l’elite più mondana, nel parterre internazionale delle sfilate mainstream: Armani, Prada, Versace. Lo hanno spintonato, buttato fuori, apostrofato, boicottato. Mattiacool è andato dai suoi pari: ragazzi fighi che fanno cose fighe, E’ stato amore a prima vista. Tutto potenziale: poche cose, un divenire, un colore. Scaldano i motori, pensano, soppesano, riflettono. Si sbattono. Le foto dicono che qualcosa cambierà. Tutti cercano, cercano, cercano". Il curatore ci confessa di essersi divertito parecchio e di aver dato loro perfino istruzioni su come vestirsi e cosa fare. Nella sua presentazione prosegue dicendo: "Di Jacopo mi piace tutto. Lo guardo mentre scatta: la Leica nelle sue mani sembra un niente, una macchinetta, come tutti i cavalli sembravano dei pony sotto al culo di John Wayne. Nelle sue foto la faccia delle persone racconta una storia, e non per forza la loro. Si vede tutto quello che è successo: il destino, la vita, le ferite, le cicatrici. Come in uno specchio. Di Balsamini mi piace tutto. Per dire: fotografa un palo della luce, per strada e quello, zac, diventa importantissimo, come fosse l’unico palo al mondo. Balsamini illumina tutto, senza ombre. Credetemi, ci vuole coraggio. E’ un’operazione quasi zen: a un certo punto devi accettare il mondo così com’è, e scattare". Bravo e dotto, Thorimbert. Bella la loro indagine, da non perdere. Inaugura domani alle 18. Aperta fino al 24 marzo. Altre informazioni qui [gallery ids="1008,1009,1010,1011,1012,1013"]