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Giampaolo Rossi

11 Gennaio Gen 2018 11 gennaio 2018

Donbass: la guerra fantasma

I LORO FIGLI "I nostri figli andranno a scuola e nei parchi giochi. I loro si dovranno rintanare nei seminterrati … così vinceremo questa guerra". Queste parole non le ha pronunciate un tagliagole dell’Isis o di Al Qaeda; o uno di quei despoti mediorientali contro cui l’Occidente lancia i suoi strali moralistici e le sue bombe umanitarie. Queste parole veementi e criminali le ha pronunciate nel 2014 Petro Poroshenko il Presidente dell’Ucraina; l’uomo scelto e voluto da Obama per trasformare quel Paese in una moderna nazione democratica. Un leader a cui l’Ue ha regalato in tre anni quasi 3 miliardi di euro (l’ultima tranche nel marzo scorso), per tenere in piedi un’economia fallita e un sistema corrotto. Il capo di una nazione che George Soros si vanta di aver aiutato con i suoi soldi e le sue Fondazioni ad intraprendere il cammino verso l’Occidente, seguendo il solito metodo con cui l’élite globalista destabilizza nazioni, inventa in laboratorio “rivoluzioni colorate”, crea a tavolino guerre, finanzia terroristi e governi fantoccio, sempre dietro l’ipocrisia dei un umanitarismo peloso che tanto piace alla buona coscienza di quelli che si ritengono i buoni. I "nostri figli" di cui parla Poroshenko sono ovviamente i bambini ucraini. Gli altri, quelli che "si dovranno rintanare nei seminterrati", sono i bambini russi del Donbass; per loro, le bombe da mortaio dell’artiglieria di Kiev, colpiranno scuole, asili, ospedali. L'IMBROGLIO DELLA RIVOLUZIONE UCRAINA La guerra in Donbass non può essere compresa per se stessa se non si comprende la profonda menzogna che è stata alla base della rivoluzione ucraina che ha portato le popolazioni orientali a maggioranza russa, a desiderare di staccarsi da una nazione che ormai sentivano ostile per loro. La rivoluzione ucraina, di cui il Donbass è la conseguenza, è stata una delle più chiare operazioni di destabilizzazione da parte dell’Occidente, di un paese sovrano con legami storici con la Russia ed inserito in un ecosistema geopolitico di cui Mosca non avrebbe mai potuto fare a meno. Una rivoluzione che i padroni del Nuovo Ordine Mondiale hanno costruito a tavolino e realizzata con puntuale spietatezza. Due mesi fa su Gli Occhi della Guerra, Gian Micalessin ha pubblicato un report sconvolgente che spiega cosa c’è stato dietro la famosa rivoluzione di Maidan, la rivolta di piazza a Kiev che portò alla caduta del precedente governo legato a Mosca. Ha portato testimonianze, nomi, ricostruzioni precise che svelano come i morti di quella rivolta non furono causati dalla repressione del governo allora in carica ma da agenti infiltrati tra i dimostranti con il preciso intento di generare il caos, destabilizzare il Paese, scatenare la pressione internazionale, isolare il governo legittimo e generare il “regime change”; personaggi oscuri di trame internazionali, strani addestratori Usa, dinamiche conosciute in molti capitoli della storia degli ultimi 60 anni. Il silenzio che ha accompagnato questa inchiesta di grande giornalismo dimostra l’ipocrisia della nostra parte del mondo. Verità tra l’altro già emerse in un libro pubblicato due anni fa da Max Bonelli: Antimaidan, anche questo oscurato nel dibattito nazionale. Noi, nel nostro piccolo, in questo video, avevamo ricostruito il fitto intreccio di interessi, manipolazioni, ingerenze con cui l’amministrazione Obama per anni ha preparato la rivoluzione ucraina, finanziandola e gestendola; e poi inserendo uomini del Dipartimento di Stato nei gangli del nuovo governo e delle strutture di potere; compreso il figlio del vicepresidente Usa, Joe Biden, nominato casualmente consigliere d’amministrazione della più grande azienda energetica ucraina. E ancora, in questo articolo, il legame stretto tra George Soros e Petro Poroshenko; l’impegno con cui lo Shelob del Nuovo Ordine Mondiale si è prodigato verso Washington e Bruxelles per far ottenere alla’Ucraina soldi e protezione. THE DARK SIDE OF THE EUROPE La guerra nel Donbass rimane la parte oscura della coscienza europea. Il rimosso, il non detto. È l’evidenza di un pensiero proibito, un tabù che colpisce e affonda. Il Donbass è la guerra fantasma.  Mentre il conflitto in Siria si è posto in tutta la sua potenza disumana davanti ai nostri occhi, quello del Donbass rimane una piega sottile dentro la nostra attenzione. L’esodo dei profughi siriani in Europa, il terrorismo islamista che ha colpito e insanguinato le nostre città, hanno costretto l’Occidente a domandarsi cosa stesse succedendo lì, scuotendolo dal suo tepore buonista e iniziando a comprendere le molte menzogne raccontate dai media e dai loro padroni. La guerra in Donbass invece è solo un'eco di un tamburo lontano, un suono distratto che rimbalza ogni tanto tra le notizie della giornata. Per i civili del Donbass la morte continua nel silenzio dell'Occidente. Ma questo non è semplicemente un conflitto regionale; non è solo una guerra civile in cui orrori e violenze si caricano di una crudeltà che è anche simbolica. Qui, in questa terra di confine e passaggio, in questa porta di accesso che chiamiamo Eurasia, si gioca una battaglia più grande: il rapporto tra Occidente e Russia; eterna tensione tra due mondi così affini e così diversi che qualcuno vuole disperatamente in guerra tra loro. La trappola in cui l'Europa non deve cadere. Su Twitter: @GiampaoloRossi Articoli correlati: Tre domande sull’Ucraina Le lettere di Soros, il manovratore della crisi Ucraina Infowars: le manipolazioni inglesi sull'Ucraina Nato-Russia: chi soffia sul fuoco? La Santa Alleanza Nato/Goldman Sachs