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Sabrina Cottone

18 Ottobre Ott 2018 18 ottobre 2018

Le scarpe rotte di Carluccio Maria Martini

Ieri ho comprato, e poi letto quasi fino alla fine prima di addormentarmi, un libriccino che avevo adocchiato da un po'. Ma siccome sono sommersa dalle pile, oltre che dagli scontrini da pagare, cerco di esercitare almeno un minimo di pazienza nel dilazionare gli acquisti. Sono le memorie di Maris Martini sul piccolo Carluccio, suo fratello maggiore. E già è da interni domestici sentir chiamare Carluccio colui al quale siamo abituati a rivolgerci come Carlo Maria. Ecco, non che Carluccio fosse un discolo votato a fare dispetti ai due fratelli e a mamma e papà Al contrario, era un ragazzino molto studioso, appassionato di libri (e di Bibbie), già da bambino vagava tra casa e il giardino trascinandosi volumi al seguito. Ma tutti lo chiamavano Carluccio e così hanno continuato a chiamarlo coloro che lo conoscevano bene A scorrere le pagine del libro viene quasi da pensare che Carluccio, più che essere il nomignolo adatto al piccolo Carlo Maria, era un pressagio di come sarebbe diventato  man mano che diventava grande Un episodio mi ha colpito e riguarda le sue scarpe, in un giorno importante come la sua consacrazione episcopale. Alla sorella Maris, fiera borghese sabauda, essere che  più lontano non potrebbe dal culto di pauperismo aut similia, alla signora Martini dicevamo, cadde lo sguardo sulle suole lise e forse anche un po' sfondate, ripensando alla giustificazione che ne ebbe dal neo vescovo. Le calzature rotte si notavano ancora di più sia per l'eleganza delle vesti che perché Carluccio era inginocchiato, come prevede il rito (e più in generale, spesso, la postura di chi prega) Maris, donna elegante e generosa, nell'aspetto curato fino all'ultimo colpo di phon, gli chiese conto di quella apparente sciatteria Carluccio semplicemente rispose che prevedeva di dover usare a lungo i piedi quel giorno e che scarpe usate fossero da considerarsi la scelta più opportuna Non sarò certo io a parlare di sobrietà e spirito di povertà: mi sembra che quasi sminuirebbero una qualità ancor più bella di questo piccolo atto di discernimento, nascosto agli occhi della gente ma non allo sguardo vigile della madama sua sorella Semplicità, questo pezzetto di cielo delle scarpe. E non c'è qualità più ardua Per stare con il Suo Signore e con tutta la gente che l'avrebbe stretto da ogni parte, quel giorno, sotto le lunghe vesti vescovili, servivano semplicemente scarpe comode Grazie, signora Martini Facchini (anche perché  ama il 'lei' e ormai è costretta a sentirsi chiamare Maris da chiunque abbia voluto bene al suo  Carluccio)