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Fabrizio Boschi

1 Novembre Nov 2017 22 giorni fa

I condannati del Pd fanno carriera

Sei Toscana è il gestore del servizio integrato dei rifiuti urbani nelle province dell'Ato Toscana Sud (province di Arezzo, Grosseto e Siena e sei comuni della provincia di Livorno). Il territorio servito da Sei Toscana copre circa la metà dell’intera superficie regionale e racchiude 105 comuni (36 aretini, 28 grossetani, 6 livornesi e 35 senesi), e ha chiuso il 2014 con 1,8 milioni di utili, ma anche 83,5 milioni di debiti 18,3 dei quali verso il sistema bancario. Un anno fa i suoi vertici sono stati travolti da un’inchiesta giudiziaria su appalti truccati, c’è un commissariamento in corso e un nuovo Cda. E ora, proprio il nuovo Cda, ha deciso di aumentare da 300mila a 460 mila euro i propri compensi lordi annui. La questione approderà in parlamento per iniziativa del deputato di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni e in consiglio regionale con un’interrogazione di Stefano Mugnai, capogruppo di Forza Italia. Amministratore delegato di della Sei è l’ex sindaco di Pontassieve Marco Mairaghi, anche lui ex boy scout, uomo fedele del Pd, condannato dalla Corte dei Conti. Torna oggi di grande attualità quella storiaccia che riguardò, nel 2012, l'allora assessore alle Politiche sociali e sanitarie del Comune di Pontassieve, Monica Marini, sindaco cuperliano della cittadina di Matteo Renzi and family. L'ex sindaco di Pontassieve Mairaghi  venne condannato dalla Corte dei conti, insieme appunto alla Marini, a risarcire il Comune con 251mila euro per aver assunto dal luglio 2009 all'ottobre 2011 l'ex sindaco di Cerreto Guidi (Firenze), Luca Fanciullacci, come direttore generale senza che questi avesse il titolo di laurea, necessario per legge per poter sedere in quell'ufficio. Tale sentenza si aggiunse poi alla precedente condanna di risarcimento, per 443mila euro, inflitta nel 2011 alla precedente giunta (della quale la Marini faceva sempre parte), relativa allo stesso incarico a Fanciullacci, ma per il periodo 2004-2009. La Corte sottolineò che Mairaghi e Marini (insieme anche ad altri assessori e funzionari) «hanno operato in un quadro di reiterate illegittimità ed illiceità, senza alcun riguardo all'ingente spesa per il bilancio comunale, che avrebbe dovuto essere tenuta ben presente anche considerate le ridotte dimensioni dell'ente tanto che in molti comuni tale figura non è stata mai istituita». Forte di questo prestigioso curriculum la Marini, nel maggio 2014, è stata eletta sindaco con il 74,45% di consensi. Mairaghi ha un curriculum di tutto rispetto all'interno del Pd. Per questo il 26 febbraio 2017 gli regalano l'incarico di ad con l'intento di aiutare una “vecchietta in difficoltà”, come chiamava lui la Sei Toscana. “Ringrazio il consiglio di amministrazione della vecchietta malata per la fiducia riposta - commenta - considerando la fase straordinaria che attraversala la nonnina, ho accettato l’incarico a condizione di farlo gratuitamente rinunciando ad ogni compenso”, disse. Salvo poi, 8 mesi dopo, raddoppiarselo. Come se non bastasse da Sei Toscana è scappato il socio di riferimento, Sta Spa, la società che con il 26,8% deteneva la parte maggioritaria delle quote. Sta al suo interno ha come socie le 3 più grandi cooperative toscane gestite dal Pd, Cooplat, Unieco ed Ecolat, oltre a Banca Etruria. Nella Sei ora entra una newco capeggiata da un volto noto alle cronache politiche ed economiche toscane: Moreno Periccioli, già assessore regionale all’Agricoltura e in passato presidente della società privata Scarlino Energia e pure a capo dell’ex Ato Ombrone. La svolta si preparava alla luce delle gravissime difficoltà in cui erano piombate società collegate a Sta Spa, ovvero La Castelnuovese (dichiarata fallita) una delle società coinvolte nell’inchiesta su Banca Etruria e Unieco (in liquidazione amministrativa coatta). Per chi non lo ricordasse La Castelnuovese di San Giovanni Valdarno, è la cooperativa di costruzioni coinvolta nelle perquisizioni della Procura di Arezzo sull’inchiesta del crac di Banca Etruria. La cooperativa rossa, aderente alla Legacoop, è stata guidata per quasi vent’anni da Lorenzo Rosi: dal 1995 fino al luglio 2014. Nel contempo Rosi, oggi indagato per i prestiti in conflitto di interesse, scalava la Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio: consigliere dal 2008, vicepresidente dal 2013 prima di lasciare il posto a Pier Luigi Boschi, padre della sottosegretaria Maria Elena, per diventare l’ultimo disastroso presidente di Banca Etruria nel 2014. Non secondaria neppure la figura del vicepresidente di Sei, il senese Fabrizio Vigni: da parlamentare, tra il 1994 e il 2006, è stato membro della Commissione ambiente della Camera e ha partecipato alla Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. L’ex consigliere provinciale e comunale di Siena, dal 2009 è anche presidente di un importante socio di Sei, Sienambiente, il gestore del piano provinciale dei rifiuti fondato alla fine degli anni 80 dagli enti locali e da Mps, di cui Rosi è stato consigliere dal 1997 fino al 2002. Quello che salta di più agli occhi nell’affare dei rifiuti sono gli incroci tra la Coop rossa e la Banca Etruria, entrambe in passato presiedute da Rosi. La Banca infatti partecipa in Società Toscana Ambiente, di cui Rosi è stato presidente dal 2008 all’11 aprile 2013, che a sua volta è socia di Sei. Non solo. La Sta, che è anche l’anello di congiunzione tra la Castelnuovese e Sei, a fine 2014 aveva quasi 15 milioni di debiti con le banche. Parte dei quali riconducibili alle linee di credito fino a 10 milioni concesse da Mps e dalla stessa Banca Etruria. Tra i creditori non bancari, invece, spicca Uch, socio di controllo di Sta a sua volta controllato dalla Castelnuovese e dal suo partner (sempre aderente alla Legacoop) Unieco e, tra il 2008 e il 2013, presieduto ancora una volta da Rosi. Il prestito a fine 2014 ammontava a 5,33 milioni. Le ripercussioni non sono mancate dal punto di vista pratico: il fallimento della Castelnuovese ha fatto perdere, infatti, a Sei la titolarità a svolgere lavori edili, senza requisiti niente possibilità di costruire. La Castelnuovese, infatti, si occupa non solo di rifiuti ma anche di grandi opere, centri commerciali e outlet, a partire da quelli progettati in Valdichiana in una fase precedente per arrivare a Reggello. Mentre il The Mall, ideato con il finanziatore di Matteo Renzi, (e già socio del padre Tiziano) Andrea Bacci, la socia di Tiziano Renzi, Ilaria Niccolai e i Moretti-Lebole di Arezzo, con la consulenza del padre del premier è solo l’ultimo dei business di Rosi. A fine 2014 la cooperativa contava partecipazioni in più di 40 imprese. Sulla questione Sei Toscana si era espresso duramente anche il prefetto di Siena, Armando Gradone, che a giugno ha  prorogato si ulteriori mesi la gestione affidata ai tre amministratori straordinari Maurizio Galasso, Salvatore Santucci e Paolo Longoni (compenso 11.833 euro mensili lordi a testa, totale annuale 408 mila euro cui va aggiunto il ricorso forfettario delle spese generali, pari a 2.000 euro mensili). Il decreto prefettizio, successivo alla relazione nella quale i commissari sottolineavano «molteplici e rilevanti profili di criticità», tra i quali il fatto che la quota maggioritaria in seno a Sei Toscana è quella di Uch (26,8%), holding nella quale la parte del leone la fanno La Castelnuovese dichiarata fallita e Unieco, in liquidazione coatta amministrativa. Insomma, la qualità del servizio peggiora, le bollette aumentano (a Sei Toscana è stata data anche la gestione della riscossione della Tari) e il risultato è questo. Il Pd, che in questa società ha fatto sempre il bello e il cattivo tempo, non dice una parola. Anzi, nel Pd essere condannati evidentemente fa curriculum. Un modo per fare carriera.